Drammatico rapporto del governo: i livelli essenziali di assistenza sanitaria sono garantiti solo in 8 regioni su 20. In crisi la medicina di prevenzione. Mentre in pianura Padana è record di inquinamento da polveri sottili
INCURABILI. Drammatico report del ministero: gli standard essenziali di assistenza garantiti solo in 8 su 20. Le principali carenze nella prevenzione
Il dato drammatico anche se provvisorio è contenuto nelle slide mostrate nel corso di un’audizione in senato da Americo Cicchetti, direttore generale della programmazione sanitaria al Ministero della salute. L’audizione risale al 6 febbraio ma solo ieri ne ha dato conto il sito specializzato Quotidiano Sanità.
Cicchetti ha anticipato l’ultimo monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza erogati dalle Regioni, riferito all’anno 2022. Gli indicatori principali sono 22 e fanno riferimento a tre macro-aree – l’attività di prevenzione, l’assistenza distrettuale e quella ospedaliera – in cui la sufficienza si raggiunge con un punteggio di 60 su 100. Le Regioni che non adempiono ai Lea rischiano di perdere una quota del finanziamento sanitario governativo pari a circa l’1-2%.
Le criticità ora non riguardano più solo il Mezzogiorno: le nuove Regioni inadempienti sono quelle del nord-ovest (Piemonte e Liguria) e del centro (Lazio e Abruzzo). Da un monitoraggio all’altro passano da tre a sette le Regioni dove i Lea non sono erogati in almeno due aree su tre.
Leggi tutto: Sanità, dodici regioni sotto il livello minimo - di Andrea Capocci
Commenta (0 Commenti)Alla conferenza sulla sicurezza in Germania interviene Zelensky proprio mentre il suo esercito deve ritirarsi precipitosamente da Avdiivka e quello russo può aprire nuovi fronti. Il presidente ucraino chiede ancora armi agli Usa e all’Europa: decidetevi, il tempo gioca per Putin
ARMAMI ANCORA. Il presidente ucraino e Kamala Harris alla conferenza di Monaco: «Deficit artificiale di munizioni, fermiamo Putin o toccherà a voi. Kiev vuole caccia francesi, missili tedeschi, Patriot americani e munizioni coprodotte con Rheinmetall
Volodymyr Zelensky alla Conferenza sulla sicurezza a Monaco - Sven Hoppe /Ap
La morte di Navalny è «un messaggio chiaro» alla Conferenza sulla scurezza di Monaco: «Se non agiamo adesso Putin causerà nei prossimi anni una catastrofe anche in altri paesi». Volodymyr Zelensky, intervenuto a Monaco ieri mattina nella seconda giornata della “Davos della scurezza”, ha cercato di scuotere gli alleati dopo la ritirata da Avdiivka – una decisione «giusta» presa per «salvare più vite possibile» – causata da «un deficit artificiale» di munizioni di fronte a «un’ondata di carne» della Russia, che «ha un solo vantaggio specifico, la completa svalutazione della vita umana».
ZELENSKY ha incontrato la vice-presidente Usa Kamala Harris, che ha parlato di «un regalo a Putin» se gli aiuti Usa continueranno ad essere ostaggio di «giochi politici» da parte dei Repubblicani. Il segretario della Nato, Jens Stoltenberg, ha appoggiato Zelensky: gli Usa devono consegnare «quello che hanno promesso» a Kyiv, «l’Ucraina ha bisogno di questo sostegno vitale e urgente, gli Usa si decidano». Il presidente ucraino ha mandato anche un messaggio a Donald Trump, che spinge i Repubblicani a bloccare i 60 miliardi di dollari di aiuti americani all’Ucraina, invitandolo al fronte per fare l’esperienza di «una vera guerra», perché «penso che se vogliamo avere una conversazione sul modo di mettere fine alla guerra, dobbiamo mostrare a chi decide cosa significa questa guerra, non quello che scrivono su Istagram».
