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L’aveva già detto Berlusconi: “La Costituzione è superata, datata, frutto di un compromesso catto-comunista”. Ergo: “Governare con questa architettura istituzionale è un inferno”.
Sono trascorsi alcuni anni, il cav. ha l’indice di gradimento floscio, ma la musica è sempre quella. Ora è Renzi a volerci convincere che la Costituzione non va bene perché è vecchia. La Costituzione americana ha 230 anni e a nessuno passa per la testa di cambiarla. Quella della Germania è stata scritta nel 1949 in un contesto simile al nostro, ma ai tedeschi va bene com’è.
Vecchia? Il problema dev’essere un altro.

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Con questo epiteto un amico di gioventù chiamava quei ragazzotti da balera che assumevano ridicoli atteggiamenti alla John Wayne ma si squagliavano subito di fronte ai “veri duri”. Ho pensato a loro guardando il bilancio finale delle roboanti dichiarazioni del nostro presidente del Consiglio che tante preoccupazioni avevano suscitato fra i tremebondi editorialisti nazionali.
Aveva chiesto subito la “bad bank” e dopo che tre o quattro anni fa Germania, Spagna e altri hanno salvato con aiuti diretti di stato un enorme numero delle loro banche ora la vittoria sarebbe che “le sofferenze verranno vendute ai valori di mercato”, uhhh un affarone!
Aveva sventolato come un suo successo la ripartizione dei migranti in tutti i paesi europei ed ora se va bene si eviterà una sospensione generalizzata del trattato di Schengen per due anni (come dire: amen) in cambio della libertà assoluta dei singoli paesi a sospenderlo a loro piacimento. Padoan e Alfano scodinzolano giulivi al seguito del capo, ma a me non viene in mente altro: duri da operetta!

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Renzi ha sentenziato col solito pressapochismo che “gli italiani aspettano da 70 anni la riforma della Costituzione”. Fu approvata, come si insegna fin dalle scuole medie, il 22 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio del ’48. Il conto è presto fatto. Certo, anche allora non andava bene a tutti, tanto che ci fu chi votò contro: nostalgici del fascismo e della monarchia. Renzi ha scelto una bella compagnia, complimenti! Abbiamo dunque appreso – la sparata è del settembre scorso – che fra i problemi che angustiano gli italiani fin dall’immediato dopoguerra c’è proprio una Costituzione nata male, da riformare.
Qualcuno gli dica che abbiamo a che fare con questioni che si chiamano disoccupazione, mafie, corruzione, evasione fiscale, conflitti di interesse, troppa burocrazia, disuguaglianze sociali. E gli chieda a quali articoli della Costituzione esse sono imputabili.
La verità è che c’è un disperato bisogno di una classe dirigente competente e onesta. E, soprattutto, seria.

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Dopo la giornata di mobilitazione del 27 novembre e dopo aver esposto le ragioni della protesta al Prefetto, i sindacati Cgil, Cisl e Uil sono tornati in piazza e davanti ai supermercati sabato 5 dicembre assieme agli operatori dei Patronati Inca, Inas e Ital. Con queste iniziative, e con quelle che seguiranno, intendono richiamare l’attenzione dei lavoratori, dei pensionati e dei cittadini sulle pesanti conseguenze dei tagli decisi dal governo alle risorse destinate ai Patronati stessi e ai centri di assistenza fiscale, i Caf.

“Tagliare i fondi dei Patronati – affermano – vuol dire negare la gratuità delle tutele assistenziali, colpire i diritti dei più deboli, abbattere il sistema assistenziale italiano”.

E’ bene sapere che non si sta parlando di soldi dello Stato, ma di una modestissima quota prelevata dal monte contributi previdenziali pagati dai lavoratori dipendenti. E che i Patronati sindacali forniscono gratuitamente consulenza, assistenza e tutela a tutti, iscritti e non iscritti.

Un taglio era già stato importo lo scorso anno, qualora dovesse seguirne in altro – per di più sull’attività già svolta – i Patronati non sarebbero più in condizione di continuare a fornire un servizio gratuito.

Il risultato, com’è evidente, si tradurrebbe in un minore accesso alle diverse prestazioni previdenziali ed assistenziali da parte di persone che pur ne hanno diritto. E in un ulteriore colpo inferto alle organizzazioni dei lavoratori.

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Per il ministro Poletti l’orario di lavoro non dev’essere più il parametro al quale rapportare la prestazione di lavoro e quindi la retribuzione. Lui dice che vanno presi a riferimento il risultato e la produttività. Non è un’idea nuova: è la riedizione del cottimo, un sistema iniquo di sfruttamento superato da decenni.
Siamo ad un’ulteriore fase nell’attacco del governo Renzi al mondo del lavoro. Via l’articolo 18, via i contratti, via i sindacati e i patronati. Largo invece ai voucher (riguardano già un milione e mezzo di persone), buoni perché non prevedono robe antiquate come i diritti, le indennità di malattia e di maternità, le ferie e la 13ª, una pensione per vivere.
Viene da chiedersi quale modello di società hanno in testa. Viene da chiedersi quando lavoratori e disoccupati si stuferanno e li manderanno a casa. O a lavorare davvero, ma alle condizioni che loro stessi stanno imponendoci.

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Stamattina ho letto un articolo di Bernardo Valli su Repubblica. Mi sono distratto un attimo e ho dimenticato di quale paese stava parlando.
Mi ha fatto una certa impressione.
Volete provare anche voi ad avere la stessa sensazione?
Vi ho preparato un piccolo giochino. Se volete provate. 

“Il suo partito, (..A..) ha sfiorato il (..B..) per cento dei suffragi, quoziente che assegna almeno (..C..) seggi, su, (..D..) quasi il numero che consentirebbe di promuovere il referendum necessario per dare alla Costituzione un'impronta presidenzialista, come vorrebbe (…E..). Ma che consente soprattutto di governare da solo. Senza bisogno di ingombranti alleati, e senza intaccare l'eccezionale potere attribuitosi da (…E..)., violando i limiti istituzionali. Come presidente dovrebbe restare al di sopra delle parti. Non dovrebbe pesare sull'esecutivo. Ma quando quest'ultimo è controllato unicamente dal suo partito i confini stabiliti dalla Costituzione non contano. (…E..). non voleva che riaffiorassero nel caso fosse stato necessario ricorrere a una coalizione. Era il suo incubo.”

Così Bernardo Valli su Repubblica di oggi                                   Qui provate a sostituire

 (…A..) =       Giustizia e libertà (Akp)                           P. Democratico Pd, ma anche M5S o Lega

(…B..)  =      50                                                      30

(…C..) =       316                                                    340

(…D..). =      550                                                    630

(…E..). =     Erdogan                                               Renzi oppure Grillo opp. Salvini opp, perché no? Berlusconi

 

Questa è la Turchia e sia ben chiaro, a mio parere, se non vengono dimostrati brogli, Erdogan ha tutto il diritto di governare ma non di cambiare la Costituzione.

Quest'altro invece è l’”italikum”. Vincendo al secondo turno il capo del governo di fatto sarebbe molto vicino a poter nominare tutti gli organi di garanzia e anche cambiare la Costituzione.

 

 

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