Nelle piazze dell’8 marzo di nuovo il no alla guerra perché a bombe si aggiungono bombe e si ridisegnano le priorità economiche. Cortei in 60 città anche contro la repressione del dissenso e per fermare il ddl Bongiorno sugli stupri. Domani sciopero transfemminista
Lotto marzo Oggi manifestazioni di Non una di meno in 60 città, domani sciopero transfemminista
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Manifestazione per l'8marzo – LaPresse
Sarà un fine settimana di mobilitazioni e cortei per «disarmare il patriarcato». Oggi ci saranno manifestazioni della rete Non Una di Meno in 60 città italiane, mentre domani si terranno iniziative di sostegno allo sciopero transfemminista, appoggiato dalla Cgil nazionale con Flc e Filcams, Cobas, Cub e Usb.
A ROMA IL CORTEO dell’8 marzo partirà oggi alle 17 dal Circo Massimo per arrivare a piazza Vittorio. Mentre domani l’appuntamento è alle 9.30 in piazzale Ostiense. A Milano la manifestazione comincia oggi alle 15 in Piazza Duca d’Aosta mentre domani mattina partirà da Largo Cairoli il corteo studentesco a sostegno dello sciopero. Mobilitazione anche a Genova domani alle 18 mentre a Napoli il primo appuntamento sarà oggi a Bagnoli, il giorno dopo a Porta Capuana. «Due giornate potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che rendano visibile l’invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al centro desiderio, rabbia e lotta», scrive la rete nella piattaforma di convocazione.
ANCHE QUEST’ANNO lo scenario internazionale entra nelle rivendicazioni: «Il genocidio del popolo palestinese, la spartizione di Gaza, l’attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le violenze e gli omicidi dell’Ice, la repressione del dissenso, le politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più feroce, tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità politiche ed economiche». Nel mirino anche il governo italiano sul contrasto alla violenza sessuale ed economica nei confronti delle donne e delle categorie più colpite dall’inflazione provocata dalla guerra.
Obiettivo bloccare il ddl Bongiorno sugli stupri. «Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del governo per legittimare risposte securitarie», dicono i collettivi transfemministi. La bocciatura del congedo retribuito ai padri, l’eliminazione di Opzione Donna per le pensioni e i dati sul gender pay gap «smascherano un governo che fa propaganda sulla natalità e la conciliazione vita-lavoro ma non le sostiene», spiegano. Bisogna uscire «dalla falsa alternativa tra l’utopia fallita dell’emancipazione attraverso il lavoro e il ritorno a casa per svolgere lavoro di cura gratuito per il bene della nazione».
I CENTRI ANTIVIOLENZA Di.Re lanceranno un’azione informativa sulle conseguenze possibili del decreto stupri «dal punto di vista di chi, quotidianamente e concretamente, accompagna le donne nell’affrontare le conseguenze della violenza e della vittimizzazione secondaria che fa spesso seguito alle denunce».
FERME SCUOLE e università, si asterranno lunedì anche i lavoratori del terziario, turismo e servizi, sanità pubblica, mentre i trasporti sono stati precettati. «Le donne, le persone giovani trans, razzializzate, disabili vengono espulse dal mondo del lavoro e pagano la guerra e il riarmo con l’aumento di mansioni povere e precarie, il part time imposto, l’aumento dei prezzi e la distruzione del welfare». E rivendicano: «Vogliamo salari adeguati al costo della vita, reddito di autodeterminazione per uscire da situazioni di violenza e per non entrarci, diritto alla casa e al welfare». Lo sciopero di domani non è solo dal lavoro produttivo ma anche da quello riproduttivo, con l’invito a sospendere «se possibile le solite attività di cura e non fare la spesa».
