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“L’Italia è flagellata da un tasso di evasione fiscale che tocca i 90 miliardi, ma è finito il tempo dei furbi!”, ha tuonato Renzi dalla Scuola della Guardia di Finanza. Pochi giorni prima al G20 aveva parlato di 160 miliardi, Istat e Agenzia delle Entrate stimano che in realtà i miliardi oscillino fra i 275 e i 300. L’incidenza sul Pil è passata dall’8% di trent’anni fa al 18%.

Rispetto ai 12,5-13 degli ultimi tre anni, la Legge di stabilità prevede un maggiore introito per somme recuperate pari a 3,8 miliardi. E’ questo l’impegno che il governo intende assumere di fronte al Paese e ai contribuenti onesti. Poco, verrebbe da dire, ma che sia la volta buona?

Se stiamo alle dichiarazioni non c’è da illudersi. “Basta con lo Stato controllore”, ha aggiunto Renzi. Chiarendo che la prima misura da prendere è l’abolizione degli gli scontrini. Di sanzioni a carico di chi evade neppure l’ombra. Come intenda incassare quei 3,8 miliardi - cifra ridicola rispetto all’entità dell’evasione - resta un mistero.

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“Due a zero. Vittoria netta, ottimo risultato. L’astensione? E’ un problema secondario”.
Così Renzi ha commentato da Vienna, con l’abituale tracotanza, l’esito delle elezioni regionali di domenica 23 novembre.

Forse non aveva ancora ben chiari i numeri.
In Emilia Romagna il Pd ha perso 677.283 in sei mesi. Bonaccini è stato eletto con il consenso effettivo del 18,5%.

Una regione che storicamente ha sempre dato prova di tensione democratica e di diffuso impegno politico ha stabilito il record negativo della partecipazione al voto. Prendere sottogamba un segnale di questa portata è da irresponsabili.

Tornano alla mente le parole di Pirro, pronunciate 2.300 anni fa: “Un’altra vittoria come questa e siamo spacciati”.
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“Oddio l’epidemia”. La storia è segnata dalle ricorrenti malattie infettive. Vere e, non di rado negli ultimi tempi, agitate come spauracchi per trarne profitti astronomici. Ieri erano l’asiatica, la Sars, l’H1N1, l’aviaria. Oggi è il turno dell’ebola. I morti dovuti a quest’ultima, stando alle stime più recenti, sarebbero attorno ai quattromila.
La malattia prende il nome dall’omonimo fiume nell’attuale Repubblica del Congo dove si sviluppò per la prima volta nel 1976. In quasi quarant’anni non è stato fatto quasi niente per combatterla: non c’è un programma internazionale coordinato teso a contrastarne la diffusione nei territori africani, né è stato messo a punto un vaccino.
Adesso i Paesi ricchi hanno paura e stanno stendendo un “cordone sanitario” attorno alle aree colpite. La paura, legittima, è che l’ebola si diffonda con conseguenze drammatiche.
Nel mondo muoiono di fame - i dati si riferiscono al 2013 - 24 mila persone al giorno, in maggior parte bambini. Ma la fame non è contagiosa e dunque quei morti non fanno notizia.

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Pillole“Una generazione che deprime quella precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in sé stessa, anche se dimostra smania di grandezza”.

Antonio Gramsci


“Se voi avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.

Don Lorenzo Milani


“Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare, e se possono imparare a odiare, possono anche imparare ad amare, perché l'amore, per il cuore umano, è più naturale dell'odio”.

Nelson Mandela


 


 

Mumble mumble

Ha fatto bene Renzi a rendere nota ai quattro venti la lettera "strictly confidential" inviata da Katainen al ministro Padoan? Barroso non l'ha presa bene. "Basta con le lettere segrete", si è sentito rispondere. Ma sì, basta! Forse a Bruxelles non sanno che adesso da noi vige la massima trasparenza: gli incontri con i grillini? in streaming. Il dibattito nella direzione del PD? in diretta. Gli annunci di decisioni importanti per la vita degli italiani? dai salotti della tivù. Gli incontri al Nazareno con Berlusconi e Verdini? ...ops, forse ci siamo persi qualcosa.


 

Chi ha un po’ di memoria sa quanto i lavoratori si sono battuti per le riforme. “Lotta dura senza paura per le riforme di struttura” gridavano nei cortei, nelle piazze. Chiedevano il lavoro, la casa, la salute e la prevenzione dei rischi nei posti di lavoro, la tutela della maternità, la parità di salario fra uomini e donne, la giusta causa nei licenziamenti. Erano convinti che con le riforme fosse possibile far avanzare il Paese e le condizioni di tutti.
Oggi i lavoratori temono quelle che vengono definite “riforme”, dalla modifica della Costituzione al jobs act (perché non chiamarlo in italiano?), dallo “Sblocca Italia” al Tfr in busta paga.
Delle due l’una: o non hanno capito niente o hanno capito benissimo.

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