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Difficile sottrarsi alla tentazione di un confronto fra coloro che la Costituzione la emanarono e coloro che oggi la stanno manomettendo.

Fra i padri costituenti c’erano Giuseppe Dossetti, Piero Calamandrei, Benedetto Croce, Palmiro Togliatti, Alcide De Gasperi, Nilde Jotti, Pietro Nenni. Uomini e donne di grande statura politica, culturale e morale, politici che seppero anteporre l’interesse del Paese alle ragioni di parte.

Parole alte e nobili accompagnarono il voto a larghissima maggioranza che segnò l’atto di nascita della Costituzione. Il presidente dell’Assemblea Umberto Terracini la definì “un solenne patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano”.

Di ben altra pasta appaiono i fautori della “riforma”. Ben altri i propositi e il linguaggio, infarcito di slogan propagandistici, falsità, insolenze.

Altri tempi, si dirà, ma soprattutto altre teste e un abisso fra il senso dello Stato di allora e l’avventurismo dei nostri giorni.

 

 

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Dall'inizio dell'anno, in Italia sono state uccise 123 donne dagli uomini che dicevano di amarle.
La violenza fisica e verbale annienta il fisico e la psiche, ognuno che non lo ha provato forse non immagina nemmeno come si debba sentire una donna in queste situazioni.
Le donne vengono isolate, allontanate dai parenti e dagli amici, ogni piccola cosa diventa una scusa per offendere , denigrare e anche picchiare.Nonostante in questi anni si siano fatti passi avanti, è ancora molto difficile denunciare e chiedere aiuto specialmente se ci sono figli minorenni e se la donna non ha un lavoro.
Questi tipi di uomini molto spesso vietano alla compagna di lavorare per avere il completo controllo della situazione economica e familiare.
La società tutta ha la responsabilità di questi femminicidi, ed oltre ad un massiccio lavoro culturale occorre che gli uomini, quelli che si possono chiamare ancora così ,siano a fianco delle donne e non le lascino sole in questa durissima battaglia di civiltà.
Lo dobbiamo a tutte le vittime e ai loro figli.
 
Rita
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Prendendo a riferimento la situazione economica, il lavoro e la salute, l’Istat fa sapere che cresce in misura sorprendente la soddisfazione degli italiani per le loro condizioni di vita. Non accadeva da cinque anni: lo stesso istituto ha documentato il contrario fino all’altro ieri.

Ad essere particolarmente soddisfatti sarebbero i giovani e gli anziani. Ohibò, cos’è successo di tanto importante senza che ce ne accorgessimo? Forse nei giorni scorsi il governo ha rimediato ai guasti prodotti dalla “buona scuola” e ha decretato l’abolizione dei voucher, forse sono stati rinnovati i contratti e ristabilite le tutele tagliate col Jobs act. E, chissà, forse ha messo mano allo scandalo delle pensioni d’oro e aumentato quelle più basse, così come potrebbe aver assunto decisioni efficaci per consentire agli oltre dieci milioni di persone di accedere alle cure di cui hanno bisogno e che non possono permettersi.

In realtà non è successo nulla di tutto questo. Di nuovo c’è soltanto che siamo ormai a pochi giorni dal referendum del 4 dicembre. Un appuntamento decisivo per dire NO allo stravolgimento della Costituzione e per mandare a dire a lor signori che la finiscano di prenderci per il c…

 

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Michael Moore:

Cinque cose da fare dopo la vittoria di Trump

 

di Michael Moore, da facebook.com

1. Restituire il Partito Democratico al popolo. Ha fallito miseramente.

2. Licenziare chi ha fatto previsioni sbagliate: esperti, profeti, sondaggisti, chiunque del mondo della comunicazione si sia rifiutato di ascoltare o riconoscere cosa stava realmente accadendo. Quegli stessi parolai ora ci diranno che dobbiamo “superare le divisioni” e “unirci”. Diranno ulteriori balle nei giorni a venire. Spegneteli.

3. Ogni membro democratico del Congresso che oggi non si sia svegliato con la voglia di combattere, resistere e ostacolare come hanno fatto i repubblicani con Obama tutti i giorni degli ultimi otto anni, si faccia da parte e lasci il posto a chi è pronto ad arginare la follia che sta per cominciare.

4. Basta dire che siete “scioccati” e “sconvolti”. Dovreste piuttosto dire che avete vissuto in una bolla e non avete fatto attenzione ai vostri fratelli americani più disperati. Per anni sono stati ignorati da entrambi i partiti, la rabbia e la voglia di vendetta contro il sistema non ha fatto che aumentare. Poi è arrivata la star della tv il cui piano era distruggere i partiti, quindi la vittoria di Trump non è una sorpresa. Trattare Trump come fosse uno scherzo non ha fatto che renderlo più forte. E’ una creatura dei media, ma anche una creazione dei media.