Commenta (0 Commenti)La guerra in Iran «farà crollare le economie globali»: lo dice il Qatar, secondo produttore mondiale di gas. Il primo sono gli Usa. Stretto di Hormuz bloccato, greggio oltre 90 dollari, rincari ovunque. Teheran e Beirut bombardate, Trump: solo la resa incondizionata
Il prezzo del gas L’ultimatum di Trump: «Poi, sceglieremo noi la leadership». Monta l’ipotesi dell’arrivo nel Golfo dei parà statunitensi
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L’altra notte, per cinque ore di fila le forze statunitensi e israeliane hanno bombardato l’area metropolitana di Teheran. Gli armamenti pesanti e bombardieri strategici B-2 hanno distrutto i centri nevralgici dello Stato. Il rumore di continue esplosioni si è sentito da tutte le parti della capitale di 14 milioni di abitanti.
Il comando centrale statunitense Centcom ha confermato il bombardamento della residenza di Ali Khamenei, già colpito mortalmente nei giorni scorsi, con l’impiego di 50 jet per assicurarsi la distruzione del complesso noto come Bait-e Rahbari, «la casa di comando». Le vibrazioni causate dalle bombe a penetrazione da 900 kg hanno provocato interruzioni elettriche a macchia d’olio.
Secondo l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, oltre 30 navi iraniane nelle ultime 72 ore sono state affondate e la capacità offensiva di Teheran è stata drasticamente ridotta: gli attacchi missilistici sarebbero scesi del 90% e quelli dei droni dell’83% rispetto all’inizio delle operazioni.
IL PRESIDENTE statunitense Donald Trump lancia un ultimatum diretto alle forze armate iraniane, chiedendo ai membri delle Guardie della Rivoluzione e dell’esercito di deporre le armi in cambio della garanzia di incolumità. «L’unica cosa che otterranno altrimenti è la morte», ha detto Trump, ventilando la possibilità di un intervento nel processo di selezione della futura leadership iraniana. «Non ci sarà accordo con l’Iran eccetto RESA INCONDIZIONATA», ha scritto su Truth Social, resa a cui seguirà «la selezione di un GRANDE E ACCETTABILE leader».
L’ESERCITO AMERICANO intanto ha annullato l’esercitazione dell’82ª Divisione Aviotrasportata (Fort Bragg), alimentando ipotesi su un possibile dispiegamento di truppe di terra in Iran. Tra le ipotesi strategiche, spicca la possibile conquista dell’isola iraniana di Kharg, nel Golfo Persico, che controlla circa il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane. La notizia può anche rientrare in una strategia di pressione psicologica sull’Iran, un classico strumento della diplomazia coercitiva americana. Quella che era iniziata come una serie di raid mirati si è trasformata in una campagna di bombardamenti massicci che colpisce il cuore politico e civile del Paese e che potrebbe concludersi con lo sbarco di soldati americani sul suolo iraniano, con esiti potenzialmente devastanti.
Le bombe e le esternazioni del presidente Usa suscitano sentimenti molto avversi tra la gente comune. «La nostra generazione è nata sfigata: da una parte ci bastonano per portarci a tutti i costi in paradiso, dall’altra parte quegli altri ci buttano bombe per salvarci. Ora chiedono la resa del Paese. Che pensano, che non abbiamo un minimo di dignità? A me piacciono Prince e Bruce Springsteen ma, my friend, non sono un infame che tradisce la sua terra». Pegah, giovane universitaria a Teheran, fa una sintesi dei suoi sentimenti in una chat room improvvisata da un giornalista che ha una delle poche sim con accesso a internet per mettere in contatto iraniani all’estero e i loro familiari. «Non dovevano salvarci? Ora, oltre a ucciderci, vogliono umiliare il paese», dice Farid, un piccolo commerciante colpito marginalmente da una bomba che ha distrutto la vicina stazione di polizia.
