In stile cavaliere La premier corona il sogno di Berlusconi. Ma precisa: «Finché ho questa bella maggioranza vado avanti. Fino a fine legislatura»
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La premier Giorgia Meloni in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri – foto LaPresse
San Silvio aiutaci tu. Meloni è nei guai e avvia quella che sarà una lunghissima campagna elettorale con una mossa in stretto stile cavaliere, dal medesimo a lungo auspicata. Lei stessa fa trapelare la notizia prima che un velocissimo cdm proceda: «Oggi il governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani: il bollo». Poco dopo, in conferenza stampa, si schiera la squadra delle grandi occasioni, la premier, i due vice, il ministro dell’Economia. Il gioioso annuncio però spetta di diritto alla leader: «Abolizione del bollo per le auto di piccola e media potenza, fino a 80 kW, e per i motoveicoli. L’esenzione spetterà a una sola auto per cittadino, la meno potente. Trasferiremo alle Regioni tutto il mancato introito».
IL COSTO del provvedimento sarà di 2,362 miliardi, in parte ricavati dai fondi «non spesi» del Pnrr. I veicoli interessati sono 14 milioni e mezzo. Il dl approvato ieri vale solo per il 2027 ma la premier, ospite in serata di Nicola Porro su Rete 4, giura che diventerà prestissimo strutturale: «Per i prossimi anni è necessaria la legge di bilancio, con le coperture. Abbiamo annunciato il provvedimento per il 2027 ora, con tanto anticipo, per avere il tempo di mettere a punto gli accordi anche con le Regioni a Statuto speciale».
«ABBIAMO SCELTO una misura strutturale invece che emergenziale. Concentrarci sul contrasto all’aumento di prezzo non è la via da seguire», prosegue Meloni. Il contenimento, assicura, proseguirà comunque però «in misura più contenuta». Ancora per una settimana il taglio sarà di 10 centesimi, poi di 5 e dal 5 ottobre si passerà alle «accise mobili». Ma la misura non è solo né soprattutto tecnica: è politica e Meloni stessa lo rivendica: «Avanti con il taglio delle tasse. Altri parlano di patrimoniale. Noi aboliamo una tassa sulla proprietà». Tajani, al suo fianco, è ancora più esplicito: «Questo risultato è figlio di una visione politica: meno tasse».
Il richiamo alla lezione del mago di Arcore, signore della propaganda, è conclamato. La premier indica come modello l’abolizione della tassa sulla prima casa promessa da Berlusconi in campagna elettorale: «Ma c’è una differenza: Berlusconi si impegnò in campagna elettorale e varò la legge dopo le elezioni. Noi lo facciamo subito». L’argomento dovrebbe dimostrare che non si tratta di campagna elettorale ma l’alibi è inconsistente. È chiaro a tutti che la mossa di ieri è lo sparo d’inizio della corsa al voto. Uno sparo particolarmente fragoroso al quale probabilmente altri ne seguiranno perché ormai per la destra è questione di vita o di morte. Salvini lo anticipa quasi a chiare lettere: «Conto che sia l’inizio di un percorso. C’è una legge di bilancio a disposizione. Quindi mai dire mai».
NON SARÀ QUESTIONE di pochi mesi ma di un anno tutto assolutamente elettorale. La premier risolve infatti una volta per tutte le incognite sulla durata della legislatura: «Finché ho questa bella maggioranza vado avanti. Intendo arrivare alla fine della legislatura». I vice, che proprio questo chiedevano, annuiscono contentoni. I tempi lunghi dovrebbero servire anche, nei progetti o forse nel wishful thinking della leader, a ridimensionare la minaccia Vannacci. Però, se pur rigida e severa, Meloni non chiude in realtà tutte le porte: «Vannacci dice che le alleanze si fanno sul rispetto degli impegni presi con i cittadini. Ma i suoi parlamentari erano stati eletti con il centrodestra e ora votano con l’opposizione contro il centrodestra. Se accade una volta può accadere una seconda. Per me l’importante è vincere per governare, non vincere per non governare». È una porta chiusa, non blindata.
LA SCELTA DEI LEADER di presentarsi tutti insieme a braccetto, sorridenti e complici, è parte integrante della messa in scena. Dovrebbe, nelle loro intenzioni, spazzare via ogni ombra di discordia e divisione che grava sulla compattezza della maggioranza. All’uopo, Meloni offre piena copertura alle iniziative di Salvini con gli imprenditori italiani che operano in Russia e con lo stesso ambasciatore russo: «È la cosa più naturale del mondo. Non c’è mai stato un divieto assoluto di fare attività in Russia. Nulla di strano nemmeno sulla presenza dell’ambasciatore: non abbiamo mica interrotto i rapporti diplomatici».
La strategia per la battaglia è dunque pronta. Meloni è ancora convinta che lo strumento migliore per combatterla nelle urne sia la sua legge elettorale. Alla Camera, sulle preferenze, è pronta a giocarsi tutto mettendo la fiducia: «È un fatto di chiarezza».
