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Benvenuti in Paradiso. Polemica contro Orlando, ma Zingaretti è con lui: sugli incentivi il governo deve vigilare. Renzi tenta l’ironia sul complotto dei poteri forti. Ma i giornali del gruppo Gedi attaccano

La Fca di Terni

 Statalisti e sovietici sono le espressioni più composte sui social, ma stavolta gli attacchi più velenosi arrivano dalla carta stampata, dal neodirettore della Stampa Massimo Giannini. A scatenare la caccia al complottista bolscevico sono alcune frasi del vicesegretario del Pd Andrea Orlando a proposito del prestito da 6,3 miliardi di euro chiesto da Fca (finanziaria Exor, gruppo editoriale Gedi, cioè Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, L’Espresso e una catena di locali e radio) a norma di decreto Liquidità (art. 1, co. 2) a banca Intesa Sanpaolo con le garanzie dello Stato. Il ragionamento di Orlando è: «Senza imbarcarci in discussioni su che cosa è un paradiso fiscale (il riferimento è all’Olanda dove ha la sede fiscale Fca, ndr), si può dire con chiarezza una cosa: un’impresa che chiede ingenti finanziamenti allo Stato italiano riporta la sede in Italia. Attendo strali contro la sovietizzazione e dotti sermoni sul libero mercato». E gli strali e i sermoni piovono. Sin dalla mattina campeggiano sulla Stampa. Anche perché sabato, a una riunione del Pd milanese, Orlando aveva aggiunto al ragionamento: «Nelle prossime settimane vivremo una serie di attacchi al governo, finalizzati alla caduta del governo Conte, che saranno ispirati da centri economici e dell’informazione».

I temi si intrecciano, le reazioni anche. Paolo Mieli sul Corriere della sera liquida le parole di Orlando come «imbarazzanti» – e non c’è aria di «nessun agguato a Conte» aggiunge, replicando a un appello pubblicato dal manifesto -. E invece la Stampa non riesce a sorvegliare lo stile: mentre opinionisti e economisti fieramente liberisti arpeggiano sulla necessità di aiuti di stato senza condizioni, Giannini rifiuta dubbi sull’autonomia del quotidiano che oggi dirige. E ci va giù con la penna pesante. Parla di «fetido venticello della calunnia», srotola un filo fra gli odiatori antisemiti contro Liliana Segre e quelli antislamici contro Silvia Romano, «le semplificazioni di Orlando nascono dallo stesso ‘agente patogeno’: la strumentalizzazione sistematica, i soliti sospetti, l’eterno cui prodest. Un virus pericoloso che indebolisce la democrazia». Metafora quest’ultima particolarmente sgraziata, dati i tempi di pandemia. Una parentesi. Fra il direttore e il deputato c’è un precedente: in una recente intervista di Orlando al suo quotidiano la richiesta di garanzia da parte di uno stato finanziatore nel titolo diventa la richiesta «di un posto in Cda». Di nuovo la parodia del sovietico. Secondo indizio, ma il dubbio di una campagna mirata sarebbe definito ’solito sospetto’.

La discussione entra nel vivo del governo: perché se il prestito è consentito dal decreto Liquidità, presto il ministro Gualtieri dovrà scrivere un decreto ministeriale ad hoc per autorizzarlo.

Intanto il Pd è costretto a dire cose di buonsenso e un po’ di sinistra per difendere il vicesegretario. «Nelle politiche di incentivi e prestiti con garanzia statale alle imprese e ai grandi gruppi industriali deve essere determinante la finalità di utilizzo delle risorse per a stabilizzare l’occupazione in Italia e a non delocalizzare» dice Nicola Zingaretti, «Molte volte gli accordi sono stati disattesi». Le garanzie, aggiunge Delrio, non le «chiediamo noi ma la legge». Gli fanno eco Bettini, Martina e Romano. Il ministro Provenzano cita l’ex capo del centrosinistra: «Prodi si è recentemente espresso con preoccupazione riguardo l’intera vicenda ricordando che Fca non è più una impresa italiana» e che «è legittimo finanziarla ma occorrono garanzie». Con Orlando si schiera anche una coppia inedita, Crimi e Calenda. L’ex ministro, non collocabile fra gli ’statalisti’, aggiunge un tassello: «Non puoi godere di prestiti garantiti dal tuo paese e pagare le tasse in un altro». E ancora: «Benissimo il prestito, ma poi non distribuisci 5,5 miliardi ai tuoi azionisti all’estero». In effetti la distribuzione dei dividendi sarà sospesa, ma per un anno. Con Orlando anche il segretario Cgil Landini: «Tutti i prestiti alle imprese devono avere delle condizionalità precise: che non ci siano delocalizzazioni, che vengano garantiti i livelli occupazionali, che non si chiudano stabilimenti». E la segretaria Cisl Furlan: «È necessaria la verifica puntuale che le risorse siano utilizzate esclusivamente per gli investimenti produttivi nel nostro Paese».