IL GOVERNO IRANIANO mantiene una posizione di sfida. Il ministro degli esteri Abbas Araghchi smentisce ogni voce di richieste di cessate il fuoco o negoziati con gli Stati Uniti. E avverte che
Leggi tutto: «Resa incondizionata». L’ombra dell’invasione di terra sull’Iran - di Francesca Luci
Commenta (0 Commenti)«Faremo nel Libano quello che abbiamo fatto a Gaza». Israele allarga il fronte di guerra e ordina a centinaia di migliaia di profughi e abitanti del quartiere sud di Beirut di fuggire. L’Iran dice di aver colpito la portaerei Usa Lincon, i curdi smentiscono l’offensiva di terra
La striscia di Beirut Panico nel quartiere più densamente popolato della capitale. A tarda serata è un susseguirsi di esplosioni. Israel Katz: «L’esercito israeliano resterà sempre in Libano e a Gaza»
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Sfollati libanesi in fuga dagli attacchi israeliani a sud di Beirut – Bilal Hussein/Ap
«Somiglierà a Khan Younis» la Dahiyeh. Queste le parole del ministro israeliano delle finanze Bezalel Smotrich in riferimento alla zona sud di Beirut. Un ordine di evacuazione urgente è stato diramato ieri alle due di pomeriggio locali nelle quattro municipalità che compongono la Dahiyeh Janubieh, periferia sud di Beirut, fortemente colpita nel conflitto cominciato in Libano tra Israele e Hezbollah l’8 ottobre 2023.
LA DAHIYEH, considerata la roccaforte di Hezbollah nella capitale per la sua alta presenza sciita, ospita in realtà circa mezzo milione di persone non solo sciite ed è l’area a più alta densità abitativa della capitale e del Libano. Scene di panico nel pomeriggio. Strade invase e bloccate. Code chilometriche sulle strade principali e secondarie di gente che scappava dalle bombe imminenti. Poi ore di attesa prima dei bombardamenti, parte di una strategia psicologica di logoramento ampiamente utilizzata da Israele contro i suoi nemici. Mercoledì svariati ordini di evacuazione di edifici non hanno corrisposto ai reali attacchi. Dopo oltre sei ore dall’avviso di evacuazione della periferia sud di Beirut, il primo bombardamento è arrivato alle 21:25 locali.
E poi è un susseguirsi di esplosioni. L’aviazione israeliana colpisce i primi tre obiettivi a Ghobeiri, poi altre due fortissime esplosioni che si sono avvertite chiaramente anche a grandi distanze. Si tratta di due bombardamenti consecutivi a Haret Hreik. E ancora bombe.
Il ministro dell’informazione e dell’intelligenza artificiale Kamal Shehadi ha dichiarato che «non esiste alcuna garanzia internazionale per la protezione delle infrastrutture del paese, che si tratti dell’aeroporto, del porto o della strada per l’aeroporto».
Ordini di evacuazione emanati mercoledì e ribaditi ieri dall’esercito israeliano in tutta la zona a sud del fiume Litani, inclusa la città di Tiro, importante snodo logistico e commerciale libanese e uno dei luoghi simbolo dell’egemonia di Hezbollah nel sud del paese. In serata, ieri, l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di tre villaggi della Bekaa, nell’est del paese.
LE TRUPPE israeliane stanno in queste ore implementando l’invasione di terra di questa zona che, nell’ottica israeliana, dovrà diventare un’area cuscinetto controllata da Israele. Un’area fertile, ricca d’acqua, ma soprattutto ricca di gas a largo delle sue coste. Nel giugno 2022, attraverso la mediazione statunitense, Libano e Israele erano arrivati a un accordo sul confine marittimo; accordo fondamentale per trivellare i fondali e cominciare ad estrarre gas naturale. Questa invasione potrebbe ridisegnare i confini tra i due paesi, inclusi quelli marittimi, e far saltare l’accordo.
Alla fine del 2026 anche Unifil -la missione Onu di interposizione nata nel 1978 in piena guerra civile libanese (1975-90)- sarà costretto a lasciare le postazioni tra i due stati che, se non hanno evitato scontri e invasioni, hanno in questi anni almeno monitorato la zona e mediato tra le parti.
