M5S. In un sistema democratico stabilità e governabilità dipendono dalla sostanza e dalla coesione della società che si esprime nelle istituzioni, più che dalla loro forma
Giulio Paolini, "L’altra figura", 1984
Che nel M5S fosse da tempo in atto una guerra a bassa intensità era chiaro a tutti. La deflagrazione era inevitabile. L’occasione è arrivata in Senato con la risoluzione sulla guerra in Ucraina.
Che alla fine un cambiamento l’ha prodotto davvero. Non sulle armi, ma con la scissione.
Un passaggio del discorso di Pierferdinando Casini, pronunciato in aula, subito dopo quello del Presidente del consiglio Draghi, ha probabilmente suscitato qualche tenerezza tra i meno giovani. Quando ha ricordato che nel bel tempo antico il dibattito si sarebbe chiuso secondo prassi, con le parole: il Senato, udite le comunicazioni del governo, le approva e passa all’ordine del giorno. Citazione corretta. È un paradosso solo apparente che il parlamento in cui risuonava quella formula testualmente priva di qualsivoglia motivazione avesse un peso ben maggiore di quello che oggi ha espresso una verbosa risoluzione. Il cui punto focale pare sia stato nell’”ampio coinvolgimento” di se stesso nelle decisioni governative.
Un’aula parlamentare ha un peso che si misura con la sostanza politica che in essa si esprime. Il dibattito in assemblea è il
Leggi tutto: Nella crisi dei partiti nascono le scissioni e le false soluzioni - di Massimo Villone
Commenta (0 Commenti)LA TRATTATIVA NELLA MAGGIORANZA. Ha pesato che il leader grillino non abbia voluto fornire nuovi alibi agli scissionisti
Un aggettivo, una paroletta: «ampio». Questo è disposto a concedere Draghi a Conte e a LeU. Nulla di più. Dopo un’estenuante vertice di maggioranza che prosegue da 11 ore la formula che il governo propone è una risoluzione che, sul punto chiave impegna l’esecutivo a garantire «il necessario e ampio coinvolgimento delle camere». Però «con le modalità previste dal dl 14/2002»: è il testo approvato alla fine del febbraio scorso che permette al governo di decidere l’invio delle armi all’Ucraina senza passare per il Parlamento e che impone di «riferire» sullo stato delle cose ogni tre mesi.
Per Conte è una resa quasi senza condizioni. Poche ore prima la capogruppo Castellone aveva rifiutato lo stesso testo, solo senza quel magico aggettivo, Conte aveva riunito il Consiglio nazionale, l’ipotesi di una mozione votata per parti separate circolava vorticosamente, l’eventualità di una spaccatura dietro l’angolo.
Ma i 5S si trovano di fronte a una sorta di ricatto che li obbliga a una scelta che l’«avvocato del popolo» non osa fare. Senza la firma in calce al testo che lascia mano libera al governo, la maggioranza presenterà la scarna risoluzione proposta da Pier Casini: «Udite le comunicazioni del presidente del Consiglio il Senato approva». Firmare sarebbe una resa del tutto incondizionata. Negare la firma renderebbe inevitabile per 5S e LeU passare all’appoggio esterno o addirittura all’opposizione. Probabilmente Conte non se la sarebbe sentita comunque: Dario Stefàno, autore del testo sul quale si è chiusa la mediazione, era convinto sin dall’inizio che i 5S non avessero alcuna intenzione di rompere e così il sottosegretario Amendola, che ha gestito la trattativa.
Ma anche ove qualche tentazione ci fosse stata la mossa di Di Maio la avrebbe spazzata via. Troppa la paura di fornire un alibi allo scissionista e di
Commenta (0 Commenti)IL VOTO FRANCESE. Anche Letta apre alla gauche: «Macron guardi a sinistra, ridurre le disuguaglianze conviene anche alle élite, riformisti e radicali devono allearsi per battere le destre»
Per la sinistra italiana, e in particolare per il Pd, Mélenchon resta un oggetto difficile da maneggiare. Anche dopo il successo di domenica della coalizione Nupes che è arrivata a 131 eletti. Il più chiaro tra i dirigenti dem è il ministro del Lavoro Andrea Orlando, che parla di «sinistra resuscitata» in Francia, una «buona notizia» anche per i progressisti italiani.
«Questo risultato spazza via l’idea di un superamento della dialettica destra-sinistra e stimola un punto di riflessione su come la sinistra può interpretare il malessere sociale e le contraddizioni del sistema economico, anche con successo nel rapporto con le generazioni più giovani», dice Orlando al manifesto. «Credo che il Pd debba costruire una interlocuzione con questa realtà nuova e plurale, che peraltro in parte, nel caso del Psf, aderisce alla nostra stessa famiglia a livello europeo». E ancora: «Sarebbe un errore molto grave classificare questo spazio che si è costituito come populismo di sinistra».
