il rapporto istat Gli stupri commessi nel 43% da parenti o amici. Il 58% delle vittime minori non ne parla
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Una manifestazione di Non una di meno a Torino – Pietro Staricco/Ansa
Il femminicidio è la precipitazione estrema. La violenza è un fenomeno strutturale e molteplice, che investe la vita delle donne in tutte le sue fasi. Lo conferma il rapporto «Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta – Anno 2025», pubblicato ieri dall’Istat.
AD ALLARMARE maggiormente sono proprio i dati che riguardano la minore età. Il 15,3% delle donne italiane e l’11,4% delle straniere dichiarano di aver subìto violenza fisica o sessuale prima del compimento dei sedici anni. Il numero assoluto colpisce ancora di più: sono oltre tre milioni di italiane e 244mila straniere residenti in Italia. Isolando il dato relativo alla violenza sessuale, si apprende che poco meno di un milione e 650mila donne italiane (l’8,3% del totale) hanno subìto abusi prima dei sedici anni.
Ai danni psicofisici delle violenze si aggiunge la solitudine che circonda le sopravvissute. Il 58% di loro dichiara di non averne parlato con nessuno. «Sono ferite che non si cancellano. Non si parla per paura di far soffrire i familiari, perché non si hanno gli strumenti. Subentra il timore di essere colpevoli dell’accaduto», racconta Antonella Restelli, che sul tema dell’infanzia violata ha scritto «Americhea» (Edizioni Corsare), un romanzo autobiografico con le illustrazioni di Sara Cimarosti.
I DATI DEL RAPPORTO restituiscono l’immagine di una violenza precoce, commessa soprattutto da persone vicine e familiari. Nel caso dello stupro, ad esempio, una delle quattro forme di violenza considerate, nel 29,1% dei casi a perpetrarlo sono conoscenti, nel 24,9% amici o compagni di scuola e nel 18,4% parenti maschi, mentre gli sconosciuti rappresentano il 9%. L’indagine considera per la prima volta anche la costrizione a posare nude, di persona oppure per foto, video e webcam: riguarda lo 0,3% delle italiane, ma sale allo 0,5% tra le 16-24enni. Una quota contenuta, che segnala però l’emersione di forme di abuso legate agli strumenti digitali e particolarmente rilevanti per le nuove generazioni.
«Sotto i sedici anni c’è una difficoltà dovuta alla mancanza di reti di supporto e alla scarsa capacità di nominare la violenza. È un’area grigia, nella quale è ancora più difficile percepire i comportamenti abusanti», spiega Lella Palladino, sociologa e attivista dei centri antiviolenza. «Fino a qualche anno fa era più facile per i Cav entrare nelle scuole, anche di primo grado, con programmi appositi per aiutare le bambine e i bambini a distinguere, ad esempio, le effusioni che generano benessere da quelle che provocano disagio, a saper dire di sì e di no. Oggi tutto questo è diventato difficilissimo: siamo costrette a usare parole generiche e a non poter nominare le cose, pur di portare programmi nelle scuole, perché i dirigenti scolastici hanno paura di esporsi», racconta ancora Palladino.
LA QUOTA DI DONNE che hanno subìto violenze fisiche o sessuali da adulte, pari al 31,9% tra le italiane e al 27,4% tra le straniere, quasi raddoppia tra quante le hanno subite anche da piccole e aumenta considerevolmente anche tra chi è stata testimone di abusi e aggressioni in famiglia. Tra le italiane che avevano visto il padre usare violenza fisica contro la madre, il 53,7% ha poi subìto violenza fisica o sessuale da adulta, rispetto al 31,9% del totale. Questo dato spinge a prestare maggiore attenzione a un fenomeno spesso sottovalutato e con il quale i centri antiviolenza si misurano ogni giorno: la violenza assistita. Il 62% delle donne italiane che hanno subìto violenze da mariti o compagni dichiara che i figli hanno assistito agli episodi.
AI NUMERI SONO SEGUITE, prevedibilmente, le dichiarazioni della politica. Dalle esponenti dell’opposizione è emersa l’insistenza sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Su questa linea la dem Valeria Valente e le parlamentari del M5s.
Più vaghe le posizioni della destra. «Dobbiamo aiutare chi vive accanto ai minori a riconoscere prima i segnali di un abuso. Servono formazione, procedure chiare per le segnalazioni e percorsi di ascolto protetto affidati a personale specializzato» ha dichiarato la deputata di Fratelli d’Italia, Cristina Almici. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato (FdI) ha dirottato l’attenzione sui Percorsi rosa attivati nel 77% dei pronto soccorso censiti.
Un imbarazzo prevedibile, data la legge del 2026, promossa dal ministro Valditara, che esclude l’educazione alla sessualità nelle scuole dell’infanzia e primarie e, nelle secondarie, le subordina al consenso delle famiglie. Proprio quelle famiglie che spesso sono all’origine del problema.