Renzi invece attacca: «Evocare i ‘poteri forti’ e gli ‘interessi dei padroni’ è ridicolo». Controreplica di Orlando: «Nessuno ha parlato né di padroni né di poteri forti bensì di sedi legali e fiscali, garanzie degli investimenti e dei livelli occupazionali e interessi, legittimi, in gioco».

 

  

 

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da "il Manifesto" del 16 maggio 2020

I Comuni sono tutti a rischio default, tanto quelli che, prima della pandemia, si trovavano in stato di disavanzo, quanto quelli che, pur disponendo di risorse libere dall’avanzo di amministrazione, le stanno velocemente prosciugando per rispondere all’emergenza sanitaria, economica e sociale.
Sembra in tutt’altre faccende affaccendato il governo, il cui recentissimo decreto, che mette a disposizione 55 miliardi, pare unicamente direzionato a favorire le imprese e a rispondere ai diktat di una Confindustria che, nella guerra per le risorse, non intende fare prigionieri.
Paradigmatico in questa direzione è il provvedimento con cui si abbona alle imprese il saldo 2019 e l’acconto 2020 dell’Irap, privando, in piena emergenza, il servizio sanitario di un’entrata certa (prodromico alla richiesta governativa di accesso al Mes?).
Speculare a questa accondiscendenza verso il mondo delle imprese è l’indifferenza alle sorti dei Comuni, luoghi primari della democrazia di prossimità, che si ritrovano tra la moltiplicazione dei bisogni cui devono urgentemente rispondere e le casse tragicamente vuote.
Su questo punto, si è alzata forte la voce dell’Anci, ma, ancora una volta, con il pesante handicap di limitarsi a chiedere risorse, invece di affrontare i problemi strutturali che negli ultimi venti anni hanno progressivamente depauperato i Comuni, e impoverito e frammentato le comunità territoriali.

Perché tutti i Comuni non rivendicano la sospensione del patto di stabilità interno e del pareggio di bilancio, analogamente

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Silvia Romano. Dopo 535 giorni nelle mani dei suoi rapitori la giovane cooperante è stata finalmente liberata. Intorno a questo evento e alla questione della sua conversione si è scatenata una vergognosa canea mediatica e politica

 

Una donna che torna, dopo un rapimento, non è mai la stessa che è partita. E questo vale anche per Silvia Romano.

Le prime reazioni dopo la liberazione penso siano ancora condizionate dallo shock. Per questo credo debbano essere prese con cautela anche le dichiarazioni «emerse» dall’interrogatorio di domenica. Ci vuole tempo perché prendano forma i particolari di una vita vissuta in cattività. Particolari che forse inconsciamente abbiamo negato a noi stesse, così come altri sono stati probabilmente solo la concretizzazione di suggestioni.

Certo ogni rapimento è una storia a sé, ma credo che per una donna trovarsi isolata in un contesto culturale e religioso così diverso da quello in cui siamo cresciute rappresenti una difficoltà maggiore nella comprensione dei comportamenti e delle reazioni dei sequestratori che sono sempre maschi e trucidi.

Che non capiscono spesso le esigenze di una donna, soprattutto quelle del ciclo mestruale, durante il quale si allontanano perché sei «sporca». Il tabù del corpo della donna ha tuttavia un aspetto positivo: nessuna donna occidentale rapita – almeno negli ultimi anni e a quanto mi risulta – ha mai subito violenze fisiche se non quella estrema della morte. Questo non è poco, ma restano le violenze psicologiche. A volte persino più subdole e traumatizzanti.