L’illusione bellica dell’Occidente
Ma Zelensky ha interpellato anche gli europei, pur
Leggi tutto: Vertice sicurezza, Zelensky agli Usa: «Ora decidetevi» - di Anna Maria Merlo, Parigi
Commenta (0 Commenti)Il mondo si riarma a passi forzati: il segretario della Nato Stoltenberg preme l’acceleratore, l’Europa è nel pieno della corsa in difesa dell’Ucraina, la Germania si avvia verso l’economia di guerra e apre il dibattito sull’atomica. La pace resta fuori dai discorsi
VENTI DI GUERRA. Vertice a Bruxelles con i ministri della Difesa e Stoltenberg: contro Trump e Putin nuovi accordi e promesse per l’Ucraina
I ministri della Difesa della Nato riuniti a Bruxelles - Getty Images
Il mondo si riarma a passi forzati. L’Europa è nel pieno della corsa, teme le minacce russe, mentre Putin mette alla prova la stabilità della Nato. Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli allarmi da parte di responsabili di paesi europei, dalla Danimarca alla Germania, ai Baltici, che parlano di grandi rischi di guerra nei prossimi anni, cresce la preoccupazione per una Russia ormai in piena «economia di guerra».
I PAESI EUROPEI sottoscrivono nuovi accordi bilaterali con l’Ucraina sulla sicurezza per cercare di far fronte ai tentennamenti Usa, in un momento di difficoltà di Kyiv. Ci sono precisazioni sugli impegni di consegna di armi, munizioni, missili e adesso anche aerei, una sessantina di F16 sono stati promessi dagli europei a Zelensky. Nascono diverse “coalizioni” in formazione, specializzate (droni, artiglieria ecc.) e con paesi leader, per coordinare gli aiuti militari, da membri Ue ma anche dalla Gran Bretagna, che con il militare rimette un piede nell’Unione.
C’è la promessa di un aumento della spesa militare dei paesi europei della Nato, in risposta al rischio di disimpegno Usa dopo le dichiarazioni giudicate «irresponsabili» di Donald Trump contro i membri che «non pagano» e il blocco al Congresso sui 66 miliardi di aiuti all’Ucraina. Si parla di un’apertura di un centro di addestramento Nato-Ucraina in Polonia. E, in prospettiva, si discute della possibilità di avere un commissario alla Difesa nella prossima Commissione europea, l’attuale presidente, Ursula von der Leyen (che pensa a ricandidarsi) si è detta d’accordo, il Ppe spinge. Per la Ue, l’ipotesi di un’autonomia strategica, ancora indefinita, non è più esclusa neppure dai paesi più legati all’ombrello nucleare americano.
LA “FACILITÀ EUROPEA per la pace” (nuovo strumento extra-budget della politica europea di difesa) è ormai attivata a favore dell’Ucraina, anche se ci sono ancora freni al
Leggi tutto: La pace non si vede, corsa al riarmo di Europa e Nato - di Anna Maria Merlo, PARIGI
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PALESTINA. In Cisgiordania confische alle famiglie dei prigionieri politici e raid nei cambiavalute. E a Gaza i soldati pubblicano i saccheggi su TikTok. Dalle banche e le abitazioni private sottratti averi per un valore di decine di milioni di euro
Un soldato israeliano nella Striscia di Gaza - Ap /Ariel Schalit
In una piccola comunità palestinese alle porte di Ramallah è successo tre volte in pochi giorni, modalità identiche: a fine gennaio, tra le 1 e le 2 di notte, un gruppo di 15-20 soldati (solo uno a volto coperto, arabo fluente) ha fatto irruzione nelle case di un detenuto politico e due ex prigionieri. Accade spesso ma stavolta il motivo era diverso: la confisca di auto, denaro e gioielli.
«Prima se trovavano qualche centinaio di shekel i soldati se li intascavano. Ora arrivano in missione. Hanno devastato la cucina: aprivano gli sportelli, prendevano un piatto alla volta e li fracassavano a terra. Hanno tagliato i cuscini dei divani e aperto i cassettoni delle serrande. Ci ripetevano di dargli soldi e gioielli. Dopo un’ora e mezzo, hanno confiscato la nostra auto». Nura racconta di una notte insonne, una casa a pezzi.
A lei però è andata bene: prima di andarsene i soldati le hanno dato un documento con i dettagli dell’auto. A Ghassan non hanno lasciato in mano nulla. È un detenuto di lungo corso, tra arresti diversi ha trascorso 13 anni in carcere.