Hezbollah ha annunciato nel pomeriggio di ieri di aver colpito un gruppo di soldati israeliani a Marjayoun e di aver attaccato l’esercito israeliano in territorio libanese e israeliano.
ISRAELE HA INVECE bombardato a tappeto il sud. Primo bombardamento di questa fase anche nel nord del paese, a Tripoli, dove l’esercito israeliano ha rivendicato l’uccisione di Wassim Attallah Ali, comandante di Hamas, e di sua moglie, nel campo palestinese di Beddaoui. Bombardamenti anche nell’est del paese, nella valle della Bekaa, oltre quelli della notte tra mercoledì e ieri su Beirut. Oltre 300 i bombardamenti dall’alba del 2 marzo ad oggi.
Al momento risponde con efficienza la macchina per l’emergenza rifugiati messa su in questi anni di guerra e mai veramente smantellata. Ong locali e internazionali in coordinamento con
Leggi tutto: Libano, bombardata Dahiyeh. Smotrich: «Come Khan Younis» - di Pasquale Porciello
Commenta (0 Commenti)Più di mille morti in Iran, il conflitto scatenato da Usa e Israele si allarga oltre il Golfo. Silurata una fregata iraniana nell’Oceano indiano. Un missile di Teheran abbattuto dalla Nato in Turchia. Iraq al buio. Il ministro della guerra americano: vinciamo senza pietà ed è solo l’inizio
La guerra grande Sottomarino americano affonda la nave da guerra iraniana Dena al largo dello Sri Lanka, è la prima volta dal ’45, decine di morti
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Nel fermo immagine del video diffuso dal Dipartimento della guerra Usa, il momento dell’attacco alla fregata iraniana Dena
Si aggrava drammaticamente il bilancio delle vittime in Iran. La Fondazione dei Martiri e degli Affari dei Veterani ha comunicato che il numero delle vittime già “tumulate” ha superato quota 1.045. Non è stato ancora diffuso un bilancio complessivo dei feriti. Le immagini diffuse e i video raccolti mostrano devastazioni e forti esplosioni in diversi quartieri di Teheran. Le autorità parlano di bombardamenti che hanno colpito anche scuole e infrastrutture civili. Un attacco contro un’azienda manifatturiera ad Alvand, nella provincia di Qazvin, ha causato almeno sei morti e 23 feriti. La televisione di Stato ha annunciato il rinvio della cerimonia funebre dell’ayatollah Ali Khamenei, prevista al Mosalla Imam Khomeini di Teheran. La motivazione ufficiale è la necessità di riorganizzare l’evento in vista di una «partecipazione milionaria».
IL CAPO DI STATO maggiore congiunto americano Dan Caine ha affermato che dall’inizio dell’offensiva sono stati colpiti oltre 2.000 obiettivi in territorio iraniano e distrutte almeno 20 unità navali, tra cui «un sottomarino e una fregata lontano dall’Iran». La fregata colpita, la Dena, è stata attaccata mercoledì mattina da un sottomarino americano nelle acque vicino allo Sri Lanka. Secondo Reuters, che cita il portavoce del ministero degli esteri di Colombo, «almeno 87 persone» sarebbero state uccise. Le autorità dello Sri Lanka hanno confermato il salvataggio di 32 marinai iraniani, mentre circa 140 risultano ancora dispersi. Sarebbe la prima nave militare silurata nel Pacifico dopo la Uss Indianapolis, affondata da un sommergibile giapponese nel Mar delle Filippine il 30 luglio del ’45 (era la nave che portò a Guam i pezzi principali della prima bomba atomica, sganciata su Hiroshima il 6 agosto).
Sul piano politico, il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato il presidente americano Donald Trump di aver «tradito la diplomazia» e di aver trattato i negoziati nucleari complessi «come un affare immobiliare», distorcendo i fatti con «grandi menzogne» che lo hanno portato al «bombardamento del tavolo negoziale per ostinazione».
