Con Orietta Moscatelli, Analista Limes; Alberto Negri, giornalista; Federico Petroni, consigliere redazionale Limes; Andrea Riccardi, fondatore Comunità di Sant'Egidio; Adriano Roccucci, docente universitario. Conclude Maurizio Landini, segretario generale Cgil
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Scenari. Il conflitto ucraino assume ora la veste di un scontro diretto Russia-Nato per interposta Ucraina come dimostra l’attacco contro la base militare di Yavoriv, a 25 km dal confine polacco
Kharakiv, Ucraina © Ap
Siamo arrivati al ventesimo giorno di guerra d’aggressione all’Ucraina e ancora non sappiamo se e quando arriverà il cessate il fuoco. Quello che sappiamo è che ogni giorno, ogni ora di guerra semina fiumi di sangue e di lacrime, provoca morte, distruzioni e miseria. Col passare del tempo il conflitto diventa più feroce e rischia di espandersi.
L’attacco contro la base militare di Yavoriv, situata a 25 km dal confine polacco, ha spinto il conflitto ai confini della Nato ed ha evidenziato la presenza di personale militare straniero che collabora attivamente con le forze armate ucraine. La fornitura di armi da parte di paesi dell’Alleanza atlantica e la presenza di «addestratori», fa crescere il rischio di escalation del conflitto. La richiesta incessante del presidente Zelenski di istituire una no fly zone esprime un chiaro disegno di coinvolgere nel conflitto armato i paesi europei e gli USA. Dal suo punto di vista è comprensibile perché è l’unica chance che potrebbe consentire all’Ucraina di sconfiggere un esercito invasore molto più potente.
Eppure gli stessi Usa e i Paesi membri della Nato sono riluttanti a farsi coinvolgere direttamente nel conflitto armato poiché si rendono conto che in questo modo si innescherebbe la terza guerra mondiale. «Altro che vincere facile, in Iraq in Bosnia e Libia le superpotenze la adottarono contro Paesi di bassa capacità militare, lasciando poi solo miseria e instabilità. Proporla contro la Russia sarebbe una catastrofe», scrive il generale Fabio Mini. Così la via verso il disastro di una nuova guerra mondiale è aperta e
Leggi tutto: È necessario guardare al futuro per fermare la guerra - di Domenico Gallo
Commenta (0 Commenti)Sul piano teorico, la guerra in Ucraina può avere quattro vie d’uscita.
La prima è la vittoria dell’aggredito sull’aggressore: dunque, dell’Ucraina sulla Russia. Sarebbe bello potesse accadere. In questa guerra, ma non solo: sarebbe bello se tutte le guerre di aggressione si concludessero sempre con la vittoria dell’aggredito sull’aggressore. Nessuno vorrebbe più indossare i panni dell’aggressore. Nessuno muoverebbe più guerra ad altri. Purtroppo, accade di rado: di solito l’aggressore si prepara adeguatamente e aggredisce quando ha ragionevole certezza di vincere. Non è accaduto in Vietnam. Non è accaduto in Afghanistan (né ai russi, né agli americani). Ma è quel che tutti gli esperti militari dicono accadrà in Ucraina. Si può far pagare a Putin un prezzo molto alto, ma è impossibile che, alla fine, la Russia perda la guerra contro l’Ucraina.
Più realistiche sono le altre vie d’uscita. Le tratto in ordine inverso di auspicabilità.
La più terribile, e definitiva, è
Leggi tutto: Alla ricerca di una via d’uscita dalla guerra - di Francesco Pallante
Commenta (0 Commenti)Maurizio Landini alla manifestazione di Firenze: "Oggi per mettere fine al conflitto serve l'intervento dell'Onu, e una trattativa che metta attorno allo stesso tavolo Putin e Zelesky. Non siamo equidistanti, siamo realisti, perché vogliamo capire come raggiungere l'obiettivo di risolvere questo problema"
La guerra non si ferma con un'altra guerra ma bloccando la guerra e facendo negoziati e trattative. Capisco la delicatezza della situazione ma oggi per bloccare la guerra serve l'intervento dell'Onu, una trattativa che metta attorno allo stesso tavolo Putin e Zelesky per trovare soluzioni”. È questa a posizione della Cgil sulla guerra in Ucraina, espressa a margine della manifestazione per la Pace di Firenze dal segretario generale Maurizio Landini. "Credo che i governi europei debbano mettere tutto quello che è possibile mettere in campo per affrontare questa situazione e interrompere quello che sta facendo morire civili che non c'entrano nulla", ha detto.
