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Pechino sta ottenendo vantaggi acquistando gas e petrolio scontati da Mosca, ma è ancora da capire quanto la Cina si impegnerà nel gasdotto Power of Siberia 2.

 

Nel “viaggio di amicizia”, come Pechino lo ha definito, che Xi Jinping sta compiendo a Mosca, si sta certamente parlando molto di energia. Le sanzioni occidentali alla Russia hanno dato il turbo agli acquisti cinesi di gas e petrolio russi, con vantaggio della Cina, ma in gioco ci sono anche accordi sul gas più a lungo termine che mostreranno se e quanto Xi vuole legarsi all’alleato.

Al centro della questione ci sono i nuovi gasdotti verso est: dopo l’invasione dell’Ucraina e la reazione dell’Occidente, la Russia ha aumentato i flussi di gas verso il vicino orientale attraverso un gasdotto esistente in base a un accordo prebellico. C’è poi un altro collegamento, già realizzato, da cui però le forniture non sono ancora iniziate, e ci sono colloqui per una terza rotta, che trasporterebbe più gas rispetto ai primi due gasdotti combinati, ma finora questi colloqui non hanno portato ad alcun contratto.

Quel che si deciderà, dipenderà da quanto la Cina sia disposta a dipendere dalla Russia per le principali forniture energetiche. “Esiste sicuramente il potenziale per un ulteriore approfondimento della cooperazione energetica tra i paesi, ma se la Cina diventa eccessivamente dipendente dalle importazioni di energia russa, ciò crea rischi in futuro? Questo è un fattore che la Cina deve considerare”, spiega Kevin Tu, amministratore delegato di Agora Energy Transition China, citato da Bloomberg.

Le esportazioni di gas della Russia verso la Cina sono ancora una piccola frazione dei 177 miliardi di metri cubi che Mosca ha consegnato all’Europa nel 2018-19. Ma l’aumento dei flussi verso il gigante cinese ha un ruolo importante nel compensare la riduzione dei volumi verso l’Europa, che con la guerra si sono ridotti fino a circa 62 miliardi di metri cubi nel 2022 (si veda il grafico sotto, elaborazione Ispi, preso dall’interessante dashboard che monitora lo scambio gas tra Italia, Ue e Russia).

Il gas e il Power of Siberia 2

Ad oggi, Gazprom fornisce gas alla Cina attraverso i 3.000 km del gasdotto Power of Siberia, nell’ambito di un accordo trentennale da 400 miliardi di dollari lanciato alla fine del 2019. Nel 2022, le esportazioni ammontavano a circa 15,5 miliardi di metri cubi (bcm), e si prevede che aumentino a 22 bcm nel 2023 e raggiungano la piena capacità di 38 bcm entro il 2027.

Nel febbraio 2022, Pechino ha anche accettato di acquistare fino a 10 bcm di gas all’anno entro il 2026 tramite un gasdotto dall’isola russa di Sakhalin, nell’estremo oriente.

Putin, Xi e il presidente della Mongolia hanno poi tenuto colloqui nel settembre 2022 sulla proposta di un nuovo gasdotto Power of Siberia 2, in grado di fornire 50 bcm di gas all’anno dalla Russia alla Cina attraverso la Mongolia: un’idea che Mosca ha avanzato molti anni fa, ma che ha acquisito urgenza nella situazione attuale.

Petrolio russo scontato

Quanto al petrolio, la Russia è rimasta la seconda fonte di greggio della Cina nel 2022, dopo l’Arabia Saudita, poiché le raffinerie cinesi si sono accaparrate barili russi a basso costo, anche grazie alle sanzioni occidentali. Da stime Reuters, la Cina potrebbe aver risparmiato circa 5 miliardi di dollari l’anno scorso, grazie a questi sconti.

Le importazioni cinesi di greggio dalla Russia sono aumentate dell’8% nel 2022 a 86,25 milioni di tonnellate, equivalenti a 1,72 milioni di barili al giorno (bpd), mentre le importazioni dagli Usa sono diminuite del 31% a 7,89 milioni di tonnellate, secondo i dati doganali cinesi.

La Cina riceve circa il 35% del petrolio che acquista dalla Russia attraverso l’oleodotto Skovorodino-Mohe, aggirando così qualsiasi restrizione su navi e merci, e le importazioni dovrebbero raggiungere un record a marzo, poiché le raffinerie cinesi stanno approfittando dei prezzi bassi mentre la domanda interna è in ripresa