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Poveri ma bellici Annunciato un «tesoretto» vincolato alla transizione energetica che limita l’uso dei bonus e non impatta oggi sul caro-prezzi. Effetto Hormuz: prima della pausa il parlamento vota sulla «flessibilità» concessa dall’Ue

Leggi ancheSulla flessibilità una manovra diversiva. Primi per debito, ultimi per crescita

11c00537-8b1a-4740-b5d5-1abf1d1e5534 ANTONIO TAJANI, MINISTRO, GIORGIA MELONI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, MATTEO SALVINI MINISTRO

La speculazione colpisce prima delle grandi partenze estive. La benzina self-service ieri costava 1,942 euro al litro, il gasolio ha varcato la soglia psicologica dei due euro e si è attestato a 2.107 euro. In Italia l’energia è più cara dei principali paesi europei. Dal 1 luglio l’Arera ha disposto un nuovo rialzo del 4,6% in bolletta per i clienti vulnerabili. Terna ha detto che a giugno il caldo ha spinto i consumi, mai così alti da dieci anni. È la tassa-Trump che gli automobilisti vacanzieri (non parliamo di treni e aerei) verseranno per la guerra contro l’Iran e il blocco dello stretto di Hormuz. Senza contare l’inflazione in crescita che erode i salari.

QUESTA È LA SITUAZIONE che ha spinto ieri Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi a improvvisare a Palazzo Chigi un vertice di maggioranza in cui i fischi sono stati presentati come fiaschi.

MELONI & CO. hanno annunciato 14 miliardi di euro per aiutare famiglie e imprese contro il caro-energia. Così ha detto Lupi all’uscita di un vertice durato due ore: è «la priorità del governo». La procedura per l’accesso alla clausola di salvaguardia nazionale scade il 15 agosto. Entro quella data va detto a Bruxelles cosa si vuole fare. Per questo al parlamento è stato chiesto di votare, prima della pausa estiva, «l’accesso alla National Escape Clause per le spese di difesa». «C’è piena condivisione» hanno detto i leader alla loro maggioranza. Lo hanno fatto per diradare i conflitti tra chi chiede di usare i soldi subito per le armi e chi sa che in campagna elettorale è preferibile dare un segnale di attenzione a chi non riesce a pagare le bollette. E lo hanno fatto anche perché il governo non può prorogare il taglio delle accise sui carburanti terminato il 3 luglio scorso, né ha altri 2 miliardi per pagare gli aiuti «mirati e temporanei» tollerati dalle principali istituzioni internazionali. L’annuncio di ieri ha voluto dimostrare che il governo non pensa solo alla legge elettorale.

LA STORIA della «National Escape Clause», un inglesismo usato in un comunicato di palazzo Chigi, risale al 3 giugno scorso quando la commissione europea ha autorizzato il governo a estendere la flessibilità nell’applicazione dei criteri del patto di stabilità Ue, già prevista per il riarmo, anche alle spese per la transizione energetica.

LA CIFRA DI 14 MILIARDI è un tetto, pari allo 0,3 per cento del Pil all’anno, per un totale dello 0,6%, entro cui si può teoricamente fare deficit senza incorrere in sanzioni da parte di Bruxelles. La «flessibilità» di cui si parla va ricavata entro l’1,5% del Pil previsto per il riarmo. Solo una minima parte di questi soldi finanzierà investimenti a tutela delle famiglie dagli aumenti energetici e il potenziamento delle misure per le imprese. Tutti gli altri costi li pagheranno i consumatori. Il grosso della cifra sarà vincolato agli investimenti infrastrutturali a lungo termine: la digitalizzazione delle reti, l’efficientamento e gli impianti di accumulo. Gli eventuali benefici sui prezzi al consumo prodotti da questi investimenti sono futuribili e non si manifesteranno prima di diversi anni. Sono i criteri accettati dal governo dopo settimane di strepiti contro la perfida Bruxelles.

L’ANNUNCIO di ieri è anche legato all’ultima legge di bilancio di questa legislatura. Sarà quella più elettorale. Il governo ha bisogno di soldi. E si augura che quelli destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili e al progressivo abbandono dei fossili (obiettivi problematici per la destra) liberino poste del bilancio da redistribuire su altri capitoli. Ma è tutto da vedere perché le sorti della manovra sono appese a un correttivo millimetrico dell’Eurostat a settembre, l’unico che potrebbe permettere di uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo e dare spiccioli in più per una pioggia di bonus elettorali.

QUANDO NEI PROSSIMI MESI i prezzi dei carburanti rimarranno elevati e i promessi 14 miliardi non si tradurranno in effetti concreti e a lungo termine sui bilanci familiari, la narrazione potrà agevolmente scaricare sulle rigidità burocratiche dell’Unione Europea l’inefficacia di una misura che non è pensata per calmierare i prezzi al consumo, né per risolvere i problemi attuali.