Crescono gli occupati, solo tra gli over 50 e diminuiscono i lavoratori più giovani. Meloni festeggia i dati Istat come un successo, ma sono il racconto di un’Italia che invecchia e non produce. A crescere è l’inflazione, che abbatte ancora i salari e impoverisce le famiglie
Poveri ma bellici Istat, la propaganda di Meloni sull’aumento dell’occupazione senza qualità, il governatore di Bankitalia Panetta: rischio inflazione al 6%: "Un prolungamento del conflitto nel Golfo potrebbe sottrarre complessivamente l’1% alla crescita nel biennio 2026-27". Gli italiani pagano la tassa-Trump per Hormuz: rapida ascesa dei prezzi sull’anno: +3,2%
LEGGI ANCHE https://ilmanifesto.it/marianna-filandri-un-salario-giusto-non-riduce-il-lavoro-a-fattore-produttivo
Raffaele Fitto e Giorgia Meloni – Imagoeconomica
Una volta al giorno l’orologio fermo segna l’ora giusta. Lo stesso fa Giorgia Meloni da quattro anni. Una volta al mese aspetta il cucù dell’Istat per dire che l’occupazione aumenta, la «nazione» ha messo al lavoro «tante persone» e la «destra combatte il precariato». Mica è la «sinistra» che dice e non fa.
LA TRADIZIONE è stata confermata ieri. La presidente del Consiglio ha riaperto i festeggiamenti sulla rilevazione mensile degli occupati ad aprile: i dipendenti permanenti sono aumentati di 143 mila unità, mentre i dipendenti a termine sono diminuiti di 64 mila. Nell’ultimo anno in Italia ci sono 269 mila occupati in più, 24,3 milioni di occupati in totale. Come sempre, anche stavolta si tratta solo di dati assoluti e decontestualizzati. Non si dice che il lavoro in più è sempre più anziano (+419 mila tra gli over 50), tra i giovani fino a 24 anni si registra un calo di 40 mila unità e tra i 35-49enni meno 158mila.
SAREBBE BASTATO CLICCARE sul sito dell’Istat il riquadro «prezzi al consumo» a maggio per capire che il lavoro di cui parla Meloni è un’altra cosa. Ieri stava accanto a quello sull’occupazione. Meloni, e chi per lei, non l’ha fatto. Lo abbiamo fatto noi per lei. Così abbiamo capito meglio il senso dei dati assoluti usati per umettare l’ugola al governo. La domanda è: se qualcuno ha un nuovo contratto di lavoro quanto spende del suo salario in una spesa al supermercato?
A QUANTO PARE PARECCHIO in più, dice l’Istat. A causa degli effetti sul caro-energia provocati dalla guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran l’inflazione è salita dello 0,4% in un mese e del 3,2% in un anno. Un balzo considerevole provocato dalla speculazione sui prezzi dell’energia insieme ai servizi legati ai trasporti e alle attività ricreative. Resta invariato il «carrello della spesa», cioè i beni alimentari, per la cura della casa e della persona (+2,3% come ad aprile). Si teme che l’inflazione si trasferisca dall’energia ai beni alimentari che non sono mai scesi dai tempi della mostruosa fiammata del 2022-2023. Oggi spolpano salari da fame. Domani potranno pagare la tassa-Trump e finire prima della metà del mese. Per il Codacons il rialzo stellare dei prezzi oggi costa in media 1.461 euro in più per famiglie con due figli. Per l’Unione nazionale dei consumatori negli ultimi tre mesi gli aumenti hanno bersagliato più i trasporti (+5,2%) e i costi per casa, energia e elettricità (+4,3%). Di che lavoro parliamo, se stipendi e pensioni vengono erosi dall’inflazione? Il lavoro in più dunque c’è, ma è un lavoro povero e, per di più, senza qualità. A questo brinda il governo.
