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Padoan, il ministro, vuole che la Corte costituzionale tenga conto della compatibilità fra la Costituzione e le esigenze che il pensiero neoliberista vuole imporre all’Europa e all’Italia. Insomma il patto di stabilità vale più dei diritti costituzionali (gli art. 36 e 38 richiamati dalla Corte cost.)! E adesso pretende anche un coordinamento fra organi costituzionali: insomma che la Corte chieda al governo se è d’accordo nel dichiarare incostituzionali i decreti legge del governo stesso.
…. “Che la Corte Costituzionale sostiene di non dover fare valutazioni economiche sulle conseguenze dei suoi provvedimenti e che non c’era una stima dell’impatto, che non era chiaro il costo. Ora, non so chi avrebbe dovuto quantificarlo, ma rilevo che in un dialogo di cooperazione tra organi dello stato indipendenti, come governo, Corte, ministri e Avvocatura sarebbe stata opportuna la massima condivisione dell’informazione.”….
In realtà ognuno deve fare il suo mestiere: la Corte, che già in passato con due sentenze aveva richiamato Governo e Parlamento al rispetto del principio della perequazione delle pensioni, abroga (non “interpreta” e non può modificare) leggi e decreti.
Il governo (come ha fatto), e poi il Parlamento entro 60 giorni legifera con norma retroattiva come modificare il meccanismo di rivalutazione delle pensioni in modo da renderlo conforme ai criteri stabiliti dalla sentenza. In tale occasione deve tener conto delle compatibilità di bilancio e può, come sarebbe stato giusto, redistribuire anche su altri tipi di reddito gli oneri della restituzione del mal tolto, o, come ha fatto, continuare a rimescolare all’interno della categoria dei pensionati, limitando il rimborso ad un’elemosina.
Ma che formazione giuridica e politica ha il suddetto osannato Padoan: J.P.Morgan o Licio Gelli?
Perfino il capo, ipocritamente, lo corregge.

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Dice l'Istat che il tasso di disoccupazione a marzo è in aumento: è di nuovo al 13%. Sale anche quella giovanile: ora al 43,1%. Tutti i grandi giornali si affrettano a dire che è presto per vedere gli effetti del Jobs act (che tuttavia è entrato in vigore dal primo marzo). Sarà anche vero, però non l'avevano detto quando 15 giorni fa l'ineffabile ministro Poletti sbandierava numeri positivi (inesistenti secondo Istat)!
La Corte costituzionale decide che il blocco delle pensioni superiori a 1.406 euro lordi (1.201,7 netti) 2012 e 2013, operato dal governo Monti nel 2011, fatto in quel modo, è incostituzionale. Non motivato e non equamente distribuito. I grandi giornali (Repubblica in testa) sproloquiano per pagine e pagine per spaventare gli italiani sul buco che si è aperto nel bilancio; nessuno a chiedere che paghi chi ha offeso la Costituzione e messo così nei guai, per arroganza, incompetenza e iniquità tutto il Paese. E pensare che qualcuno lo aveva detto che ci voleva una vera e giusta patrimoniale per rendere equa una manovra di emergenza!

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C'è chi è convinto che a sinistra il tratto distintivo sia l'antiberlusconismo, inteso come avversione ad un virus o ad una malattia genetica. Vi ricordate quelli che raccoglievano le firme contro l'Aids?
Così se uno da giovane ha creduto a Berlusconi, poi matura e si schiera dalla parte dei lavoratori e della giustizia sociale è visto come un infetto che certamente finge una guarigione impossibile; mentre se si cerca di catturare gli elettori di Berlusconi sposandone parte delle proposte, "questa è politica, bellezza!"
Ma se a far vento è chi rivendica coerenza col ventennio, tutto torna: la classe non è acqua!

