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Commento. L'epidemia da Covid 19 e le nuove povertà: alcuni strumenti necessari per creare un muro di contenimento

 

La crisi sanitaria che stiamo vivendo a causa del Covid19 ci ha costretto a importanti sacrifici da un punto di vista economico, ma anche a ripensare il nostro sistema di welfare e di tutela del reddito da lavoro. Quella che inizialmente era una crisi sanitaria, sta infatti aprendo una nuova questione sociale. Uno degli effetti più evidenti del Coronavirus è l’impoverimento generale della popolazione. Il rischio è che il tasso di povertà continui a crescere, con parametri del tutto diversi.

Diversi da quelli tradizionali, poiché i nuovi poveri sono persone che fino a un mese fa avevano un reddito da lavoro. Secondo uno studio della Banca d’Italia fino a 260mila famiglie potrebbero cadere in povertà se l’emergenza durasse due mesi. Numero destinato a salire a 360mila unità se la pandemia dovesse prolungarsi.

Di fronte a questi numeri che prefigurano una vera e propria frana sociale, è urgente intervenire con dei muri di contenimento. Gli interventi varati dal Governo vanno nella giusta direzione ma purtroppo non sono esaustivi. Nello scenario attuale abbiamo tre grandi strumenti, non necessariamente alternativi, di sostegno al reddito delle famiglie e dei lavoratori: gli ammortizzatori sociali in deroga anche per le piccole imprese e tutelano tutta la platea del lavoro dipendente, anche temporaneo o part-time (da questo punto di vista sono stati fatti notevoli passi in avanti verso l’universalità degli aiuti ai lavoratori); l’una tantum da 600 euro per il lavoro autonomo e parasubordinato; il Reddito di Cittadinanza a favore delle persone in povertà assoluta.

Tre misure fondamentali, ma che da sole non riescono a coprire al 100% della platea dei lavoratori. Rimangono fuori da qualunque copertura assicurativa alcune categorie di lavoratori che, seppure “residuali”, rappresentano un numero significativo di persone che da un giorno all’altro si è ritrovata senza alcuna fonte di reddito. Gli addetti al settore domestico (colf e badanti), gli stagionali e intermittenti non coperti dal Cura Italia, così come gli atipici non dipendenti e gli autonomi che non “rientrano” nel decreto. Ma ci sono ancora due gruppi di persone: i lavoratori completamente in nero e i cittadini non italiani in condizioni di irregolarità, si pensi ai braccianti agricoli: si pensi al caso di Rosarno.

Per tutte queste categorie è urgente trovare risposte rapide e immediate, che garantiscano la tenuta sociale del Paese. La strada che l’Esecutivo sembra percorrere – e che sarebbe auspicabile – segue un doppio binario. Il primo è un sussidio temporaneo per i lavoratori “scoperti” (poco meno di due milioni di persone). Il secondo è la distribuzione di buoni spesa o d’acquisto diretto di generi alimentari da consegnare alle persone in difficoltà da parte delle singole Amministrazioni.

Fondamentale è e sarà il ruolo del terzo settore, esplicitamente riconosciuto dal Presidente del Consiglio, che insieme agli enti locali è un soggetto di prossimità e di sostegno alle comunità nel prendersi cura dei disabili, degli anziani, dei poveri, dei senza dimora e di quanti hanno bisogno di aiuto. Secondo la direzione tracciata da Governo, il welfare territoriale potrà supportare i Comuni non solo nell’erogazione degli aiuti che dovranno elargire, ma anche nella mappatura delle fragilità dei territori e nella ricostruzione della geografia della povertà.

Infine sarà necessario modificare il RdC. Si dovrà pensare a una deroga al RdC che preveda, a fronte di un incremento del fondo stesso, da una parte una riduzione a due anni del periodo di residenza minimo in Italia dall’altra la maggior eliminazione possibile di alcuni vincoli burocratici. L’occasione sarebbe importante anche per lavorare sulla questione della scala di equivalenza, che come Alleanza contro la povertà da tempo richiamiamo: attualmente penalizza le famiglie numerose e con minori.

Sono misure di equità, che avrebbero impatti relativamente limitati nei conti pubblici (date le risorse che si mobilitano in questo momento). Gli interventi da fare sono molti e occorre procedere con misura, con attenzione al frastagliato panorama sociale del Paese.

*L’autore è presidente Acli e portavoce Alleanza contro la povertà