Importante è anche il contesto in cui si consuma la prigionia: isolate, con altri prigionieri, la possibilità di comunicare con una donna… Certo per comunicare vi è anche il problema della lingua e non penso che gli shabab di oggi conoscano l’italiano come gli anziani che avevano subito la colonizzazione e la presenza italiana anche dopo l’indipendenza. Oltre al somalo si è diffuso l’arabo, soprattutto attraverso le scuole coraniche che, avevo appurato l’ultima volta che sono stata in Somalia, insegnavano la storia e la geografia dell’Arabia saudita! Scuole coraniche che hanno formato molti jihadisti. Già allora a Mogadiscio era in vigore la sharia fatta applicare da una Corte islamica che mozzava mani e piedi senza nemmeno l’anestesia usata, ipocritamente, dai sauditi.

Non mi meraviglierebbe quindi che Silvia si sia trovata in un contesto da «stato islamico».

Questo non vuol dire che non sia rimasta colpita dal suo abbigliamento quando è scesa dall’aereo che l’ha riportata in Italia. Le domande che subito mi sono posta però sono passate in secondo ordine rispetto alla gioia per la sua liberazione. La libertà vale anche per le scelte che lei ha fatto. Anche se dubito che in uno stato di prigionia – per di più durata così tanto – si possa mantenere lucidità e libertà nelle scelte.

Il mio rapimento – fortunatamente – è durato «solo» un mese durante il quale ho sempre mantenuto un atteggiamento conflittuale – e senza una lacrima – con i miei rapitori con i quali comunque comunicavo, come si può rimanere giorni senza parlare, anche correndo il rischio di non farsi capire? E non è mancata nemmeno la suggestione di farmi convertire all’islam facendomi recitare una preghiera – in questo caso con la sciarpa in testa – per dimostrarmi che in fondo era facile la conversione… Ma per fortuna i miei rapitori non erano fondamentalisti e mentre uno diceva che ero una «senza dio» l’altro – più politico – sosteneva che mi vedeva meglio come «combattente» che come donna sottomessa all’islam.

In effetti l’unico risultato ottenuto è stata la conferma di essere atea.

Ma 535 giorni sono lunghi, interminabili, e come sopportarli senza cercare di adattarsi per sopravvivere? E poi i contesti sono diversi – l’Iraq non è la Somalia – e anche i rapitori sono diversi.

Ma la canea che si è scatenata contro Silvia perché si è convertita all’islam non ha limiti e si scontra con il suo sorriso disarmato e disarmante, quasi ingenuo.

Paragonarla a una detenuta nei campi di concentramento che torna vestita da nazista è un orrore inconcepibile e dovrebbe offendere chi ha il senso della storia, ma purtroppo non è così, non c’è il minimo pudore nelle affermazioni di chi si sente in diritto di giudicare.

Come sempre succede quando una donna torna a casa dopo un rapimento la destra si scatena contro il pagamento del riscatto. Lecito o non lecito? Quanto vale una vita umana? I cittadini italiani devono essere tutti salvati o dipende dalle loro convinzioni? È lecito pagare un riscatto che finirà nelle mani di jihadisti e magari anche in quelle di chi ha fatto da tramite, in questo caso i servizi segreti turchi che hanno fatto il loro spot pubblicitario con il giubbotto antiproiettile indossato da Silvia al suo rilascio?

Interrogativi che fanno passare in secondo piano una vita umana solo quando è una donna che deve essere riportata casa, in questo caso si tratta di Silvia «l’ingrata», che per la sua conversione non potrà essere annoverata tra le «vispe Terese» o le «oche giulive», quelle «che se la sono andata a cercare» o, peggio, hanno messo a rischio la vita di chi le ha volute salvare.

Non potrò mai dimenticare che devo la vita a Nicola Calipari e non basta una vita per elaborare questo trauma.

Ho parlato di donne rapite, perché quando è tornato un fotografo convertito nessuno si è pentito di averlo liberato e in nessun caso i rapiti maschi se la sono «andata a cercare».

P.S. A proposito della diatriba Conte-Di Maio, su chi doveva andare a ricevere Silvia all’aeroporto, per quel che vale, quando sono tornata io a Ciampino è venuto Berlusconi e non Fini!

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da Ravenna24ore
Mille euro a testa da restituire per sostenere chi non ha ancora ricevuto gli ammortizzatori sociali e le indennità previste dal Governo
Cassa integrazione in deroga anche per i lavoratori a chiamata ...