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“L’Italia riparte. Dati sorprendenti: 79 mila contratti a tempo indeterminato in più, il lavoro stabile cresce a doppia cifra. E’ un bollino sul Jobs Act”. È di pochi giorni fa l’annuncio trionfale di Renzi e Poletti.
Poi arrivano i dati dell’Istat: nell’ultimo mese la disoccupazione giovanile ha toccato il livello più alto mai raggiunto, il 42,6% (era al 41,3 nel dicembre scorso) e il dato generale è ora a quota 12,7%, proprio mentre sta scendendo in tutta l’Eurozona. La stessa Confindustria è alquanto più cauta: “Ci risultano essere 45 mila, non 79 mila”. E sono in gran parte l’effetto della trasformazione di posti di lavoro già esistenti per cogliere i vantaggi della decontribuzione - pagata coi soldi di tutti - non di nuovo lavoro.
Non c’è niente da fare: quando le chiacchiere si scontrano coi dati reali, ad averla vinta sono sempre i numeri.

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Giorni fa è uscito uno studio del Fondo Monetario Internazionale che spiega la correlazione che esiste tra il potere contrattuale dei lavoratori e le uguaglianze sociali . La conclusione è semplice : in un Paese con un sindacato debole e relativa mancanza di potere contrattuale da parte dei lavoratori, le disuguaglianze si accentuano, i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri più poveri. Ovvio e persino banale, ma stupisce come un pezzo della Troika (quale è il Fondo Monetario Internazionale), abbia (sostanzialmente ) una posizione critica verso il Jobs Act e tenda a precisare come riforme di quel tipo siano negative, perché producono diseguaglianze sempre più significative.
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Israele, se non lo sapete – non vergognatevi! – ve lo racconto adesso, è uno dei pochi paesi al mondo che, sulla base della consuetudine costituzionale e della legge elettorale, prevede l’elezione diretta del capo del Governo. E qui salta fuori il Renzi, perché il suo progetto di forma di governo con l’effetto combinato di riforma costituzionale e italicum, è proprio questo che vuole realizzare: l’elezione diretta del Capo (del Governo) con messa ai margini di tutti gli altri poteri, dal Presidente della Repubblica al Parlamento.
Orbene sapete perché Netanyahu sarà il nuovo capo del Governo?
Perché ha avuto la maggioranza assoluta dei voti? Risposta sbagliata! Ha ottenuto soltanto 984 966 voti su 4 209 467 voti validi cioè appena il 23.40%, meno di Bersani alle ultime elezioni!
Allora perché, essendo il partito di maggioranza relativa ha ottenuto un premio di maggioranza adeguato (sarebbe più del 100%!!!)? Risposta sbagliata! Ha ottenuto soltanto 29 seggi su 120, che è proprio un quarto dei seggi, così come un quarto dei voti totali. Eh già Israele ha sì l’elezione diretta del capo del Governo ma un sistema elettorale perfettamente proporzionale!
Ma allora si apre una fase di grave instabilità politica? Cosa gravissima immagino per un paese in guerra permanente con quasi tutti i suoi vicini. Nemmeno questo è vero perché la previsione è che entro due mesi Israele avrà il nuovo governo e Netanyahu sarà il leader, e si formerà una coalizione per governare il paese. Se non ce la dovesse fare, si tornerà alle elezioni. L’ultima legislatura è durata meno di due anni ma non si è scandalizzato nessuno.
Ecco, coalizione è la parola che manca al vocabolario di Renzi: Netanyahu governerà, e lo sappiamo dalla mattina dopo le elezioni ma senza barare coi numeri ed i premi di maggioranza, perché, tenendo conto della volontà espressa dagli elettori, formerà una coalizione per governare.
Ah ecco dimenticavo rappresentanza è l’altra parola che è sfuggita al vocabolario di Renzi.
Ma è noto che chi vuole governare sa che bisogna saper unire e tener conto delle opinioni della maggioranza dei cittadini rappresentati, chi vuole solo comandare ne può fare a meno. Fino a quando?

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