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Arrivato a Cosenza il primo gruppo di sanitari reclutati nel Paese centroamericano per sopperire le carenze strutturali della Regione. Il governatore Roberto Occhiuto (Fi): «Sarà un modello che anche altre regioni potranno applicare, in particolare per rispondere alla distorsione del mercato delle professioni. Mi riferisco alle cooperative di medici a gettone che fanno pagare alle aziende sanitarie 120 euro, in Calabria 150 euro, ad ora per ogni medico»

Calabria, la carica dei 51 medici cubani LaPresse

Sono 13 donne e 38 uomini. Tutti medici di nazionalità cubana. Più della metà ha già operato in altri Paesi. È il contingente sanitario reclutato a tempo determinato dalla Calabria per sopperire alle carenze di personale sanitario. A Cosenza, dovunque li riconoscano, i cittadini li accolgono con sorrisi e strette di mano. Fino al 20 gennaio, quando il primo gruppo di specialisti si trasferirà negli ospedali di Locri, Polistena, Gioia Tauro e Melito Porto Salvo, faranno vita monastica. Sono alloggiati nella caserma dei bersaglieri della città bruzia e frequentano il corso intensivo d’italiano all’Unical. Studiano la nuova lingua anche quando rientrano nelle loro camere, fino a tarda notte. E nonostante le temperature miti, soffrono il freddo che discende dai monti della Sila. Sono motivatissimi. Ma avvertono già la nostalgia di casa e non vedono l’ora di farvi ritorno. A questo primo gruppo se ne aggregheranno altri, fino a un totale di almeno 200 unità da assegnare alle poche e fatiscenti strutture rimaste nelle diverse province calabresi.

NON È LA PRIMA VOLTA che la Regione si vede costretta a«chiedere aiuto ai comunisti» (il copyright è dei giornali di destra, ndr) per affrontare l’emergenza sanitaria. È già accaduto due anni fa, quando l’organizzazione Emergency operò nell’ospedale di Crotone a pochi mesi dall’inizio della pandemia. Chissà cosa avrebbe detto Gino Strada dell’iniziativa calabro-cubana. Lui che ha provato a riassestare la rattoppata sanità regionale durante quei mesi difficili. E che sarebbe stato un ottimo commissario regionale alla sanità se non gli avessero messo i bastoni tra le ruote. Ed è lo stesso medico di Sesto San Giovanni a raccontare il calvario degli ospedali calabri in un eccellente docufilm: «C’era una volta in Italia. Giacarta sta arrivando», che proprio in questi giorni è nelle sale. Racconta lo sfacelo calabrese e la lotta di chi vuol provare a cambiare le cose davvero. Come gli occupanti dell’ospedale “Giuseppe Cosentino” di Cariati.

Oggi il commissario alla sanità è il presidente di Regione, Roberto Occhiuto (Fi). È lui l’artefice dell’accordo italo-cubano. Accompagnato dall’ambasciatrice di Cuba, Mirta Granda Averhoff, ha presentato i termini dell’operazione. «Sarà un modello che anche altre regioni potranno applicare, in particolare per rispondere alla distorsione del mercato delle professioni. Mi riferisco alle cooperative di medici a gettone che fanno pagare alle aziende sanitarie 120 euro, in Calabria 150 euro, ad ora per ogni medico».

LA CARENZA DI PERSONALE sanitario in Calabria è endemica. Parte sin dal 2004 con la norma che ha introdotto il blocco del tetto di spesa per le aziende sanitarie. A questo va aggiunto l’imbuto formativo che ha ridotto il numero di medici specialisti a disposizione del sistema sanitario, risolto con l’aumento delle borse di specializzazione ma il cui effetto si avrà solo tra 4-5 anni. Molti bandi di concorso in alcune aree sono andati deserti.

Senza l’aiuto in extremis dei medici cubani l’alternativa sarebbe stata smantellare alcuni servizi o presidi sanitari. L’accordo di cooperazione tra il governo cubano e la Commissione europea risale al 2017. La Calabria è la prima Regione ad usufruirne. Da un punto di vista giuridico i medici – è previsto nello schema di assunzione- saranno contrattualizzati dalle aziende del Servizio sanitario regionale nella forma del contratto libero professionale secondo le procedure previste dalla normativa vigente. La durata dei contratti con i singoli professionisti è a tempo determinato e non potrà superare i limiti temporali previsti dalla normativa italiana, in ogni caso non più di due anni. Soddisfatta anche l’associazione Italia-Cuba. «Oggi come sempre Cuba esporta medici e non armi. Nelle nostra regione viene negato pervicacemente il diritto alla salute. È una operazione riuscita malgrado i dubbi e le perplessità dimostrati proprio dai responsabili del disastro e dai portatori di interessi corporativi e dei privilegi di casta, fino ai tentativi palesi ed occulti di boicottare l’operazione», afferma Pino Scarpelli, della segreteria nazionale.

INTANTO, MENTRE proseguono i lavori per la realizzazione del nuovo ospedale della Sibaritide, ai nosocomi di Reggio e Cosenza la Regione ha assegnato rispettivamente altri 689 e 308 milioni che si aggiungono a quelli già stanziati. In generale, la situazione sanitaria rimane drammatica. Le carenze più gravi di personale si registrano nei Pronto soccorso. In quello di Cosenza, tra dimissioni dal tempo indeterminato, rinunce e fughe dopo il primo trimestre di prova, sono scappati quasi tutti i medici. Sanno che di notte devono curare fino ad 82 pazienti. Il Pronto soccorso non ha sfogo nei reparti. Nei concorsi banditi negli ultimi anni, che avrebbero consentito l’assunzione di 8 nuovi medici, si sono presentati solo in due. Ecco perché la scelta del presidente Occhiuto di convocare specialisti cubani è stata interpretata come uno schiaffo morale ai giovani medici calabresi.

LA CALABRIA resta ultima nella graduatoria nazionale dei livelli essenziali di assistenza. Lo ha certificato nel novembre scorso la Corte dei Conti. Circa il 20% dei ricoveri dei residenti calabresi risulta effettuato presso strutture collocate al di fuori del territorio regionale. Le risorse pubbliche per la sanità continuano a finire nelle casse dei privati. Significativi i dati sulla diagnostica. Per esempio, le apparecchiature diagnostiche «sono 213 di cui 120 in uso presso le strutture pubbliche e 93 in uso nelle private». I valori che destano più sospetto – precisa la Corte dei Conti – sono quelli relativi alle risonanze magnetiche, «soprattutto ove si rilevi che su un totale di 55 apparecchi, 36 sono in uso a strutture private e 19 in strutture pubbliche».

Nonostante la Regione abbia ricevuto, negli anni 2020 e 2021, risorse finanziarie per oltre 251,911 milioni, «ad oggi – annota la magistratura contabile – il 67% della somma non è stata ancora trasferita agli enti sanitari». I medici cubani in arrivo dovranno così costruire dalle macerie. Un’impresa difficile, un’utopia cubana