QUANDO IL CUCÙ suona l’ora di Meloni una volta al mese può capitare, come ieri, che il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta faccia le considerazioni finali. Nell’importante appuntamento di maggio è stato detto che, se la guerra continua, l’inflazione potrebbe raggiungere il 6 per cento in Europa. E la crescita perderebbe l’1% tra il 2026-27. L’Istat ha rivisto la stima della crescita a +0,3% per il 2026. Ma si cammina sulle uova. E si ragiona in vista degli scenari più sfavorevoli. A causa degli effetti a lungo termine prodotti dal blocco dello stretto di Hormuz, il Pil italiano potrebbe ristagnare o contrarsi, ha ricordato Panetta. A suo avviso bisogna rilanciare su ricerca, intelligenza artificiale e produttività del lavoro. Mondi lontani visti dal pianeta Meloni.
LA BANCA CENTRALE EUROPEA potrebbe decidere di aumentare i tassi di interesse già a giugno per bloccare l’inflazione. Panetta ieri non ha nascosto tale eventualità. Se così andasse, allora i guai per Meloni, e per il suo ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, aumenteranno
Leggi tutto: Lavoro povero, prezzi alle stelle - di Roberto Ciccarelli
Commenta (0 Commenti)Le bombe israeliane salgono dal sud libanese e arrivano a colpire Beirut. Nel silenzio internazionale Tel Aviv corre per anticipare l’accordo Iran-Usa e avanza con caccia e tank. Come a Gaza, dove Netanyahu ordina di occupare e svuotare il 70% della Striscia
Libano Mentre negli Stati uniti il governo prosegue il dialogo con Tel Aviv ignorando la popolazione, Israele martella e svuota città e villaggi
LEGGI TUTTO https://ilmanifesto.it/quel-doppio-filo-delloccidente-alle-origini-dellimpunita
Un uomo tra le macerie di edifici distrutti dai bombardamenti israeliani
Per qualche ora, ieri, si è temuto che l’escalation che sta devastando il sud del Libano fosse arrivata a Beirut. Nel primo pomeriggio, l’esercito israeliano ha colpito un appartamento nella zona di Amrussieh, municipalità di Shueifet, nell’area al limite della Dahiyeh, la periferia sud duramente colpita durante questa fase della guerra e quella precedente. L’obiettivo: Ali Husseini, comandante dell’unità missilistica di Hezbollah. Il partito ha confermato di aver subito risposto con un lancio di missili sulle posizioni israeliane. In serata è arrivata la notizia che il comandante è sopravvissuto.
ALLA STAZIONE dei bus di Cola, uno dei due importanti snodi stradali, il flusso delle auto è solo verso nord. È diminuito rispetto alla fuga della notte prima, quando in decine di migliaia sono scappati dal sud. Molti si sono fermati a Sidone, ma tanti hanno proseguito verso nord in cerca di alloggi migliori. L’autostrada passa per l’area costiera di Dahiyeh, ripopolatasi dopo il cessate il fuoco, che finora aveva retto almeno sulla capitale, ma dove adesso si aspettano bombardamenti, come quello di ieri. Le macerie sono state solo accumulate ai margini delle strade, ma al primo soffio di vento la polvere ricorda che quasi a ogni angolo c’è un palazzo abbattuto.
I bombardamenti israeliani sul sud e sull’est del Libano sono andati avanti tutta la notte tra mercoledì e giovedì e durante tutta la giornata di ieri. La nuova violenta escalation israeliana in Libano è cominciata ufficialmente mercoledì, quando il primo ministro israeliano Netanyahu ha dichiarato il sud del Libano, a partire dal fiume Zahrani, a 40 chilometri dal confine, «zona di combattimenti», anche se già da lunedì Tel Aviv aveva intensificato le operazioni militari.
TUTTI I DISTRETTI del sud sono sotto attacco. Nella notte, verso le due, un raid ha ucciso quattro persone in un appartamento a Sidone. Alle tre, l’aviazione israeliana ha colpito un auto che scappava da sud in direzione nord sull’autostrada costiera che unisce Tiro a Sidone all’altezza di Adlun, uccidendo sei persone, un uomo e i suoi figli. Alle quattro e mezza un bombardamento su Burj Shemali, campo palestinese a ridosso di Tiro, ha creato il panico e ferito diverse persone. Evacuazioni forzate anche a Zquq al-Mufdi e Tiro. L’esercito israeliano ha bombardato vari edifici nella città costiera sotto assedio. In uno dei raid, è stata decimata una famiglia tra cui due bambini: Celine e Mustafa. La lista è infinita: Tiro, Sidone, ma anche Bint Jbeil, Nabatieh interamente sotto ordine di evacuazione immediata, Marjayun, ma anche nella valle della Beqa’a, a est. Su X l’esercito israeliano afferma di aver colpito «oltre 135 obiettivi» di Hezbollah a Tiro, nella Beqa’a e nel sud, solo nella giornata di mercoledì.