Un missile iraniano, diretto verso la Turchia, è stato intercettato dalle difese Nato nel Mediterraneo orientale, dopo aver attraversato Iraq e Siria. Il ministro degli esteri turco Hakan Fidan ha chiamato Abbas Araghchi per chiedere spiegazioni e per ribadire il messaggio: «Evitare azioni che possano espandere il conflitto». Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha tenuto una linea di neutralità e di non interventismo.
Teheran continua la sua resistenza asimmetrica tentando di trasformare il conflitto in una logorante prova di volontà. La Repubblica islamica spera di spingere Trump a ritirarsi per evitare ripercussioni politiche interne. Intanto la crisi si ripercuote sul traffico energetico globale. Dopo la sospensione del transito nello Stretto di Hormuz, circa 200 petroliere internazionali risultano bloccate nel Golfo Persico in attesa di valutare le condizioni di sicurezza. Tra queste, una sessantina di superpetroliere, pari a circa l’8% della flotta mondiale.
IL CORPO DELLE GUARDIE Rivoluzionarie (Irgc) ha annunciato di avere il «controllo completo» dello stretto, mentre negli ultimi giorni diverse navi sono state bersaglio di attacchi con droni e missili. L’interruzione del traffico ha contribuito a spingere il prezzo del Brent oltre gli 80 dollari al barile, riaccendendo timori per la stabilità dei mercati energetici. Tuttavia, questo approccio rischia di isolare ulteriormente il Paese, poiché l’aggressione alle rotte commerciali e ai vicini regionali sta spingendo le nazioni del Golfo e gli alleati europei verso una maggiore cooperazione militare con Washington.
Teheran deve affrontare anche il problema della successione della Guida suprema Khamenei, che ha accentuato la competizione tra fazioni che da tempo convivono nel sistema in un equilibrio instabile. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione è determinato a blindare la successione in tempi rapidi per garantire continuità della «resistenza» e mantenere compatto l’apparato di sicurezza. Dall’altra parte, il blocco politico valuta l’opzione di una figura pragmatica, capace di aprire negoziati con l’Occidente e garantire la sopravvivenza del sistema e contenere il malcontento interno.
IL NOME DI MOJTABA Khamenei, figlio del leader scomparso, è quello che circola con maggiore insistenza. Mojtaba avrebbe
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Commenta (0 Commenti)Trump smentisce Rubio, sorpassa Israele, schiaffeggia l’Europa: davanti al cancelliere Merz va in scena l’assenza di strategia nel Golfo e la sindrome di onnipotenza Usa. Il conflitto sempre più ingestibile: Teheran devastata dalle bombe, il Libano invaso da Tel Aviv
Prova di forse Colpito l’edificio dove si nominava il successore. La tv di Israele: sarà il figlio Mojtaba
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Feriti in un raid israeliano-statunitense in piazza Ferdowsi a Teheran – Foto Abacapress/Hamid Vakili
«Siamo in contatto diretto con i governatori. Le circostanze sono particolari, ma il Paese non si è fermato. Sono in corso attività in tutto il Paese», scrive il presidente iraniano Pezeshkian. L’Iran ha vissuto una giornata di guerra tra fumo e sangue. La capitale è stata colpita ripetutamente da violenti attacchi di missili e bombe israelo-americani. Molti degli attacchi hanno coinvolto aree abitate, lasciando macerie dietro di sé. A Minab, nel sud del paese, una grande folla ha seppellito le 160 bambine uccise nella scuola primaria Shajareh Tayyebeh centrata nelle prime ore dell’attacco, che forse i missili hanno scambiato per una caserma della marina – l’alto commissario per i diritti umani dell’Onu Volker Turk chiede «un’indagine rapida ed esaustiva», persino gli Usa dicono «stiamo indagando». Il ministro dell’istruzione Alireza Kazemi ha dichiarato che negli attacchi 170 studenti e insegnanti sono rimasti uccisi, mentre quasi 20 scuole e istituti scolastici nel Paese sono stati distrutti.
