Europa a destra Il successo dei partiti etnonazionalisti pare dipenda da elettori anziani, meno istruiti, a basso reddito, magari di provenienza operaia. Che votano contro i loro interessi. Sarà vero, ma è da sciocchi pensare lo facciano perché ignoranti
Manifestazione contro l’estremismo di destra ad Amburgo – Georg Wendt/AP
Adesso la colpa è del popolo. Il successo dei partiti etnonazionalisti d’estrema destra pare dipenda dagli elettori anziani, meno istruiti, a basso reddito, magari di provenienza operaia. Che votano contro i loro interessi. Sarà vero, ma è da sciocchi pensare lo facciano perché ignoranti.
Fino a ieri, nel caso della Sassonia-Anhalt, in gran parte votavano per partiti meno sulfurei dell’Afd.
Il voto a destra dei ceti popolari ha storia lunga. A fine anni ’60 in Europa la destra attirava quasi metà dell’elettorato operaio e popolare. Lo faceva perché le deferenze più tradizionali non si spezzano facilmente: vale anche per il voto. Per questo a inizio Novecento i conservatori hanno accettato il suffragio universale (maschile), preoccupandosi di curare simili deferenze. Si è a lungo usata la categoria di clientelismo. Promuoverlo ad amicizia è eccessivo, le gerarchie erano chiare. Ma la parte dominante sapeva apparire generosa ai dominati. Proteggevano pure le imprese. Offrivano alloggio, tutela sanitaria, asili, varie forme d’assistenza. In definitiva, erano rapporti di protezione, che i partiti popolari di destra e centrodestra hanno ereditato e sfruttato. La sinistra ha fatto concorrenza sullo stesso terreno con qualche variante: suscitando solidarietà orizzontali, stimolando rivendicazioni e resistenze collettive, allestendo meccanismi d’integrazione sociale. Anche dopo che tale compito è stato assunto dal welfare.
Un giorno tutto questo è cambiato. I partiti mainstream si sono riconvertiti alla politica mediatica, hanno smesso di proteggere e hanno avallato la spoliazione del welfare, consegnando il popolo a un mercato segnato dalla crisi della manifattura e dalla precarizzazione del lavoro. I partiti di destra e centrodestra hanno supplito con qualche dose di nazionalismo. Quelli di sinistra con la fiaba di una società più matura, stanca delle burocrazie del welfare, transitata dai valori materialisti a quelli postmaterialisti. Da allora è iniziato il loro generale declino. Mentre il maggior partito popolare è divenuto l’astensione.
Il quadro è schematico. I tempi sono stati diversi. Ma dai bacini minerari britannici, francesi, tedeschi, alle città industriali, grandi e piccole: si è aperto un territorio di caccia sterminato per le destre di ascendenza nazionalista e fascista. Che hanno elaborato una nuova offerta. Fatta non di protezione, ma di promesse di protezione dalle paure, reali o seminate tra le fasce sociali conquistate dalla crisi.
Le migrazioni sono sempre uno stress. A lungo temperato dalla crescita, quando c’era. Poi un filo nero si è intrecciato in mezzo secolo dal Front National di Le Pen padre alla Lega di Bossi, dal Belgio alla Scandinavia, dall’Ukip di Farage a Vox, a Fratelli d’Italia. Ultima Afd in Germania. Così si è dapprima radicalizzata parte degli elettori di destra e centrodestra e poi è iniziata l’erosione – più contenuta – degli elettori di sinistra. La nuova offerta di protezione è una promessa, fondata su un menù di odio: per gli immigrati e gli islamici, per la burocrazia, per le imposte, per le regole, per l’Europa, per le donne, per i diversi, per l’ambiente. Più ossessioni securitarie e negazionismo climatico. Nonché la caricatura dei valori tradizionali. Sono madre, sono cristiana, sono italiana, ha urlato Giorgia Meloni.
Ardua da capire è la reazione dei partiti mainstream. Prendono mazzate, ma insistono. Non solo le sinistre. I Tories hanno provato a riciclarsi da populisti. I socialdemocratici danesi fanno guerra ai migranti. Nessun ripensamento è avvenuto. La cura alla crisi della manifattura è il riarmo. Mirabile l’ostinazione del cancelliere Merz, che assiste sulla tolda all’affondamento della grande corazzata industriale d’Europa. Volkswagen ha promesso 100 mila licenziamenti e riconverte una fabbrica ai sistemi di difesa. E lui chiama i giovani alle armi.
In conclusione: il surrogato dell’azione protettiva dei partiti e del welfare sta nel riproporre il confine schmittiano tra amico e nemico. La Sassonia-Anhalt è un caso estremo, figlio dei maltrattamenti inflitti all’ex Ddr. Ma è solo un tassello di un mosaico di fabbriche dismesse, periferie e aree interne senza servizi, ex quartieri operai, ceto medio deportato dai centri storici, food maleolente insediato tra i monumenti. La società – diceva Polanyi – si difende dalle aggressioni del mercato. Lo fa come può. Dipende da chi l’aiuta. Tante, grazie al cielo, le forme di autodifesa virtuose. La speranza non è morta. Né è detto che chi vota a destra si sia convertito al razzismo e al nazismo. Ma un micidiale Covid delle coscienze l’ha comunque colpito e grida con tutte le sue forze. Prima di prendersela col popolo, si tratta di capirlo.