Tra i dem in realtà la tentazione di sovrapporsi a Macron, al partito dell’establishment, non è affatto abbandonata. L’ex leader Ds Piero Fassino
Leggi tutto: Orlando: «Guai a trattare Mélenchon come un populista» - di Andrea Carugati
Commenta (0 Commenti)Il presidente della Repubblica appena rieletto non potrà più contare sull'ampio sostegno dell'Assemblée National come durante lo scorso mandato. Ora guarda ai Repubblicani, che però si dichiarano all'opposizione. Risultato senza precedenti per l'estrema destra che passa da 8 eletti a 90. Tra gli sconfitti nelle urne: tre ministri che dovranno dimettersi
Persa la maggioranza assoluta all’Assemblée National, sconfitti nelle urne tre ministri appena incaricati e un’ondata senza precedenti di eletti di estrema destra. Senza contare la sinistra di Jean-Luc Mélenchon, primo gruppo d’opposizione. Lo schiaffo che Emmanuel Macron ha evitato alle scorse presidenziali, è arrivato con il voto per rinnovare il Parlamento. Non che i suoi avversari non gliel’avessero giurato, ma fino all’ultimo la maggioranza presidenziale aveva contato di riuscire a strappare, almeno al pelo, i 289 seggi necessari per non dover contare su altre forze politiche. Così non è stato e ora per l’appena rieletto presidente francese le cose si complicano e non poco. Stando alle ultime proiezioni, la coalizione presidenziale Ensemble si è infatti fermata a 234 seggi contro i 141 della sinistra. Subito dopo viene il Rassemblement National di Marine Le Pen che passa addirittura da 8 a 90 eletti (compresa la leader) e tocca un record mai raggiunto prima.
Se non è una coabitazione, ovvero
Commenta (0 Commenti)TORNA IL ROSSO. A piazza del Popolo la Cgil torna battagliera. Landini: la legge di bilancio la scriviamo noi, se non ci ascoltano altra mobilitazione. Le proposte: tassare gli extraprofitti al 100%, via le leggi sulla precarietà
Piazza del Popolo piena di rosso per la manifestazione della Cgil - Ansa
Il rosso Cgil si riappropria in solitaria di piazza del Popolo e lancia la sfida al governo Draghi. Sotto la canicola romana la lunga marcia verso il XIX congresso previsto a dicembre comincia con una mattinata di puro orgoglio. Nonostante il solleone la piazza è piena di delegati, delegate e un buon numero di giovani e studenti a rivendicare gli sforzi fatti in pandemia e per aprire una nuova stagione.
Più di una decina di delegati a raccontare la vita quotidiana del lavoro povero e precario, Stefano Massini a raccontare la storia di Samuel, morto sul lavoro a soli 19 anni un anno fa a Gubbio con la piazza impietrita ad ascoltare la sua canzone e ad applaudire i suoi genitori sul palco.
UNA CGIL «APERTA» come quella che chiede Dario Salvetti, delegato Gkn della Fiom che ricorda «gli 11 mesi di assemblea ininterrotta e la
Leggi tutto: «Basta prenderci in giro, alzate subito i salari» - di Massimo Franchi
Commenta (0 Commenti)Non c’è dubbio che la giornata di giovedì 16 giugno sia stata «storica», tutti hanno così definito la visita dei tre leader europei che ha spianato la strada alla candidatura dell’Ucraina all’ingresso nell’Unione europea.
Ma non rappresenta una svolta nella guerra: di armi non si è parlato e non lo si doveva fare, perché questa era la precondizione dell’incontro. Kiev è stata soprattutto una tappa che rinsalda un’unità europea più volte messa in dubbio.
Ma le differenze restano, eccome.
Nonostante sia stato sottolineato che Francia, Germania e Italia si siano allineate nel sostegno senza esitazioni per l’Ucraina chiesto da tempo dai paesi del fianco est dell’Unione.
Non è però la fine dello scarto evidente tra i protagonisti tradizionali dell’Unione e i membri orientali che si trovano in prima linea a causa della loro storia e della loro geografia. Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato ieri che l’Ucraina non avrà mai pace se l’obiettivo finale del conflitto nel Paese è «schiacciare la Russia». In un’intervista alla tv
Leggi tutto: Dalla cortina di ferro alla gabbia d’acciaio - di Alberto Negri
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