Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *

CALDODANNO. Il documento arriva dopo sette anni d’attesa, gli ambientalisti attaccano: mancano decisioni chiare e, soprattutto, non ci sono i fondi. Gli eventi estremi nel 2023 sono arrivati a quota 378, più 22% rispetto all’anno precedente; per i danni delle alluvioni in Romagna e Toscana spesi undici miliardi

Cambiamenti climatici, il Piano del governo Il Po in secca - Ansa

Il ministro forzista dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha approvato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), «un passo importante per la pianificazione e l’attuazione di azioni di adattamento ai cambiamenti climatici nel nostro Paese», come spiega il sito del Mase, che ne ha dato notizia martedì scorso.

«L’OBIETTIVO principale del Piano è fornire un quadro di indirizzo nazionale per l’implementazione di azioni finalizzate a ridurre al minimo possibile i rischi derivanti dai cambiamenti climatici, a migliorare la capacità di adattamento dei sistemi socioeconomici e naturali, nonché trarre vantaggio dalle eventuali opportunità che si potranno presentare con le nuove condizioni climatiche» spiega il sommario del documento, che raccoglie 361 azioni rivolte ai sistemi naturali, sociali ed economici. Le organizzazioni ambientaliste, pur salutando con interesse la pubblicazione del testo, rilevano che esso arriva «dopo sei lunghi anni dalla prima bozza e dopo ben quattro governi» come spiega Legambiente, mentre il Wwf sottolinea che «tocca ai decreti attuativi e agli organi di governance cercare di correggere gli evidenti limiti».

UN ADATTAMENTO in chiaroscuro, insomma. In un’Italia, come osserva Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, «sempre più esposta alla crisi climatica e all’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi che nel 2023 sono arrivati a quota 378, più 22% rispetto all’anno precedente» risulta fondamentale mettere in campo «una chiara e decisa strategia di prevenzione, attuando al più presto le 361 azioni individuate nel Piano tra cui le aree e vasche di esondazione e i processi di rinaturalizzazione dei bacini idrografici e dei versanti per ridare spazi ai fiumi, per far sì che la nostra Penisola conviva nei prossimi anni con l’emergenza climatica, evitando così di rincorrere le emergenze. Solo per i danni delle due alluvioni, che nel 2023 hanno colpito Romagna e Toscana, l’Italia ha speso 11 miliardi di euro, ossia oltre un terzo della legge di bilancio 2024 appena approvata dal Parlamento. Risorse economiche, che con campagne di prevenzione e azioni di adattamento e mitigazione fatte per tempo potevano essere in parte risparmiate».

SECONDO CIAFANI «nei prossimi anni sarà importante anche intensificare le politiche territoriali di prevenzione e le campagne di sensibilizzazione sulla convivenza con il rischio, per far diventare il nostro Paese dal più esposto al centro del mar Mediterraneo a un esempio per gli altri». Manca ancora il Piano nazionale integrato energia e clima (la Commissione Ue a dicembre ha bocciato la bozza inviata dall’Italia), assolutamente fondamentale per accompagnare l’adattamento. Vanno approvati, sottolinea Ciafani, con «obiettivi più ambiziosi di produzione di energia rinnovabile e di riduzione di gas climalteranti al 2030; una legge sullo stop al consumo di suolo che manca all’appello dopo oltre 11 anni dall’inizio del primo iter legislativo, semplificando anche la demolizione e la ricostruzione degli edifici esistenti ed entro tre mesi si emani il decreto che attiva l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, con funzione di coordinamento tra i livelli di governo del territorio e dei vari settori».

SERVE, insomma, uno sforzo ulteriore anche perché – spiega il Wwf – il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici «è analogo a quello precedente e ha gli stessi limiti: mancanza di decisioni chiare e coraggiose, di identificazione sintetica dei possibili impatti e problemi, scarsa e deficitaria individuazione delle cose da fare e di come finanziarle». L’associazione critica un «approccio centralizzato» su cui le consultazioni non paiono aver inciso più di tanto. Un altro «grave limite» secondo il Wwf «è che pare individuare le azioni solo a livello urbanistico e territoriale» mentre «la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico dovrebbero costituire la base per la programmazione in senso generale, a partire da quella economica e sociale».

SE È UTILE la sintesi dell’analisi degli impatti della crisi climatica, risulta limitata quella degli impatti socioeconomici mentre, in merito ai finanziamenti, «il Piano non individua nuove risorse». Nel 2024, dopo decenni di inazione, l’adattamento ha ormai un costo