Gli israeliani ieri hanno preso di mira obiettivi militari e sedi di alto valore simbolico e istituzionale. L’ufficio presidenziale e una delle sedi della televisione di Stato sono stati distrutti. Nel primo pomeriggio l’edificio dell’Assemblea degli Esperti, nella città santa di Qom, è stato preso di mira. L’Assemblea dovrà eleggere il successore di Ali Khamenei, guida spirituale del Paese.
In un primo momento erano circolate voci secondo cui la sede sarebbe stata colpita mentre l’Assemblea era in riunione. Sembra che l’assemblea non abbia tanta fretta, probabilmente il timore è di mettere a repentaglio la vita della futura guida – gli iraniani ricordano bene l’uccisione dei successori di Nasrallah in Libano. In serata Iran International, il canale tv in persiano finanziato da Israele, dice che il successore scelto è il figlio di Khamenei, Mojtaba – sorprendente: lo stesso Khamenei era contrario a una successione di sangue.
LA POPOLAZIONE vive nel terrore di attacchi cosiddetti double tap, tattica brutale in cui una seconda esplosione colpisce deliberatamente i primi soccorritori giunti sul luogo di un precedente disastro. Secondo la Mezzaluna rossa iraniana, e vittime fino a ieri mattina sono state di 787, in 153 città.
«Fanno annunci su Iran International di evacuare questo o quel quartiere che tra breve verrà bombardato. Come si può evacuare un intero quartiere di 500mila o un milione di abitanti in un lampo? O non conoscono la città o vogliono farci diventare pazzi. Forse è vero che colpiscono i palazzi governativi, ma accanto a ogni palazzo vanno giù decine di altri palazzi civili intorno», dice Efat, residente a Teheran, in un contatto telefonico. Gli attacchi frequenti nell’area civile delle città stanno facendo passare l’euforia degli oppositori della Repubblica islamica che avevano festeggiato per la morte di Khamenei. La rabbia e la paura stanno tornando tra la popolazione.
Ci sono state preoccupazioni per i residenti dovuta alla probabile fuga radioattiva dopo che l’impianto nucleare di Natanz, colpito domenica dagli attacchi israelo-americani. Ieri l’Organizzazione iraniana per l’energia ha dichiarato: «Le verifiche tecniche confermano l’assenza di dispersione di materiali radioattivi».
IL MINISTRO DEGLI ESTERI iraniano Abbas Araghchi, reagendo alle dichiarazioni del segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio, ha scritto ieri su X: «Rubio ha ammesso ciò che tutti sapevamo: gli Stati Uniti sono entrati in guerra per scelta, in nome di Israele. Non c’è mai stata una cosiddetta minaccia iraniana».
Una serie di incursioni aeree israeliane ha colpito oltre 17 centri urbani nella provincia del Kurdistan iraniano, tra cui la città di Sanandaj, devastata da decine di raid probabilmente mirati
Leggi tutto: Bombardata l’assemblea che sostituiva Khamenei - di Francesca Luci
Commenta (0 Commenti)Golfo in fiamme, la guerra lanciata da Usa e Israele all’Iran si allarga. Teheran è un campo di battaglia, monarchie arabe sotto una pioggia di missili. Tel Aviv torna a colpire Beirut. Trump non mette limiti: durerà «tutto il tempo che serve». E non esclude l’invasione di terra
Sarà lunga Pesanti raid israelo-statunitensi sulla capitale e sul resto del paese: oltre 550 gli uccisi da sabato. Nel mirino anche scuole e ospedali
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raniani in sella a una motocicletta passano davanti all'ospedale Gandhi distrutto a Teheran, Iran, 2 marzo 2026 – EPA/ABEDIN TAHERKENAREH
Il bilancio umanitario in Iran assume contorni drammatici nella terza giornata dell’operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele. Le immagini che giungono dai centri urbani mostrano che il confine tra obiettivi militari e infrastrutture civili è tragicamente sfumato. L’episodio si è consumato nel sud del Paese, nella città di Minab. Secondo quanto confermato da fonti locali, è cresciuto il bilancio dell’attacco missilistico che sabato ha colpito in pieno una scuola elementare femminile: 165 bambine uccise e 96 ferite. L’Unicef ha espresso «profonda preoccupazione», definendo gli attacchi alle scuole una chiara violazione del diritto internazionale e parlando di un «momento pericoloso» per milioni di minori nella regione.
