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L’esercizio del voto, nelle moderne democrazie, è fondamento della sovranità popolare. C’è voluto un secolo di lotte per la conquista del suffragio universale.
Accade che la Grecia vada alle elezioni e le Borse crollino. Qualcosa non torna. C’è dunque incompatibilità fra la democrazia e i mercati? La democrazia e il voto vanno bene a condizione che in ballo non ci siano gli affari di “lor signori”?

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“La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico”.

Enrico Berlinguer, 1981

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“Ora basta, pretendo lealtà!”. Così Renzi all’assemblea del PD del 14 dicembre. Ma, scusate, non è il Renzi che twittava “Enrico, stai sereno”, che garantiva “Non vado al governo senza passare dal voto”, che ha pugnalato alle spalle Prodi candidato di tutto il PD alla presidenza della Repubblica? Adesso “pretende” lealtà. Merita quella che lui stesso ha dimostrato, né più né meno. Vale a dire nessuna.

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Jobs act, tutti contenti?
Con l’ennesimo voto di fiducia, il governo ha imposto la “controriforma del lavoro”, il Jobs act, a un Parlamento ormai svuotato delle funzioni assegnategli dalla Costituzione.

Renzi esulta: “E’ la riforma più di sinistra mai fatta”.
Esulta anche Alfano: “Col Jobs act stiamo realizzando il programma di centrodestra con un governo di sinistra”.
Ancora più giocondo Schifani: “L’approvazione del Jobs act conferma che avevamo visto giusto nell’alleanza con Renzi. Stiamo realizzando riforme, a partire proprio da quella sul lavoro con il superamento dell’art. 18, che non eravamo riusciti a varare nemmeno durante gli anni di governo del centrodestra”.
Contenti tutti, dunque. Tutti meno gli interessati, i lavoratori. Ma questo per i “contenti” è evidentemente un dettaglio trascurabile.

 

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“Sappiamo tutti la durezza dei tempi, delle misure attraverso le quali occorre passare per tentare di restituire slancio e respiro alla nostra economia, per garantire l’occupazione e crearne di nuova, ma vorrei che almeno questo si sentisse: che il dramma dei lavoratori è anche il nostro dramma, che le loro sofferenze sono anche le nostre, perché questa comprensione, questa solidarietà costituiscono la prima condizione per poter studiare, operare, impostare soluzioni concrete ed efficaci”.

Benigno Zaccagnini


“Prima pagina venti notizie ventuno ingiustizie e lo Stato che fa?

Si costerna si indigna s'impegna poi getta la spugna
con gran dignità”.

Fabrizio De Andrè

 

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