Guerra Virale Missili e droni contro raffinerie di Aramco, arriva il secondo fronte che dopo Hormuz blocca anche il canale petrolifero del Mar Rosso
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Manifestazione di sostenitori Houthi a Sanaa contro la coalizione saudita – Foto Ap
Esplode un altro fronte di conflitto nel Medio Oriente. Violente esplosioni scuotono diverse regioni dell’Arabia Saudita, seguite da incendi e dall’interruzione del traffico aereo in più aeroporti del paese. Gli Houthi yemeniti, alleati dell’Iran, rivendicano due operazioni militari contro strutture della compagnia petrolifera saudita Aramco.
La prima nella città di Jizan, nell’estremo sud-ovest, condotta con decine di missili balistici e droni; la seconda a Yanbu, sulla costa nord-occidentale, con missili balistici, da crociera e droni.
Il portavoce militare Houthi, Yahya Saree, dichiara che entrambi gli attacchi sono stati precisi, diretti e pienamente riusciti. Video diffusi sui social media e verificati da Afp e Reuters mostrano colonne di fumo nero levarsi dalla raffineria Aramco di Jizan, impianto con una capacità produttiva di 400mila barili al giorno. Secondo fonti del settore petrolifero in Asia, l’impianto avrebbe subito danni. Le autorità saudite non ne hanno confermato ufficialmente l’entità.
GLI HOUTHI giustificano le operazioni come risposta ai raid aerei condotti dalla coalizione a guida saudita la sera precedente contro la città yemenita di Hodeidah, il suo porto e l’isola di Kamaran, definiti una violazione della sovranità yemenita e parte di un assedio continuato al Paese. Il mantenimento del blocco navale contro Riyadh e la possibilità di ampliare le operazioni in base all’evolversi della situazione vengono confermate dagli Houthi.
Si tratta del primo scambio di fuoco diretto tra le due parti dopo anni, che mette a rischio la tregua in vigore dal 2022, di fatto già scaduta, e apre un secondo fronte in un conflitto regionale che ha già colpito le forniture globali di petrolio. La rotta del Mar Rosso è diventata infatti cruciale per le esportazioni saudite proprio a causa delle interruzioni nello Stretto di Hormuz legate al conflitto in corso con l’Iran.
L’INVIATO SAUDITA ha ribadito il sostegno a una soluzione politica e alla de-escalation, accusando però gli Houthi di perseguire la violenza per servire gli interessi dell’Iran. Mohammed Abdulsalam, capo della delegazione negoziale Houthi, ha invece accusato Riyadh di comportarsi in modo simile a Israele nelle sue guerre: bombardando l’aeroporto di Sana’a mentre dichiara di difendere il popolo yemenita.
Il petrolio Brent, sulla soglia dei 100 dollari al barile, resta sostenuto dalle rinnovate tensioni in Medio Oriente, dalle interruzioni nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz e dal blocco delle esportazioni kazake (la ricezione di petrolio dal Kazakistan è stata sospesa a causa degli attacchi alle petroliere presso il suo terminale sul Mar Nero).
L’IMPENNATA delle quotazioni petrolifere riflette direttamente sull’inflazione e sulle attese
Leggi tutto: Un conflitto tira l’altro, l’Arabia saudita colpita dagli Houthi - di Francesca Luci
Commenta (0 Commenti)Baby gang Il governo fa quadrato attorno al ddl. E torna «papà Salvini» a chiedere pene severe. Magistrati, avvocati e opposizioni puntano il dito contro una legge reazionaria e crudele
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Giorgia Meloni e Carlo Nordio – Fabio Frustaci/Ansa
Non solo le opposizioni, anche penalisti, magistrati, sindacati di polizia, operatori, associazioni che lavorano con i minori. Sul disegno di legge varato con un blitz dal governo, è una pioggia di critiche, mentre la maggioranza ha continuato noncurante a rilanciare.