«SONO RIMASTI un paio d’ore. Hanno aperto le finestre e lanciato fuori i mobili. Mi dicevano di dargli i soldi e l’oro, che era meglio se li mettevo sul tavolo perché se
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IL CASO. «Legittime le preoccupazioni su tortura e trattamenti inumani». Sospesa l’estradizione. Si apre uno spiraglio anche per Ilaria Salis
Le preoccupazioni per «possibili violazioni dei diritti fondamentali» nelle carceri ungheresi sono «legittime». Così si è espressa la corte d’Appello di Milano nel sospendere la consegna a Budapest di Gabriele Marchesi, 23 anni, accusato di aver preso parte all’aggressione di due neonazisti nella notte del 10 febbraio del 2023. Il giovane, sul quale pende un mandato d’arresto europeo spiccato dalla procura di Budapest, rimarrà ai domiciliari al massimo fino al 18 maggio, mentre la decisione sul suo trasferimento potrebbe già arrivare alla prossima udienza, fissata al 28 marzo. I giudici di Milano hanno chiesto al ministero della Giustizia italiano e all’Eurojust di attivarsi per domandare all’Ungheria se è disposta a riconoscere l’efficacia della direttiva quadro 829 del 2009 sul reciproco riconoscimento delle misure cautelari tra paesi comunitari. Nello specifico, a quanto si è appreso dalla lettura dell’ordinanza, si vuole sapere se «esiste il rischio di una disparità di trattamento» tra un cittadino ungherese e un cittadino italiano, visto che, a parità di accuse, il primo potrebbe accedere a misure alternative alla detenzione in carcere e il secondo no. La risposta di Budapest dovrà arrivare entro il
Leggi tutto: Le prigioni ungheresi spaventano i giudici. Marchesi resta a casa - di Mario Di Vito di
Commenta (0 Commenti)Biden lo insulta in privato, ma non lo ferma. E allora dopo un blitz accompagnato da massicci bombardamenti su Rafah Netanyahu può celebrare la liberazione di due ostaggi. Altri tre forse sono rimasti uccisi nell’operazione. Insieme a decine e decine di palestinesi innocenti
GAZA. I commando israeliani liberano due ostaggi nelle mani di Hamas. Le bombe uccidono un centinaio di abitanti e sfollati
Rafah dopo il bombardamento - Ap
Per gli abitanti di Rafah, il blitz israeliano che domenica notte ha portato alla liberazione di due ostaggi israeliani, è stato come rivivere l’inferno del 1° agosto 2014. Quel giorno, durante l’operazione Margine Protettivo, la popolazione di Rafah si preparava a sfruttare al meglio le 72 ore di cessate il fuoco concordato da Israele e Hamas. Invece si scatenò l’inferno. Al diffondersi della notizia della cattura nei pressi di Rafah di un ufficiale, Hadar Goldin, da parte di combattenti di Hamas, i comandi israeliani ordinarono la cosiddetta «Direttiva Annibale», ossia il bombardamento a tappeto della città e dei suoi dintorni per impedire che il militare venisse portato dentro Gaza. Con la gente in strada durante il cessate il fuoco, fu una strage. Morirono tra 100 e 150 palestinesi, quasi tutti civili.
Ieri all’1.50 di notte a Rafah non è arrivato di nuovo il generale cartaginese a portare morte e devastazione però la potenza di fuoco di Israele è stata simile a quella della «Direttiva Annibale» di dieci anni fa.
Prima e dopo il blitz di esercito, intelligence e unità di élite della polizia, che ha portato fuori Gaza Luis Har, 70 anni, e Fernando Marman, 60 anni, presi in ostaggio il 7 ottobre nel kibbutz Nir Yitzhak, l’aviazione israeliana con elicotteri, droni ed F-16 ha centrato decine di obiettivi con bombe e missili ad alto potenziale, allo scopo prima di aiutare l’assalto dei commando al secondo piano di un appartamento di Rafah e dopo per coprire la fuga di militari ed ostaggi. Gli uccisi sono stati 67 secondo un bilancio fornito dal ministero della sanità di Gaza, in gran numero del campo profughi di Shabura centrato da bombe. Ma il numero delle vittime è destinato a crescere man mano che
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