Per Landini "non è in discussione il diritto di difendersi di fronte a una aggressione” perché “è chiaro qui chi è stato aggredito e chi è stato l'aggressore: di equidistanza non ce n'è”. La Cgil è invece “realista” perché “vogliamo capire come raggiungere l'obiettivo di bloccare questo conflitto" È questa la risposta del sindacato alle critiche sulla
Leggi tutto: PER LA PACE «La guerra non si ferma con la guerra»
È insopportabile che chi si batte per la pace venga accusato di essere imbelle se non complice di Putin, come molti commentatori e urlatori da talk show strepitano in questi giorni
Del pacifismo, nelle sue diverse espressioni e gradi di radicalità, dei suoi limiti e delle sue virtù, si discute da sempre. Neppure le fedi religiose ne sono venute a capo. E se ne continuerà a discutere. Ma non si può certo sopportare che venga sbeffeggiato volgarmente, accusato di essere imbelle se non complice dell’aggressione russa contro l’Ucraina, come molti commentatori e urlatori da talk show strepitano in questi giorni.
D’altro canto è anche improprio accusare di bellicismo e legittimazione della guerra quanti, magari richiamandosi all’articolo 51 della Carta delle Nazioni unite, quello dedicato al diritto all’autodifesa, ritengono che di fronte a una enorme sproporzione di forze un paese aggredito debba essere sostenuto, anche con la fornitura di armi, per la difesa della sua indipendenza e autodeterminazione. Non è un caso che il movimento tedesco contro la guerra abbia preferito, in diverse occasioni di mobilitazione, aggirare la questione per evitare incolmabili fratture. Tuttavia, il problema non manca di riproporsi.
Se non ci si vuole ispirare al modello di Masada (l’estrema resistenza ebraica contro Roma, finita in un suicidio collettivo) converrebbe dismettere tonalità eroiche e disporsi a forme di resistenza e di conflitto meno suicidarie e alla fine più efficaci e compatibili con il lavoro diplomatico della guerra totale che il precipitoso riarmo dell’Ucraina e l’irresponsabile civettare di Zelensky con la terza guerra mondiale sembrano suggerire. Libertà o morte è una formulazione retorica del tutto irrazionale. I morti non sono liberi ma semplicemente morti. L’antica saggezza dei disertori non smette di ripetercelo, contro la miserabile celebrazione del sacrificio e del sacro suolo
Leggi tutto: Un argomento pacifista: la confusione tra Ue Nato regna sovrana - di Marco Bascetta
Commenta (0 Commenti)Per l'ex presidente di Emergency l'unica soluzione possibile è il disarmo totale, una sfida che il movimento pacifista e non violento deve raccogliere e vincere a tutti i costi quando il conflitto in Ucraina sarà concluso. Ne va della vita dei nostri figli
Con Emergency di tragedie ne ha viste e vissute tante. Una lunga avventura per proteggere i diritti e le vite degli altri che Cecilia Strada, figlia del fondatore dell’organizzazione umanitaria Gino, attivista e saggista, adesso prosegue con ResQ People saving people, una Onlus che soccorre i naufraghi nel Mediterraneo, sulla rotta migratoria tra Africa ed Europa. Quando pensa a questa guerra alle porte del nostro continente dice che va fermata, “non abbiamo alternative: buttarla fuori dalla storia credo che sia l’unica opzione realistica che abbiamo, se teniamo alla pelle dei nostri figli”. L’abbiamo incontrata alla manifestazione di Roma del 5 marzo “Europe for peace”, una mobilitazione partecipata che però, come hanno fatto notare in molti, è arrivata in ritardo rispetto allo scoppio del conflitto in Ucraina.
Che cosa pensa di questa critica?
Questa è stata la prima iniziativa nazionale, ma nelle ultime settimane ce ne sono state altre, in tante città. Io vengo da Milano, dove abbiamo visto presidi molto partecipati, sebbene questo strumento negli ultimi anni non raccolga grandi folle. Vuol dire che su questo tema c’è sensibilità.
Crede che le persone abbiano paura?
Beh sì, c’è paura. Io naturalmente mi auguro che la guerra si concluda il prima possibile per via diplomatica. Poi però c’è qualcosa che dobbiamo fare dal giorno immediatamente dopo: cambiare il sistema. Dobbiamo renderci conto che quando questa guerra finirà, ce ne saranno altre
Leggi tutto: Cecilia Strada: buttare la guerra fuori dalla storia - di Patrizia Pallara
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