IL TESTO prevede l’inversione dell’onere della prova per i giovani che dovessero finire a processo: nessuna presunzione di incapacità di intendere e di volere come stabilito dal codice del processo penale minorile, questa, al contrario dovrebbe essere accertata dal pm e dal giudice. Perché «chi sbaglia paga», non conta l’età, come ha rivendicato Meloni. Secondo l’Unione delle camere penali si tratta di «una modifica che incide in modo radicale sul fondamento stesso della giustizia minorile, storicamente costruita sulla consapevolezza che l’adolescenza è una fase caratterizzata da una personalità in formazione e da una maturazione non ancora compiuta».
I penalisti hanno anche avanzato dubbi riguardo la costituzionalità della proposta, e il motivo è da ricondurre all’articolo 31 della Carta, che impegnerebbe la Repubblica a tutelare «la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo».
«L’ACCERTAMENTO della maturità rappresenta uno degli strumenti attraverso cui l’ordinamento tiene conto della condizione evolutiva dell’adolescente. Inoltre, la sostanziale parificazione tra adulti e minori sembra non tener conto dei caratteri di specificità che devono caratterizzare la disciplina minorile, profilando dubbi sotto il profilo della ragionevolezza», spiega il presidente dei penalisti Francesco Petrelli.
DI BUON MATTINO il primo a intestarsi il provvedimento («parlo da padre») è il segretario leghista Matteo Salvini: «Non si può far passare il concetto che si sia impuniti anche se si va in giro col coltello, se si minaccia, se si rapina, se si aggredisce, perché non si hanno ancora 18 anni. Devi essere consapevole di quello che fai e di quello che non fai». E a difendere il provvedimento è accorsa anche quella che, sulla carta, vorrebbe essere l’ala garantista e liberale della maggioranza, Forza Italia, che in ogni caso finora ha digerito qualsiasi provvedimento securitario dell’esecutivo. A parlare è Deborah Bergamini, vicesegretaria del partito e tra le più vicine a Marina Berlusconi, mandante della sedicente svolta liberal: «Mi sembra un passaggio razionale, che tiene conto di come è cambiata la società italiana e cerca di arginare un fenomeno sempre più incontrollato». Sempre a firma azzurra è anche un altro provvedimento, fermo a Montecitorio ma rimesso sui binari solo poche settimane fa, che vorrebbe abbassare l’età imputabile dai 14 ai 13 anni.
CHE IL DISEGNO di legge sia un prodotto della propaganda meloniana lo dicono da soli i numeri. «È una norma contraddittoria, senza effetti pratici», dice Ciro Cascone già magistrato minorile a Milano. «Quello che preoccupa è il messaggio. Temo che serva per dire “ci abbiamo provato e ora abbassiamo l’età sotto i 14 anni” e questo è assolutamente da evitare». Per l’esecutivo il ddl servirebbe ad arginare l’annoso problema dei maranza, il nomignolo protorazzista con cui vengono identificati i giovani di seconda generazione. «Identificare il minore autore di reato in una categoria sociocriminale ormai in voga, tanto evocativa quanto sfuggente, evidenzia lo scopo di inseguire la narrazione securitaria del bravo cittadino assediato», ha commentato ieri l’esecutivo di Magistratura democratica.
STANDO AI DATI di via Arenula già oggi nel 95% dei casi nei procedimenti minorili gli imputati vengono ritenuti «capaci». E la famigerata «emergenza baby-gang» è più mediatica che
Leggi tutto: Tutti contro la galera ai minori. Ma la maggioranza si compatta - di Michele Gambirasi
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Asia occidentale Gli Houthi chiudono il mare che arriva fino a Suez. Trump minaccia «attacchi mai visti»
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This photo released by the European Union’s Operation Aspides shows fires burning aboard the oil tanker Sounion in the Red Sea on Sunday, Aug. 25, 2024. The EU mission said Monday that there were no signs of an oil spill emanating from the Sounion, which came under repeated attack by Yemen’s Houthi rebels amid their campaign targeting shipping over the Israel-Hamas war in the Gaza Strip. (European Union’s Operation Aspides via AP
La Encelia brucia al largo di Al Shuqaiq. Era, in un certo senso, un evento annunciato: la petroliera saudita è stata colpita da droni e missili degli Houthi a circa 130 chilometri a sud-ovest della città costiera. Il movimento yemenita rivendica anche l’attacco alla superpetroliera Layla, della compagnia saudita Bahri. Entrambe le navi, secondo il portavoce militare Houthi Yahya Saree, avrebbero violato il blocco navale imposto contro l’Arabia Saudita. Il blocco navale, dichiarato il 20 luglio, è la risposta al bombardamento dell’aeroporto di Sana’a da parte delle forze sostenute da Riad, eseguito per impedire l’atterraggio di un aereo iraniano. Da lì gli Houthi hanno lanciato quella che chiamano una strategia “blocco per blocco”, presentata come rappresaglia contro il sostegno saudita alla campagna militare Usa nella regione.
