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DAL DISCORSO CONCLUSIVO DI PAPA FRANCESCO

...Vorrei sottolineare due rischi che ruotano attorno al rapporto tra i movimenti popolari e politica: il rischio di lasciarsi incasellare e il rischio di lasciarsi corrompere.

Primo, non lasciarsi imbrigliare, perché alcuni dicono: la cooperativa, la mensa, l’orto agroecologico, le microimprese, il progetto dei piani assistenziali... fin qui tutto bene. Finché vi mantenete nella casella delle “politiche sociali”, finché non mettete in discussione la politica economica o la politica con la maiuscola, vi si tollera... Quando voi, dal vostro attaccamento al territorio, dalla vostra realtà quotidiana, dal quartiere, dal locale, dalla organizzazione del lavoro comunitario, dai rapporti da persona a persona, osate mettere in discussione le “macrorelazioni”, quando strillate, quando gridate, quando pretendete di indicare al potere una impostazione più integrale, allora non ci si tollera, non ci si tollera più tanto perché state uscendo dalla casella, vi state mettendo sul terreno delle grandi decisioni che alcuni pretendono di monopolizzare in piccole caste... 

Il secondo rischio, vi dicevo, è lasciarsi corrompere. Come la politica non è una questione dei “politici”, la corruzione non è un vizio esclusivo della politica. C’è corruzione nella politica, c’è corruzione nelle imprese, c’è corruzione nei mezzi di comunicazione, c’è corruzione nelle chiese e c’è corruzione anche nelle organizzazioni sociali e nei movimenti popolari. E’ giusto dire che c’è una corruzione radicata in alcuni ambiti della vita economica, in particolare nell’attività finanziaria, e che fa meno notizia della corruzione direttamente legata all’ambito politico e sociale. E’ giusto dire che tante volte si utilizzano i casi corruzione con cattive intenzioni. Ma è anche giusto chiarire che quanti hanno scelto una vita di servizio hanno un obbligo ulteriore che si aggiunge all’onestà con cui qualunque persona deve agire nella vita...

A qualsiasi persona che sia troppo attaccata alle cose materiali o allo specchio, a chi ama il denaro, i banchetti esuberanti, le case sontuose, gli abiti raffinati, le auto di lusso, consiglierei di capire che cosa sta succedendo nel suo cuore e di pregare Dio di liberarlo da questi lacci. Ma, parafrasando l’ex-presidente latinoamericano che si trova qui, (l'ex Presidente dell'Uruguay, José Mujica , ndr) colui che sia affezionato a tutte queste cose, per favore, che non si metta in politica, che non si metta in un’organizzazione sociale o in un movimento popolare, perché farebbe molto danno a sé stesso, al prossimo e sporcherebbe la nobile causa che ha intrapreso. E che neanche si metta nel seminario!

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Eravamo in 120 alla cena a base di paella e sangría organizzata da L’Altra Faenza per raccogliere fondi da destinare in solidarietà alle popolazioni terremotate del Centro Italia e al sostegno della campagna per il NO al referendum costituzionale. Bella serata, ottima tavola, buona musica e, soprattutto, un senso di comunità che è sempre più difficile trovare negli ambienti della politica. Erano presenti, fra i tanti altri, l’on. Giovanni Paglia di Sinistra Italiana, Eddy Necki consigliere comunale de L’Altra Faenza, Sauro Bacchi presidente dell’Anpi di Faenza, dirigenti sindacali e persone impegnate nel volontariato e nelle associazioni.

Incontri come questi danno il senso di essere sulla strada giusta nel difendere idee e valori che hanno radici salde e profonde qui come altrove. E danno più energia nel difendere la Costituzione da manovre pericolose quanto sgangherate.

 

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Ken Loach vince a Cannes, la Boschi decide chi sono i veri partigiani, Eugenio Scalfari affascinato a giorni alterni da Renzi dichiara ufficialmente che voterà No al referendum costituzionale, gli austriaci a un passo dal baratro forse santificano un verde, beh, non c'è che dire, il mondo è un pò pazzo e la speranza è l'ultima a morire!

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Per la prima volta nella storia d’Italia l’aspettativa di vita degli italiani è in calo.
Lo afferma il rapporto Osservasalute presentato nei giorni scorsi; ma subito si affretta a dire che è legato ad una riduzione della prevenzione. 
Aumentate del 16 per cento le morti sul lavoro nel 2015. Nei giorni scorsi l'Inail aveva lanciato l'allarme sull'abuso dei voucher, utilizzati per coprire l’infortunio e nascondere il lavoro in nero.
Ma subito il Tg1 si è affrettato a dire che nei primi 4 mesi del 2016 invece sono diminuiti: come se fosse un dato significativo. Non aveva certo fatto lo stesso nei primi 4 mesi del 2015! 

L’ottimismo propagandistico di ispirazione renziana impedisce ai giornalisti di guardare in faccia la realtà: magari, così, solo in via di ipotesi, si potrebbe anche pensare che la crisi economica che si è voluto colpisse soprattutto, se non esclusivamente i più deboli, ha indotto un po’ di anziani a rinunciare a visite ed esami o addirittura a medicinali i cui ticket erano aumentati, o per i quali hanno perduto l’esenzione.
Oppure ipotizzare che i lavoratori hanno cominciato ad accettare condizioni peggiori sui luoghi di lavoro perché oramai anche per il governo il sindacato è inutile, quando non addirittura un nemico?
Dico così, magari appunto solo come ipotesi. E no, sarebbe troppo e comporterebbe una qualche responsabilità del governo. Allegria! Allegria! che con l’ottimismo si esce dalla crisi

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“Io sto con Marchionne” ha ripetuto Renzi nei giorni scorsi. Non è certo una novità, forse ha voluto rinfrescarci la memoria. E, tanto per completare il concetto, è tornato a dare addosso ai sindacati. Fateci capire: Berlusconi e i governi di centro destra erano alleati degli imprenditori, Renzi e il governo di centro sinistra sono alleati degli imprenditori. Ma allora, chi sta coi lavoratori? Che siano in pochi lo dimostrano i fatti: disoccupazione, crescenti disuguaglianze, giovani costretti ad andare all’estero, attacco ai diritti, precarietà, contratti scaduti da anni e mai rinnovati.
La sinistra è un’altra cosa, è stare dalla parte dei più deboli, è battersi per l’uguaglianza e la giustizia sociale.

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“Avanti con le riforme” ripete Renzi tutti i giorni e in tutte le sedi. “Avanti con le riforme” ripetono i cortigiani in coro. “Avanti con le riforme” incalzano Padoan, Squinzi, Juncker, Moscovici e chissà quanti altri da Roma a Bruxelles.
Mai che dicano a quali riforme si riferiscono. Chissà, forse intendono avviare in Italia una seria politica industriale, un fisco che finalmente colpisca speculatori e grandi evasori, un taglio alle pensioni scandalose, un piano di messa in sicurezza del territorio e di tutela dell’ambiente, interventi efficaci per ridurre le disuguaglianze sociali, un assetto delle istituzioni che restituisca sovranità al Parlamento nel rispetto della Costituzione. Di lavoro da fare ce n’è davvero tanto. Che siano queste le riforme che intendono fare?
E un nostro diritto sapere cos’hanno in testa. La cosa ci riguarda, eccome.

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