Il Comune di Ravenna ha deciso di erogare un sostegno economico del valore di mille euro – una tantum, con impegno alla successiva restituzione, alle persone residenti nel territorio comunale che, pur essendo titolari dei benefici previsti dal decreto “Cura Italia” (cassa integrazione e bonus) non li hanno ancora materialmente ricevuti, né da parte dello Stato né quale anticipo da parte del datore di lavoro o di altri soggetti. Nello specifico tali benefici dovranno non essere ancora stati materialmente ricevuti al momento della presentazione della domanda di sostegno economico al Comune da parte del cittadino.

Inoltre, sempre alla data di inoltro della domanda, il cittadino che farà richiesta di sostegno economico dovrà avere una disponibilità di risorse finanziarie a qualsiasi titolo detenute (conti correnti e libretti bancari e postali, depositi di qualsiasi tipo, investimenti mobiliari ecc.) non superiore a: 3.000 euro per nuclei anagrafici composti da persone fino a un numero massimo di due; 5.000 euro per nuclei composti dalle tre persone in su.

Sarà possibile fare domanda a partire da lunedì 11 maggio. Dal momento di presentazione della domanda si prevede che il sostegno economico venga erogato nel giro di pochi giorni. L’erogazione avverrà in base all’ordine cronologico di presentazione delle richieste. Al momento i fondi disponibili ammontano a 1, 5 milioni ma, qualora necessario, saranno integrati per erogare il sostegno a tutte le persone che ne faranno richiesta avendone i requisiti. Il Comune effettuerà, anche grazie alla collaborazione dell’Inps e della Camera di commercio, i dovuti controlli circa la veridicità delle dichiarazioni rese ai fini dell’erogazione del contributo. L’erogazione ai beneficiari verrà eseguita dal Comune mediante versamento sul conto corrente indicato nel modulo di richiesta.

I soggetti beneficiari dovranno, all'atto della presentazione della richiesta, dichiarare sotto la propria responsabilità il possesso dei requisiti previsti ed impegnarsi alla restituzione del sostegno ricevuto entro il 30 novembre 2020, in quattro rate da 250 euro l’una con prima scadenza al 31 agosto 2020.

“Da settimane riceviamo grida di allarme da cittadini e cittadine, dipendenti e autonomi – commenta il sindaco Michele de Pascale – che non stanno ricevendo nessun tipo di ammortizzatore sociale, pur avendone diritto.

Purtroppo in questa emergenza senza paragoni, in alcuni casi i meccanismi di sostegno si sono inceppati, provocando di conseguenza ritardi che si abbattono pesantemente sulle famiglie.

I cittadini hanno dato fondo ai loro risparmi, ai fidi e ai prestiti; con i buoni spesa abbiamo tamponato una prima parte dei bisogni, ma ora la situazione si è seriamente aggravata.

Per questo motivo ho chiesto all’assessora ai Servizi sociali e al Bilancio Valentina Morigi, e ai suoi uffici, di studiare una soluzione a sostegno delle famiglie, anticipando la cassa integrazione e gli altri ammortizzatori sociali, perché la crisi non divenga irreversibile.

Insieme all’Inps e alla Camera di commercio, che ringrazio, abbiamo pensato a un meccanismo semplice attraverso il quale tutti i cittadini e le cittadine che hanno diritto ad una forma di ammortizzatore sociale e non l'hanno ancora ricevuto, potranno fare domanda sul sito e ricevere in pochi giorni, laddove le dichiarazioni corrispondano alla banca dati Inps e della Camera di commercio, mille euro sotto forma di anticipo degli ammortizzatori sul proprio conto corrente, da restituire al Comune di Ravenna senza interessi entro il 30 novembre.

Ovviamente in questo provvedimento c’è in primo luogo una scelta amministrativa che va nella direzione di risolvere i problemi ai cittadini, soprattutto a quelli in maggiore difficoltà, ma c’è anche una proposta al Governo di utilizzare gli enti locali e non le istituzioni centrali per attuare interventi di sostegno sociale, in quanto i Comuni sono in grado di agire prontamente e con maggiore agilità”.

“Anche questo percorso – dichiara l’assessora al Bilancio e ai Servizi sociali Valentina Morigi – così come quello relativo alla distribuzione dei buoni spesa, è stato condiviso attraverso un accordo con le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, nel quadro di un piano più generale di strategie a sostegno del welfare. Durante tutta questa emergenza del resto, tutte le scelte che hanno riguardato il sociale sono state condivise nella sostanza e nei valori che le hanno ispirate con le organizzazioni sindacali.