L’ATTACCO alle due petroliere minaccia di aprire un nuovo fronte in una guerra che ha già sconvolto l’economia mondiale, facendo impennare ancora di più i prezzi del carburante e di altri beni in tutto il pianeta. Lo stretto di Bab al-Mandeb è un punto di passaggio cruciale: circa il 12% del commercio mondiale, compreso un quarto del traffico container globale, transita per quel tratto di mare diretto verso il Canale di Suez. Il prezzo del Brent è salito a 100 dollari al barile, con un aumento di circa il 40% rispetto al mese scorso.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di stare seriamente valutando la possibilità di riprendere importanti operazioni militari contro l’Iran, affermando che Teheran «non ha ancora subito abbastanza dolore». «Sto valutando un attacco massiccio. Più grande di quanto non sia mai accaduto prima. Sono vicino a prendere una decisione. Siamo pronti», ha detto Trump ieri. Una minaccia che difficilmente avrebbe effetti sulle decisioni del potere iraniano, oltre a fortificare la posizione dei falchi e indebolire quella dei pragmatici.
PER ORA GLI STATI UNITI sono arrivati alla dodicesima notte consecutiva di raid aerei contro obiettivi militari iraniani. Fonti di Teheran parlano di esplosioni nel Khuzestan e nel Bushehr, con colpi segnalati vicino a un deposito a Ramshir e a una sottostazione elettrica accanto alla centrale nucleare di Bushehr.
Il Regno Unito ha aperto le proprie basi e infrastrutture agli attacchi americani, una scelta che il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha bollato come violazione della Carta dell’Onu e del diritto internazionale, arrivando a parlare apertamente di «partecipazione a un atto di aggressione» contro il suo Paese.
L’accordo di cooperazione nucleare appena firmato con l’Arabia Saudita è stato letto da molti come un messaggio indirizzato proprio a Teheran, perché potrebbe in futuro permettere ai sauditi di arricchire uranio, la stessa capacità che gli Stati Uniti continuano a negare agli iraniani. Difficile immaginare un segnale più netto, in un momento in cui ogni mossa diplomatica viene misurata sul filo della simmetria.
Donald Trump è intervenuto su Truth Social definendo gli Houthi un semplice «surrogato» dell’Iran, e ha avvertito che Washington considererà Teheran responsabile di qualsiasi nuovo attacco nella regione. Ha ricordato che un anno fa gli Usa avevano già colpito duramente il movimento yemenita, ottenendo, a suo dire, un periodo di comportamento «responsabile»; stavolta, ha promesso, la risposta a nuovi episodi sarebbe fatta di «pesanti sanzioni militari» contro entrambi.
DA BRUXELLES, l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha chiesto agli Houthi di fermare ogni azione che metta a rischio la navigazione internazionale e la sicurezza degli equipaggi, definendo le minacce di blocco contro l’Arabia Saudita «una pericolosa escalation» per la stabilità regionale, e ribadendo che la libertà di navigazione va garantita tanto a Hormuz quanto nel Mar Rosso, due arterie marittime che, se strette insieme, potrebbero paralizzare buona parte del commercio energetico mondiale. L’Unione continua a condannare e chiedere, senza però fare nulla per impedire che il presidente americano trasformi il Medio Oriente in un campo di battaglia.
A MARGINE dell’incontro a Teheran tra il presidente Masoud Pezeshkian e il premier iracheno Ali al-Zaidi, Araghchi ha voluto precisare che la mediazione tra Iran e Stati Uniti non ha, al momento, problemi di canale: i messaggi tra le parti continuano a passare. Il nodo, ha detto, è la natura stessa dell’approccio americano, che ha definito irrazionale, sproporzionato ed egemonico – un approccio a cui l’Iran risponde, a suo dire, «con fermezza». Nessun progresso sarà possibile, ha aggiunto, finché Washington non riconoscerà che l’unica strada è il rispetto del popolo iraniano e dei suoi interessi.