Hezbollah risponde colpo su colpo e combatte sul terreno. Israele è alle prese con i droni a fibra ottica utilizzati dagli sciiti che i suoi sistemi di difesa non riescono a intercettare. Numerosi gli attacchi alle postazioni e ai veicoli militari israeliani da parte del partito armato sciita. Sulla strada che connette Zefta e Deir Zahrani, nel distretto di Nabatieh, un drone ha attaccato una pattuglia uccidendo un soldato israeliano. Ieri in serata Hezbollah ne ha rivendicati una quindicina. Il ministro delle finanze Bezalel Smotrich ha rinnovato l’appello a «distruggere cento palazzi a Beirut per ogni drone che esplode». Lunedì, assieme a Smotrich, anche il ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir e il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Eyal Zamir avevano auspicato e chiesto al premier Netanyahu di riprendere i bombardamenti su Beirut.
ASSORDANTE il silenzio delle massime autorità libanesi. Solo il ministro degli esteri Joe Raggi ha rilasciato una dichiarazione nella quale dice di
Leggi tutto: Dal sud massacrato, le bombe tornano a terrorizzare Beirut - di Pasquale Porciello
Commenta (0 Commenti)L’avanzata di Israele nel sud del Libano si estende fino a Tiro, con i suoi 200 mila abitanti, tra ordini di evacuazione e bombe. Emergenza sfollati senza precedenti. Così Netanyahu prova a sabotare un’eventuale intesa Iran-Usa che includa anche il Paese dei Cedri
Sotto Tiro In Libano ordine di evacuazione per la città con 200mila abitanti. E bombe sulla fuga
LEGGI ANCHE Piccoli droni-killer, incubo dei soldati israeliani schierati nel sud del Libano
Una casa distrutta da un raid israeliano contro la città libanese di Tiro – Ansa
Due ore per scappare e poi l’assedio. Questa volta non si tratta di villaggi o di quartieri, ma di una delle città più importanti del sud del Libano, Tiro, circa 200mila abitanti.
Sono le quattro del pomeriggio del giorno di Eid el-Adha, la festa del Sacrificio di Isacco da parte di Abramo cominciata martedì al tramonto, una delle celebrazioni più importanti del calendario islamico, il cui significato accomuna le tre grandi religioni monoteiste. Alle sei l’esercito israeliano lancia le prime bombe sul quartiere industriale di Masaken al-Shaabieh, poi i bombardamenti si susseguono, mentre la gente è ancora in fuga. Gli ordini di evacuazione escludono soltanto il piccolo quartiere cristiano, a nord della città. Le ambulanze e i mezzi della protezione civile passano con gli altoparlanti avvertendo la popolazione. Molti scappano a piedi verso Mina, il porticciolo della città vecchia, zona cristiana, e aspettano i bombardamenti.
AVICHAI ADRAEE, PORTAVOCE arabofono dell’esercito israeliano, ordina agli abitanti di recarsi «oltre il fiume Zahrani», a una quarantina di chilometri a nord. Le uniche via di fuga verso nord, l’autostrada che unisce da nord a sud Tripoli a Tiro, passando da Beirut, e la stretta strada costiera si intasano in poche decine di minuti. Ordini di evacuazione anche per i villaggi vicini e per i tre dei dodici campi palestinesi in Libano – Rachidieh, Al-Bass e Burj Shemali – a ridosso della città. Tiro, una delle città abitate in maniera continuativa da più tempo al mondo, ricca di storia e con siti archeologici patrimonio dell’Unesco, come l’ippodromo romano del II secolo d.C., è anche uno dei luoghi dove Hezbollah è più egemonico, e dunque l’attacco di ieri, per giunta nel giorno di festa, assume anche un carattere fortemente simbolico.