Riteniamo che in un momento come questo sia evidente come non mai quanto gli enti locali, essendo l’istituzione più prossima alla cittadinanza e per sua natura maggiormente vocata a intercettare bisogni ed esigenze diverse, di servizi e di altre forme di sostegno, siano quelli che riescono a declinare al meglio e nella maniera più tempestiva e snella le varie forme di aiuto, sostegno e servizio, a seconda delle specifiche esigenze e situazioni di ciascuno.

In particolare il servizio sociale ha fronteggiato l’emergenza continuando a gestire l’attività ordinaria di assistenza alle persone più fragili e integrandola con la gestione dei buoni spesa; con il provvedimento che annunciamo oggi si occupa anche di gestire l’anticipo della cassa integrazione e dei bonus per gli autonomi agli aventi diritto”.

Come fare domanda

Da lunedì 11 maggio si potrà fare domanda attraverso due modalità:

  • compilando il modulo cartaceo scaricabile da lunedì mattina dal sito istituzionale del Comune di Ravenna www.comune.ra.it e inviandolo (unitamente a copia fotostatica del documento di identità del sottoscrittore) all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.;
  • presentando la domanda già compilata, sottoscritta e corredata dalla copia fotostatica del documento di identità del sottoscrittore in forma cartacea con consegna diretta presso la sede del servizio sociale associato - Ufficio Front office ed accoglienza - Via Massimo d'Azeglio, 2 – 2° piano, previo appuntamento telefonico obbligatorio da richiedere telefonando dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 ed il giovedì anche dalle 15 alle 17 al seguente recapito telefonico: 0544 482550.

Allo stesso numero ci si può rivolgere anche per informazioni e chiarimenti.

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«No al ritorno alla normalità »: da Robert De Niro a Juliette Binoche, l’appello di 200 artisti e scienziati

Un insieme di personalità, fra cui Madonna, Cate Blanchett, Philippe Descola, Albert Fert, lanciano su Le  Monde un appello, iniziato da Juliette Binoche et Aurélien Barrau, ai dirigenti e ai cittadini per cambiare profondamente il nostro stile di vita, di consumo e la nostra economia.
(traduzione di Francesco Baicchi - in coda alle firme il testo originale dell'appello in francese)

La pandemia del Covid-19 è una tragedia. Questa crisi, però, ha il merito di invitarci ad affrontare problemi essenziali .

Il bilancio è semplice: gli ‘aggiustamenti’ non sono più sufficienti, il problema è sistemico.

La catastrofe ecologica in corso deriva da una « méta-crisi » : l’estinzione massiva della vita sulla Terra non può più essere messa in forse e tutti gli indicatori annunciano una minaccia esistenziale diretta.  A differenza di una pandemia, per quanto grave,  si tratta di un crollo globale le cui conseguenze saranno incommensurabili. 

Chiediamo dunque solennemente ai dirigenti e ai cittadini di abbandonare la logica inaccettabile che prevale ancora, per lavorare infine a una rifondazione profonda degli obiettivi, dei valori e delle economie.

Il consumismo ci ha portati a negare la vita stessa: quella dei vegetali, quella degli animali e quella di un gran numero di esseri umani. L’inquinamento, il riscaldamento e la distruzione dell’ambiente naturale portano il mondo a un punto di rottura.

Per queste ragioni, unite alle disuguaglianze sociali sempre crescenti, ci appare improponibile un ‘ritorno alla normalità’.

La trasformazione radicale che si impone – a tutti i livelli – esige audacia e coraggio. Non ci sarà senza un coinvolgimento massivo e determinato. .

A quando i fatti?  E’ un problema di sopravvivenza, quanto di dignità e di coerenza.

