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Sicurezza energetica La premier in Norvegia risponde alla lettera della leader Pd e così si sceglie l’avversaria

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8d715a17-1118-4031-b0fa-9091b46f5a56 La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni incontra il primo ministro laburista norvegese Jonas Gahr Store a Oslo – Foto LaPresse

Proprio all’ultimo momento, nella risposta che conclude la conferenza stampa di Oslo in tandem con il primo ministro norvegese Store, Meloni risponde alla segretaria del Pd. Elly Schlein le aveva indirizzato una lettera aperta, proponendo collaborazione tra il suo partito e il governo per affrontare la crisi energetica spendendo al meglio i 14 miliardi concessi dalla Ue. Non solo parole, stavolta: Schlein elenca infatti cinque precise proposte di intervento. La risposta è a tratti tagliente: «Approfondirò senza pregiudizi. Mica come l’opposizione che pur di contestare il governo quasi chiede di continuare a pagare il bollo». Tira acqua al proprio mulino: «Intanto sono contenta dell’implicito riconoscimento dei meriti del governo». Però nel complesso la replica è positiva: «Se ci sono proposte sensate e utili le prenderò certamente in considerazione». Le due leader hanno un interesse in comune. Schlein ha preso carta e penna anche per chiarire che è lei la controparte della premier, leader dell’opposizione. Meloni mira a una sfida polarizzata al massimo ma vuole trovarsi di fronte la segretaria del Pd, non Conte. L’apertura di Oslo, perché di questo a conti fatti si tratta, spinge in quella auspicata direzione.

L’ESCURSIONE DI IERI in Norvegia, la prima visita di un capo di governo italiano da 15 anni, aveva come primo e principale obiettivo garantire all’Italia fonti di approvvigionamento energetico differenziate. Da quattro anni la politica estera è il terreno sul quale la premier si muove meglio e questa missione conferma la regola. Meloni e Store si sono trovati d’accordo non solo sugli acquisti di gas, ma anche sul progetto comune di allargare a macchia d’olio la cooperazione. Difesa, materie prime critiche, investimenti reciproci, Africa: una «partnership a tutto campo» che però, per la premier, si riassume in una parola sola, «sicurezza», perché tutto, in fondo, rinvia alla necessità di far sentire sicuri i cittadini. Nella danza di complimenti e riconoscimenti reciproci, Meloni, tra le righe, quasi candida Store al ruolo, al momento inesistente, di rappresentante dell’Europa nelle trattative, altrettanto chimeriche, con Mosca. La premier è convinta che individuare e formalizzare «chi parla a nome dell’Europa tutta, non solo della Ue» sia necessario. E forse «immaginare personalità che provengono da nazioni di media grandezza, schierate con l’Ucraina, che conoscono la Russia e hanno buoni rapporti con gli americani potrebbe essere utile e interessante». Con lo sguardo puntato sul collega che la affianca.

QUELLA IN NORVEGIA è una vera missione diplomatica. I rapporti con il Paese, il quarto fornitore di gas all’Italia e destinato a crescere d’importanza, sono fondamentali. Ma è anche un passo ulteriore nella controffensiva lanciata dalla premier con la mossa a sorpresa dell’abolizione del bollo. Misura che, ha chiarito ieri in un laconico post, non è limitata al 2027 ma diventerà strutturale con la prossima manovra. Quel provvedimento è una scelta strategica precisa. Le coperture verranno dai risparmi sul Pnrr, che sarebbero però dovuti servire per le scuole e gli ospedali di prossimità. Meloni ha scelto di dirottarli in una misura ad alto rendimento in termini di popolarità immediata e questa sarà la rotta nei prossimi mesi. Forse davvero sino al prossimo autunno, anche se l’ipotesi di urne aperte in primavera non è uscita dai radar ed è anzi ancora l’eventualità considerata più probabile.

ANCHE QUANDO PARLA della Russia e dell’Europa, Meloni calibra i toni con un occhio rivolto al fronte interno. Quasi boccia il Consiglio di sicurezza europeo proposto da von der Leyen: «Eviterei doppioni rispetto alla Nato». Conferma la decisione comune di sostenere strenuamente «la resilienza dell’Ucraina fino a una pace giusta e duratura». Però frena a tavoletta sulla tentazione di rispondere alle «provocazioni» russe: «Si stanno moltiplicando perché Putin deve spostare l’attenzione da una guerra che non va come prevedeva. Dobbiamo chiederci a chi convenga un’escalation e agire di conseguenza». Tra quelli a cui «l’escalation converrebbe» c’è Putin ma c’è anche, in patria, il nemico Vannacci. Ci andrebbe a nozze.