PARTE DA TIRO L’ASSEDIO del sud, ma in serata Adraee dichiara in un video pubblicato su X tutta l’area sotto il fiume Zaharani «zona di combattimento». È un terzo del paese ad essere sotto assedio. Un paese di appena 10mila km² con una popolazione stimata tra 4 e 5 milioni di abitanti (l’ultimo censimento è del 1932) .
Gli ordini di evacuazione erano arrivati nel pomeriggio anche per l’intera città di Nabatieh, altro importante capoluogo interno, e per la sua periferia, già pesantemente bombardate nel corso di quest’ultima fase del conflitto cominciata il 2 marzo scorso. Violenti attacchi anche sulla valle della Beqaa, ad est del paese.
«I centri di accoglienza, soprattutto quelli di Sidone, sono sull’orlo del collasso da ogni punto di vista. Lo erano già, ma dopo l’escalation delle ultime 48 ore e e le evacuazioni di oggi ci troviamo in una situazione che diventa di ora in ora più complessa» dice Hanan al-Mokdad, portavoce di Amel, ong libanese in primissima linea nell’emergenza sfollati.
MOHAMMAD OKASHA, di Tiro, coordinatore del Forum per lo Sviluppo e Umanitario delle ong libanesi e internazionali, ci sono enormi criticità in termini di «assistenza medica, psicologica, educazione, protezione dell’infanzia, tutela delle donne, ma anche più semplicemente questioni di igiene, di pulizia e mantenimento delle strutture sovraffollatissime e per forza di cose impreparate a questo tipo di emergenza. E poi da un punto di vista umano, si tratta di persone che nella migliore delle ipotesi hanno perso solo la casa, ma che nella maggior parte dei casi hanno perso familiari, figli, madri, padri, fratelli o sorelle».
CHIUNQUE VIENE DAL SUD ha un dramma da raccontare. «I miei genitori sono stati entrambi uccisi l’8 aprile nei bombardamenti a Beirut, mentre pranzavano in
Leggi tutto: Due ore per lasciare tutto, poi l’inferno. Israele avanza - di Pasquale Porciello
Commenta (0 Commenti)Gli abusi sulla Flotilla sono tutta colpa di Ben Gvir: a Tajani bastano le lievi condanne di Netanyahu al ministro estremista per assolvere Israele. Restano ferme sul tavolo di Nordio le rogatorie della Procura di Roma che indagano l’intera catena di comando
Amici come prima Il ministro promette sanzioni, ma il governo tace sulla rogatoria dei pm di Roma. Che guardano all’intera catena di comando. L’inchiesta tra pressioni e prudenza: c’è il nodo della collaborazione di Tel Aviv. Che non arriverà
Leggi anche Nelle celle di Israele neanche la violenza è uguale per tutti
18 maggio 2026, i soldati israeliani abbordano la Flotilla in acque internazionali – Foto Ansa
«Un conto sono le dichiarazioni e un conto sono i fatti», dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Se stesse parlando dell’atteggiamento del governo italiano verso i crimini israeliani non si potrebbe che essere d’accordo con lui e apprezzarne la tardiva ma quanto mai opportuna autocritica. E però le sue parole, pronunciate davanti ai cronisti a margine della Conferenza nazionale della Cooperazione allo sviluppo andata in scena ieri a Roma, servono a escludere l’ipotesi di sanzionare l’intero governo di Israele. Perché quanto accaduto la settimana scorsa all’equipaggio della Flotilla è sì grave, ma il colpevole è uno e uno solo: «Il ministro della sicurezza Ben Gvir».
DEL RESTO, argomenta Tajani, i maltrattamenti agli attivisti sono stati compiuti «da persone che dipendono da lui» e «tutto è stato fatto su sua disposizione». È stato Ben Gvir a oltrepassare «la linea rossa della violenza compiuta nei confronti di persone che manifestavano e che non avevano compiuto alcun reato». Tutto giusto. Ma gli altri? «Sia Netanyahu sia il ministro degli esteri Sa’ar hanno condannato quello che ha fatto Ben Gvir. Quindi, per quella vicenda, lui è il responsabile. Per questo sanzioniamo lui».