5. Hillary ha vinto il voto popolare, ricordatelo a chiunque incontrate. La maggioranza dei votanti l’ha preferita a Trump. Punto e basta. E’ un dato di fatto. L’unico motivo per cui lui è stato eletto presidente è una folle e arcana idea datata diciottesimo secolo e chiamata Collegio elettorale. Finché non la cambiamo, continueremo ad avere presidenti che non abbiamo eletto e che non vogliamo. Viviamo in un Paese dove la maggioranza è d’accordo sul cambiamento in atto, sulla parità di salario fra uomini e donne, sull’educazione libera da debiti. Una maggioranza di cittadini che non vuole invadere altri paesi, vuole un aumento del salario minimo e un sistema sanitario che funzioni, insomma una maggioranza che ha posizioni “liberali”. Ci manca solo la leadership liberale per realizzare tutto questo.

(11 novembre 2016)

 

 

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DAL DISCORSO CONCLUSIVO DI PAPA FRANCESCO

...Vorrei sottolineare due rischi che ruotano attorno al rapporto tra i movimenti popolari e politica: il rischio di lasciarsi incasellare e il rischio di lasciarsi corrompere.

Primo, non lasciarsi imbrigliare, perché alcuni dicono: la cooperativa, la mensa, l’orto agroecologico, le microimprese, il progetto dei piani assistenziali... fin qui tutto bene. Finché vi mantenete nella casella delle “politiche sociali”, finché non mettete in discussione la politica economica o la politica con la maiuscola, vi si tollera... Quando voi, dal vostro attaccamento al territorio, dalla vostra realtà quotidiana, dal quartiere, dal locale, dalla organizzazione del lavoro comunitario, dai rapporti da persona a persona, osate mettere in discussione le “macrorelazioni”, quando strillate, quando gridate, quando pretendete di indicare al potere una impostazione più integrale, allora non ci si tollera, non ci si tollera più tanto perché state uscendo dalla casella, vi state mettendo sul terreno delle grandi decisioni che alcuni pretendono di monopolizzare in piccole caste... 

Il secondo rischio, vi dicevo, è lasciarsi corrompere. Come la politica non è una questione dei “politici”, la corruzione non è un vizio esclusivo della politica. C’è corruzione nella politica, c’è corruzione nelle imprese, c’è corruzione nei mezzi di comunicazione, c’è corruzione nelle chiese e c’è corruzione anche nelle organizzazioni sociali e nei movimenti popolari. E’ giusto dire che c’è una corruzione radicata in alcuni ambiti della vita economica, in particolare nell’attività finanziaria, e che fa meno notizia della corruzione direttamente legata all’ambito politico e sociale. E’ giusto dire che tante volte si utilizzano i casi corruzione con cattive intenzioni. Ma è anche giusto chiarire che quanti hanno scelto una vita di servizio hanno un obbligo ulteriore che si aggiunge all’onestà con cui qualunque persona deve agire nella vita...

A qualsiasi persona che sia troppo attaccata alle cose materiali o allo specchio, a chi ama il denaro, i banchetti esuberanti, le case sontuose, gli abiti raffinati, le auto di lusso, consiglierei di capire che cosa sta succedendo nel suo cuore e di pregare Dio di liberarlo da questi lacci. Ma, parafrasando l’ex-presidente latinoamericano che si trova qui, (l'ex Presidente dell'Uruguay, José Mujica , ndr) colui che sia affezionato a tutte queste cose, per favore, che non si metta in politica, che non si metta in un’organizzazione sociale o in un movimento popolare, perché farebbe molto danno a sé stesso, al prossimo e sporcherebbe la nobile causa che ha intrapreso. E che neanche si metta nel seminario!

LEGGI IL TESTO INTEGRALE

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Eravamo in 120 alla cena a base di paella e sangría organizzata da L’Altra Faenza per raccogliere fondi da destinare in solidarietà alle popolazioni terremotate del Centro Italia e al sostegno della campagna per il NO al referendum costituzionale. Bella serata, ottima tavola, buona musica e, soprattutto, un senso di comunità che è sempre più difficile trovare negli ambienti della politica. Erano presenti, fra i tanti altri, l’on. Giovanni Paglia di Sinistra Italiana, Eddy Necki consigliere comunale de L’Altra Faenza, Sauro Bacchi presidente dell’Anpi di Faenza, dirigenti sindacali e persone impegnate nel volontariato e nelle associazioni.

Incontri come questi danno il senso di essere sulla strada giusta nel difendere idee e valori che hanno radici salde e profonde qui come altrove. E danno più energia nel difendere la Costituzione da manovre pericolose quanto sgangherate.

 

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