Camici compiacenti La perquisizione di ventitré colleghi medici e l’accusa di associazione a delinquere nei confronti del dottor Nicola Cocco è il rovesciamento della realtà
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La perquisizione di ventitré colleghi medici e l’accusa di associazione a delinquere nei confronti del dottor Nicola Cocco è il rovesciamento della realtà. Chi cerca di tutelare la salute, la dignità e la qualità di vita, come recita il Codice di deontologia Medica, è perseguitato.
Chi invece antepone la ragione di Stato all’etica professionale è celebrato come un professionista degno di rispetto.
Riporto qui ampi estratti di una segnalazione che il dottor Cocco e il sottoscritto hanno inviato il 3 giugno al presidente dell’Ordine dei medici di Milano. Siamo ancora in attesa di una risposta.
«Nel gennaio di quest’anno a Milano, un medico, certificava l’idoneità del signor (…) alla permanenza presso il Cpr. Il certificato riportava parametri vitali normali, ma veniva omesso totalmente un quadro di polidipendenza cronica grave (cocaina, crack, hashish) e una fragilità psichiatrica con numerose cicatrici da pregresso autolesionismo.
Ci chiediamo se tali modalità di valutazione siano compatibili con l’articolo 3 della Direttiva del ministero dell’Interno del 19 maggio 2022, che impone uno screening rigoroso volto a identificare patologie psichiatriche e dipendenze che rendano il soggetto incompatibile con la vita in comunità ristretta. … Riteniamo che possa essere violato l’articolo 32 del Codice di deontologia Medica, che afferma che “il medico tutela la persona in condizioni di vulnerabilità o fragilità psico-fisica, sociale o civile in particolare quando ritiene che l’ambiente in cui vive non sia idoneo a proteggere la sua salute, la dignità e la qualità di vita”. Certificare “idoneo” un paziente con grave tossicodipendenza e ideazione suicidaria potrebbe significare una sua più facile esposizione a un rischio vitale».
Un mese dopo, a febbraio uno specialista psichiatra ha concluso per l’assenza di «sintomi psichiatrici acuti». Affermazione scontratasi con un nuovo tentativo di autolesionismo messo in atto dal signor (…) soli cinque giorni dopo la visita. Finalmente, nel marzo 2026 un giudice di Pace di Milano, «preso atto del “pericolo imminente per la salute e per la vita”, ha ordinato l’immediato il trasferimento in una struttura sanitaria pubblica idonea».
Assistiamo a un paradosso inaccettabile, scrivevamo lo scorso giugno: mentre alcuni colleghi che hanno in scienza e coscienza, «certificato la “non idoneità” sono stati indagati e sottoposti a gogna mediatica, nessuna istituzione, né alcun media, ha ritenuto di sollevare alcuna questione verso i medici che rilasciano idoneità che vengono poi smentite dai giudici».
Concludevamo la segnalazione, chiedendo al presidente dell’Ordine dei medici di Milano se le prassi attualmente in atto nell’Ats (agenzia di tutela della salute) siano rispettose del codice deontologico.
Una storia simile ha riguardato un altra persona, palestinese, con una diagnosi di tossicodipendenza e di disturbo di personalità, operaio in Italia, trovato senza regolare permesso di soggiorno è rinchiuso nel Cpr di Milano. Trascorrono pochi giorni ed è trasferito urgentemente al pronto soccorso: ingestione di coccio di ceramica e tagli con oggetti appuntiti su collo e arto superiore sinistro. Per lo psichiatra si tratta di gesti autolesionistici contro un possibile rimpatrio in Palestina. Riferisce di avere una figlia in Palestina deceduta quattro anni fa e una moglie anch’essa deceduta. Secondo lo psichiatra, il paziente non presenta acuzie psichiatriche e viene riportato al Cpr. Dopo tre giorni è nuovamente al pronto soccorso, riferisce di essere in terapia con: Lyrica, Valium e Lorazepam; mentre aspetta di essere visitato, nonostante la presenza di agenti di polizia, si procura ferite con oggetto metallico, al collo, arti inferiori e addome. Dimesso, viene riportato nel Cpr: «Non emergono sintomi di criticità sul piano psicopatologico».
Se qualche medico dovesse mai essere inquisito o radiato dall’Albo, come chiede Salvini, i magistrati dovrebbero rivolgere altrove lo sguardo.