IL MINISTRO degli affari esteri iraniano sintetizza la dottrina di difesa di Teheran in un’unica frase: «occhio per occhio». Marco Rubio, segretario di Stato americano, risponde che la politica di Trump sarà invece «una testa per un occhio». Colpisce, a pensarci, che un principio giuridico nato a Babilonia quasi quattromila anni fa – pensato proprio per limitare le vendette sproporzionate e le faide senza fine – venga oggi rovesciato e brandito come segno di vendetta e bullismo. Forse è ingenuo aspettarsi, di questi tempi, un pensiero politico più meditato. Ed è forse proprio per questo che, sul fronte diplomatico, non si registra alcun progresso, mentre la spirale militare tra Stati Uniti, Iran, Arabia Saudita e Houthi continua ad allargarsi, con conseguenze sempre più concrete per chi, in quella regione, la guerra la subisce soltanto.
Commenta (0 Commenti)Il canto delle sirene Il coro della destra contro il sindaco di Bologna trascina anche il sindacato di polizia Sap che denuncia Lepore per aver convocato la piazza di lunedì: «Irresponsabile». E il Viminale indaga sull’organizzazione del presidio. 35 primi cittadini a Meloni: «Ora basta»
Il canto delle sirene Il Viminale indaga sul presidio indetto dal sindaco. Il comune: «Avute più interlocuzioni»
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L’ultima mossa è del Viminale. Ieri il ministero dell’Interno ha avviato una verifica presso la questura e la prefettura di Bologna sull’organizzazione del presidio convocato dal sindaco di Matteo Lepore lunedì sera, per chiedere «verità e giustizia» sulla morte di Abderrahim Fakir.
LA TESI che il ministero guidato da Matteo Piantedosi intende accertare, in sostanza, è che la piazza non fosse stata concordata, e che dunque le forze dell’ordine abbiano appreso del presidio dalla nota stampa del comune. È la mossa istituzionale nella partita per mettere sotto scacco Lepore, da giorni sotto il fuoco di fila del centrodestra, nello stesso giorno in cui un sindacato di polizia annuncia azioni legali contro Lepore. Il comune ha subito replicato: «Domenica 19 luglio, alle ore 20.16, il Comune di Bologna ha diffuso il comunicato stampa con cui veniva convocato il presidio. Poco dopo, il gabinetto del sindaco ha inviato due messaggi ai referenti della prefettura e della questura, condividendo il comunicato e informando preventivamente, come previsto dal Testo unico degli enti locali, della convocazione dell’iniziativa».
IL GIORNO SEGUENTE poi, quello del presidio, amministrazione e forze dell’ordine hanno continuato a parlarsi, convocando tra l’altro un tavolo tecnico in questura e un comitato per l’ordine e la sicurezza. In nessuna sede «è stata formulata alcuna richiesta formale di annullamento». Anzi, la questura ha anche comunicato che nel frattempo era stata convocata un’altra manifestazione, il presidio in piazza Roosvelt dove sono nati poi i tafferugli. Durante gli incontri poi, ha precisato il comune, sono state anche avanzate delle richieste alle forze dell’ordine a cui è stato dato seguito.
A DESTRA, in ogni caso, la risposta non basta. «Ha ammesso la sua violazione», ha detto l’eurodeputato di FdI Stefano Cavedagna. Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ha fatto una richiesta di accesso agli atti, per ottenere tutto quanto è stato prodotto prima di lunedì sera sull’organizzazione della manifestazione. La tesi in fondo è che il sindaco abbia aizzato la folla contro le forze dell’ordine. Il senatore della Fiamma Marco Lisei ha annunciato un’interrogazione parlamentare allo stesso Piantedosi che ieri ha avviato una verifica istituzionale: «Vogliamo sapere se sia vero che ci fossero “due piazze”, come racconta falsamente il sindaco o se ve ne fosse una sola, la sua, dalla quale si è poi sganciata una parte dei partecipanti per andare in prefettura e iniziare a mettere a ferro e fuoco Bologna».