Sin qui le dichiarazioni. Poi ci sono i fatti. Che sono molto più sfumati. E che, almeno per ora, avvengono per lo più dalle parti di piazzale Clodio, alla procura di Roma. Il fronte ufficialmente aperto, sull’affaire Flotilla, al momento è in realtà uno solo e riguarda gli attacchi subiti dalla missione otto mesi fa. Per quei fatti la procuratrice aggiunta Lucia Lotti e il sostituto Stefano Opilio, coordinati dal capo Francesco Lo Voi, sono pronti a procedere per sequestro di persona, tortura, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio.
Mancano solo gli indagati, che sarebbero i militari israeliani intervenuti in acque internazionali e i poliziotti responsabili delle detenzioni prima nel porto di Ashdod e poi nella prigione di Ketziot. Lo scorso 9 maggio è stata inviata al ministero della giustizia una ricerca di rogatoria verso Israele e la risposta deve ancora arrivare. In via Arenula hanno tempo fino all’8 giugno per inoltrare la richiesta o non farlo per motivi di sicurezza o di interesse nazionale. Un eventuale silenzio consentirebbe lo stesso all’autorità giudiziaria di procedere in autonomia tramite l’ambasciata.
PER QUANTO RIGUARDA l’ultima offensiva di Tel Aviv contro la Flotilla, l’intenzione della procura è di procedere con una certa velocità. Per questo già da giovedì scorso – due giorni dopo l’abbordaggio a 120 miglia nautiche dalle coste di Gaza e la successiva deportazione ad Ashdod – sono cominciate le audizioni, prima con
Leggi tutto: «Colpa di Ben Gvir». Flotilla, Tajani assolve Netanyahu e gli altri - di Mario Di Vito
Commenta (0 Commenti)
https://elezioni.interno.gov.it/risultati/20260524/comunali/scrutini/primoturno/080660100
Comune di FAENZA
|
ISOLA MASSIMO |
16.505 |
62,22 |
||||||
|
PARTITO DEMOCRATICO |
10.282 |
41,10 |
12 |
|||||
|
FAENZA CRESCE |
2.280 |
9,11 |
2 |
|||||
|
FAENZA POP |
1.519 |
6,07 |
1 |
|||||
|
¡FAI! - ALLEANZA VERDI E SINISTRA - PSI |
1.237 |
4,94 |
1 |
|||||
|
MOVIMENTO 5 STELLE |
834 |
3,33 |
0 |
|||||
|
Totale liste |
16.152 |
64,57 |
16 |
|||||
|
PADOVANI GABRIELE |
8.465 |
31,91 |
1 |
|||||
|
6 |
||||||||
|
MICCOLI CLAUDIO |
1.209 |
4,56 |
1 |
|||||
|
0 |
||||||||
|
APICELLA BINNI GIUSEPPE |
347 |
1,31 |
||||||
|
0 |
||||||||
| TOTALE |
Candidati sindaco |
26.526 |
100 |
2 |
||||
| TOTALE |
Liste |
25.016 |
100 |
22 |
||||
Elettori: 46.777 | Votanti: 27.079 (57,89%) | Schede nulle: 394 - Schede bianche: 159 - Schede contestate: 0
|
Oggi un Lunedì Rosso dedicato ai retaggi. Quelli archittetonici del ventennio che incorniciano le sfide internazionali di tennis nella capitale. Quelli economici, evidenziati dai dati dell’Istat che inzavorrano uno sviluppo economico senza visione del futuro. Quelli storici che impediscono a volte di osservare con lucidità il processo di imbarbarimento che investe la politica israeliana. Nella foto: Palestinesi camminano tra le macerie della casa della famiglia Al-Kurd, distrutta da un raid aereo israeliano a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale, foto AP/Abdel Kareem Hana Per iscriverti gratuitamente a tutte le newsletter del manifesto vai sul tuo profilo e gestisci le iscrizioni.
https://ilmanifesto.it/newsletters/lunedi-rosso/lunedi-rosso-del-25-maggio-2026
|