Destra divisa Gli azzurri garantiscono disciplina al Senato, alla Camera resta il rischio franchi tiratori
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani e il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture e leader della Lega, Matteo Salvini, al comizio di chiusura della campagna elettorale per il candidato alla presidenza della Regione Liguria per il centrodestra Marco Bucci a Genova, 25 ottobre 2024.
ANSA/LUCA ZENNARO
È l’eterno centrodestra, quello che, parola di premier, si presenterà alle elezioni «per quello che è sempre stato». Ma il centrodestra modello 2026 è un campo in cui gli alleati si guardano con sospetto, si sgambettano, si dividono su provvedimenti che sembrano questioni specifiche ma rinviano a prospettive di fondo. Meloni prova rimettere ordine d’imperio e lo fa sul fronte più esposto e delicato di tutti, la legge elettorale.
DOPO AVERCI PENSATO bene, la premier ha deciso di sfidare a viso aperto Forza Italia. Al Senato l’emendamento sulle preferenze ci sarà con tanto di esplicita minaccia, se non dovesse passare, di portare tutti al voto già in autunno. Addirittura in ottobre. Gli azzurri la avevano messa giù dura, minacciando di bocciare le preferenze anche col voto palese. Non lo faranno. Chiederanno modifiche e «limature», più per salvare la faccia dopo i ruggiti a vuoto che per altro. «Ci sono malumori in tutti i partiti e a noi la legge va bene così com’è ma se ci sarà un emendamento lo si esaminerà con grande serenità e interesse». Un annuncio di resa onorevole. L’emendamento di Noi moderati c’è già e prevede la parità di genere. Quello di FdI, salvo ripensamenti arriverà e stavolta eviterà di irritare le donne dell’intera coalizione. Nel voto palese non ci saranno problemi.
ALLA CAMERA, dove la legge dovrà tornare ed essere votata a voto segreto, le cose potrebbero rivelarsi più difficili e più deflagranti. Con la segretezza di mezzo le dinamiche non sono mai del tutto controllabili, e a maggior ragione quando i motivi di frizione si moltiplicano. Sulle intercettazioni i tricolori e gli azzurri sono al muro contro muro e il braccio di ferro paralizza in commissione il dl su sicurezza e immigrazione. FdI insiste sulle intercettazioni a strascico, e poco male se la posizione appare un tantinello contraddittoria alla luce del caso Delmastro. Fi non molla. «Perché dovremmo cambiare una legge che abbiamo cambiato noi?», si chiede serafico Tajani e il dl, con solo 30 emendamenti su 577 esaminati, resta al palo. Salvo guizzi finali arriverà in aula senza relatore, con maggioranza spaccata, e vinca il migliore.
LA DISFIDA sulle intercettazioni non è l’unico handicap che grava sul decreto. L’annunciato emendamento unitario della maggioranza sullo stop ai risarcimenti non è mai arrivato. Ci sono dubbi tecnici, in particolare sulla ammissibilità e omogeneità di un provvedimento che attiene alla giustizia civile infilato in un dl che riguarda invece quella penale. Il problema c’è davvero ma nasconde anche un dissenso di ben più vaste dimensioni sull’intero capitolo estensione della legittima difesa.
LA LEGA INSISTE con la proposta Borghi: nessun obbligo di proporzionalità tra l’offesa e la reazione, fuoco ad alzo zero. Forza Italia contesta. «Chi entra in casa altrui, magari armato, non può pretendere di essere risarcito», assicura il viceministro della Giustizia azzurro Sisto. Ma il giro di vite deve fermarsi qui: «Non si possono cancellare princìpi fondamentali come quello della proporzionalità». FdI è parecchio infastidita dalla sparata leghista che sa bene essere costituzionalmente irricevibile. Ma non se la sente di ammetterlo e resta acquattata.
Il partito della premier però fa qui i conti senza l’oste, nella persona di Roberto Vannacci, guastatore di professione. Futuro nazionale ha presentato ieri la sua proposta di legge (ad personam, scritta dall’avvocato futurista del gioielliere) più insidiosa di quella leghista. Mantiene saldo, sulla carta, il principio di proporzionalità ma introduce il concetto di «pericolo percepito» al posto dell’attuale «grave turbamento» e allarga il perimetro nel quale la difesa si considera legittima alle immediate vicinanze dell’abitazione o del negozio in cui si è consumato il crimine. È un ddl ma per fare prima sarà anche trasformato in emendamento a quel dl sicurezza che è già un campo di battaglia.
Se le tensioni latenti a destra sono arrivate di colpo così vicino al punto di rottura, in fondo, è proprio per le azioni da commando di Vannacci. Che si tratti di una strategia pianificata per cacciare gli azzurri e sostituirli, Fn non lo nasconde: «Il dialogo con noi è possibile. Peccato che Meloni si ostini a discutere con Fi». Più chiaro di così.