IL LEADER della Lega Salvini, invece, fa di più. Ieri si è presentato in prefettura a Bologna per incontrare le forze dell’ordine. Prima ha assicurato che il treno da Roma era puntuale («speriamo anche al ritorno») poi ha attaccato: «Aspettiamo la verità scientifica, non di piazza». Anche se poi ha pronunciato la sentenza: «Non sono sicuro, ma di più, che i ragazzi che sono intervenuti l’altra sera hanno lavorato secondo quello che il protocollo, il regolamento e il buonsenso prevede». Certo, lo ha detto «senza voler anticipare i risultati dell’autopsia». Il Carroccio ieri ha confermato di voler depositare un disegno di legge per chiedere una cauzione a chiunque organizzi una manifestazione, nonostante la consapevolezza che la norma non avrebbe alcuna chance di essere approvata né condivisa dal resto della maggioranza. Salvini si è speso ancora anche sul caso di Mario Roggero: ieri l’ufficio di sorveglianza del tribunale di Torino ha respinto l’istanza di differimento della pena presentata dai legali del gioielliere, che dunque rimarrà in carcere. «L’auspicio è che passi in carcere meno tempo possibile, scontando la pena ai servizi sociali o a casa», ha detto Salvini.
A SOSTEGNO di Lepore si sono mossi 35 sindaci, tra cui Gateano Manfredi, Roberto Gualtieri, Stefano Lorusso, Beppe Sala, Silvia Salis, Vittoria Ferdinandi e Vito Leccese, tutte le principali città amministrate dal centrosinistra. «Rivolgiamo l’appello al Governo, alla presidente Meloni e al centro destra di rinunciare agli attacchi istituzionali davanti a episodi così tragici. La coesione delle istituzioni e delle forze politiche, e la piena fiducia nel lavoro della magistratura nell’accertamento dei fatti è fondamentale», hanno scritto.
Commenta (0 Commenti)Black Bloc La destra, a partire da Meloni, si scaglia contro il sindaco di Bologna Lepore con richieste di dimissioni e esposti in procura accusandolo di fomentare odio e violenza. Il governo è diviso sulla licenza di uccidere i rapinatori, ma unito in una propaganda ormai senza limiti
Black Bloc All’indomani degli scontri in città, Meloni e la maggioranza mettono nel mirino il sindaco: richieste di dimissioni e esposti in procura
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Gli scontri avvenuti ieri sera durante tra forze dell’ordine e un un gruppo di manifestatnti in piazza del Nettuno al presidio per la morte di Abderrahim Fakir, Bologna, 21 luglio 2026. ANSA/MAX CAVALLARI
«Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno. Ma nulla può giustificare la violenza contro le forze dell’ordine». A quarantotto ore dalla morte di Fakir a Bologna, nel corso di un’operazione di polizia, la linea al centrodestra la detta la premier Giorgia Meloni. Ovvero mettere nel mirino il sindaco della città, il dem Matteo Lepore.
ALL’INDOMANI degli scontri a Bologna la premier bolla come «atto di grave irresponsabilità alimentare un clima di odio e delegittimazione verso un intero corpo dello stato». Il riferimento è nemmeno troppo implicito, dopo che Lepore aveva convocato la piazza per «verità e giustizia». E dalla maggioranza parte subito l’offensiva: Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia già dal mattino iniziano con le richieste di dimissioni, accompagnate anche da Carlo Calenda. Stefano Cavedagna, europarlamentare della Fiamma vicino a Galeazzo Bignami, anche lui bolognese, annuncia di essersi recato in procura per presentare un esposto contro il primo cittadino, «per chiedere di accertare le responsabilità della guerriglia di ieri sera, compresa l’ipotesi di istigazione a delinquere» spiega. «Una follia che ha un responsabile politico: Matteo Lepore. Nel momento in cui il sindaco della città invoca la piazza e sa benissimo a chi si sta rivolgendo, sa benissimo che aderiscono a questa chiamata tutti i centri sociali e antagonisti della città, sa benissimo cosa accadrà, si dimostra il responsabile di quanto accaduto. Si dimetta quanto prima».