UNA PALESTRA a Lamerd, nella provincia di Fars, è stata colpita mentre i bambini svolgevano attività fisica: 35 vittime. E ieri Le bombe hanno tuonato pesantemente sulla capitale. Un violento raid contro la sede dell’emittente statale Irib, situata alla fine di via Alvandi, ha causato danni collaterali devastanti al vicino ospedale Gandhi. La struttura sanitaria e gli edifici residenziali circostanti sono stati gravemente danneggiati dalle esplosioni.
«Il centro è come un campo di battaglia. Interi isolati sono stati colpiti», dice Amir, giovane medico a Teheran in un fortuito contatto telefonico. La Mezzaluna rossa iraniana ha aggiornato il bilancio complessivo delle vittime a 555 morti in 131 città diverse dall’inizio dei bombardamenti il 28 febbraio. «È difficile capire quante sono le vittime, ma vedendo il disastro che c’è qui direi che sono molte di più. Anche i feriti sono tantissimi», urla Amir per farsi sentire.
IL PAESE È SPROFONDATO in un blackout totale di internet che dura da oltre 48 ore. Funzionano solo alcune «sim bianche» in possesso di giornalisti e medici. «Le esplosioni si sono propagate in tutta la città. Ho personalmente notizie certe di zone come Majidieh, Sohrevardi, Lavizan, Pasdaran, Marzdaran, Janat-Abad e Narmak. I palazzi colpiti si trovano tra i quartieri e, inevitabilmente, civili sono rimasti coinvolti. Molte strutture militari erano state evacuate, ma i danni agli edifici residenziali e alle infrastrutture circostanti sono stati ingenti», ci spiega Amir.
Anche il celebre Palazzo Golestan, patrimonio Unesco, ha riportato la rottura di vetrate storiche e il crollo di decorazioni a specchio nei soffitti di diverse sale. Si registrano lunghissime code alle stazioni di servizio e un esodo significativo verso i confini: molti iraniani hanno attraversato il valico di Kapiköy per cercare rifugio in Turchia. «Per ora non ci sono emergenze alimentari, anche se ci vuole coraggio a uscire di casa per procurarsene. Ma, se Dio vuole, finirà presto», chiude la conversazione Amir.
MENTRE IL PENTAGONO afferma di aver acquisito la «superiorità aerea locale» su punti strategici dell’Iran, la popolazione civile resta intrappolata in un conflitto che, secondo il segretario generale dell’Onu António Guterres, rischia di diventare una «escalation incontrollabile» per l’intero Medio Oriente. Teheran continua la sua controffensiva utilizzando missili balistici, ipersonici e droni. Oltre a centinaia di missili lanciati verso Gerusalemme, Tel Aviv e Haifa, l’Iran ha bombardato infrastrutture nei paesi che ospitano basi statunitensi. Tra gli obiettivi figurano la base di Al-Dhafra e il porto di Jebel Ali negli Emirati, la base di Al-Udeid in Qatar e la base di Ali al Salem in Kuwait. In Kuwait sono stati confermati tre soldati americani uccisi. I droni iraniani hanno colpito la raffineria di Ras Tanura della Saudi Aramco in Arabia saudita, costringendo alla sospensione
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