ALLA DELAZIONE si aggiunge poco dopo anche la Lega, che deposita un nuovo esposto. Il Carroccio deposita anche una mozione in consiglio comunale, mentre i Fratelli avviano una raccolta firme cartacea e online per chiedere il passo indietro. Roberto Vannacci, invece, pubblica una foto dei suoi militanti davanti a Palazzo Accursio: «Gli scontri hanno dimostrato che la violenza è a sinistra». In Aula alla Camera lo scontro lo accende il capogruppo di FdI, Galeazzo Bignami: «State dicendo che è stata commessa un’ingiustizia e state alludendo al fatto che quella ingiustizia l’hanno commessa le forze dell’ordine», grida, per poi dare dei «vigliacchi» alle opposizioni.
IN SERATA la segretaria dem Elly Schlein si esprime in televisione: «Il sindaco Lepore ha fatto quello che fa un buon amministratore, ha scelto di governare la frustrazione e lo smarrimento di un’intera comunità. Quando un uomo muore durante un’operazione di fermo, lo Stato ha fallito e proprio lo Stato deve fare piena luce». Sulla campagna della destra: «Il compito della politica non è commentare la cronaca ogni giorno alimentando le tifoserie. Come rappresentanti delle istituzioni abbiamo il dovere di svelenire il clima».
LEPORE AFFIDA LA RISPOSTA a una lettera aperta alla città: «Ieri Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C’erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna». Nel pomeriggio poi risponde direttamente a Meloni: «Chiedere verità e giustizia non significa delegittimare chi indossa una divisa. Al contrario, restare nel merito di ciò che è accaduto al Pilastro e accertare le responsabilità sui fatti della scorsa domenica serve a preservare la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni dello Stato».
IL COMBINATO DISPOSTO del caso Roggero e i fatti di Bologna hanno risvegliato l’animo più recrudescente della maggioranza. Che però sulla sicurezza, questa volta, non è riuscita a trovare alcun accordo. Della proposta leghista, presentata in Senato da Claudio Borghi, per estendere all’infinito il perimetro della legittima difesa, né i Fratelli né Forza Italia vogliono nemmeno sentir parlare. Il testo, d’altronde, non riuscirebbe nemmeno a iniziare la discussione tanto è palese la sua incostituzionalità. Nel Carroccio allarga le braccia anche Simonetta Matone, ex magistrata: «Non esprimo alcun giudizio, posso solo dire che non è una mia proposta». I Fratelli piuttosto insistono sullo stop ai risarcimenti per chi stava commettendo un reato: la proposta, l’unica che abbia concordia dentro la maggioranza, oramai ha tre veicoli normativi diversi. FdI presentò un ddl apposito più di un anno fa, rilanciato ieri mattina dallo stato maggiore del partito; è contenuta nel ddl Sicurezza licenziato dal governo la settimana scorsa e in attesa di iniziare l’iter; potrebbe rientrare come emendamento in uno dei decreti ora in conversione, a partire da quello sul Patto Ue in Senato.
L’ULTIMA BOUTADE l’ha aggiunta il Carroccio in serata: «La Lega è pronta a rilanciare la sua proposta di cauzione per chi organizza cortei e manifestazioni di piazza: chi rompe, paga. Con la speranza che non ci siano i veti che, nel recente passato, ne hanno impedito l’approvazione».
Era una delle norme che Salvini spinse per far rientrare nell’ultimo decreto Sicurezza varato a febbraio. Alla fine non resse alla ritrosia degli alleati. Quei «veti» sarebbero il Quirinale e la Costituzione.
Commenta (0 Commenti)Pessimo stato A Bologna lacrimogeni e idranti per blindare la piazza che chiede «verità e giustizia» per Fakir, ammazzato domenica dagli agenti che lo immobilizzavano. Per gli indagati è già scattato lo scudo penale. La destra senza freni difende le divise e rilancia sulla legittima difesa
Pessimo stato A Bologna lacrimogeni e idranti per blindare la piazza che chiede «verità e giustizia» per Fakir, ammazzato domenica dagli agenti che lo immobilizzavano. Per gli indagati è già scattato lo scudo penale. La destra senza freni difende le divise e rilancia sulla legittima difesa
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