Lynsey Addario, grand reporter ; Isabelle Adjani, actrice ; Roberto Alagna, chanteur lyrique ;Pedro Almodovar, réalisateur ; Santiago Amigorena, écrivain ; Angèle, chanteuse ; Adria Arjona,actrice ; Yann Arthus-Bertrand, photographe, réalisateur ; Ariane Ascaride, actrice ; Olivier Assayas, réalisateur ; Josiane Balasko, actrice ; Jeanne Balibar, actrice ; Bang Hai Ja, peintre ;Javier Bardem, acteur ; Aurélien Barrau, astrophysicien, membre honoraire de l’Institut universitaire de France ; Mikhail Baryshnikov, danseur, chorégraphe ; Nathalie Baye, actrice ;Emmanuelle Béart, actrice ; Jean Bellorini, metteur en scène ; Monica Bellucci, actrice ; Alain Benoit, physicien, Académie des sciences ; Charles Berling, acteur ; Juliette Binoche, actrice ;Benjamin Biolay, chanteur ; Dominique Blanc, actrice ; Cate Blanchett, actrice ; Gilles Bœuf,ancien président du Muséum national d’histoire naturelle ; Valérie Bonneton, actrice ; Aurélien Bory, metteur en scène ; Miguel Bosé, acteur, chanteur ; Stéphane Braunschweig, metteur en scène ; Stéphane Brizé, réalisateur ; Irina Brook, metteuse en scène ; Peter Brook, metteur en scène ; Valeria Bruni Tedeschi, actrice, réalisatrice ; Khatia Buniatishvili, pianiste ; Florence Burgat, philosophe, directrice de recherche à l’Inrae ; Guillaume Canet, acteur, réalisateur ; Anne Carson, poète, écrivaine, Académie des arts et sciences ; Michel Cassé, astrophysicien ; Aaron Ciechanover, Prix Nobel de chimie ; François Civil, acteur ; François Cluzet, acteur ; Isabel Coixet,réalisatrice ; Gregory Colbert, photographe, réalisateur ; Paolo Conte, chanteur ; Marion Cotillard, actrice ; Camille Cottin, actrice ; Penélope Cruz, actrice ; Alfonso Cuaron, réalisateur ;Willem Dafoe, acteur ; Béatrice Dalle, actrice ; Alain Damasio, écrivain ; Ricardo Darin, acteur ;Cécile de France, actrice ; Robert De Niro, acteur ; Annick de Souzenelle, écrivaine ; Johann Deisenhofer, biochimiste, Prix Nobel de chimie ; Kate del Castillo, actrice ; Miguel Delibes Castro,biologiste, Académie royale des sciences espagnole ; Emmanuel Demarcy-Mota, metteur en scène ; Claire Denis, réalisatrice ; Philippe Descola, anthropologue, médaille d’or du CNRS ;Virginie Despentes, écrivaine ; Alexandre Desplat, compositeur ; Arnaud Desplechin, réalisateur ;Natalie Dessay, chanteuse lyrique ; Cyril Dion, écrivain, réalisateur ; Hervé Dole, astrophysicien, membre honoraire de l’Institut universitaire de France ; Adam Driver, acteur ; Jacques Dubochet,Prix Nobel de chimie ; Diane Dufresne, chanteuse ; Thomas Dutronc, chanteur ; Lars Eidinger, acteur ; Olafur Eliasson, plasticien, sculpteur ; Marianne Faithfull, chanteuse ; Pierre Fayet,membre de l’Académie des sciences ; Abel Ferrara, réalisateur ; Albert Fert, Prix Nobel de physique ; Ralph Fiennes, acteur ; Edmond Fischer, biochimiste, Prix Nobel de médecine ; Jane Fonda, actrice ; Joachim Frank, Prix Nobel de chimie ; Manuel Garcia-Rulfo, acteur ; Marie-Agnès Gillot, danseuse étoile ; Amos Gitaï, réalisateur ; Alejandro Gonzales Iñarritu, réalisateur ;Timothy Gowers, médaille Fields de mathématiques ; Eva Green, actrice ; Sylvie Guillem,danseuse étoile ; Ben Hardy, acteur ; Serge Haroche, Prix Nobel de physique ; Dudley R. Herschbach, Prix Nobel de chimie ; Roald Hoffmann, Prix Nobel de chimie ; Rob Hopkins, fondateur des villes en transition ; Nicolas Hulot, président d’honneur de la Fondation Nicolas Hulot pour la nature et l’Homme ; Imany, chanteuse ; Jeremy Irons, acteur ; Agnès Jaoui, actrice, réalisatrice ;Jim Jarmusch, réalisateur ; Vaughan Jones, médaille Fields de mathématiques ; Spike Jonze,réalisateur ; Camélia Jordana, chanteuse ; Jean Jouzel, climatologue, prix Vetlesen ; Anish Kapoor,sculpteur, peintre ; Naomi Kawase, réalisatrice ; Sandrine Kiberlain, actrice ; Angélique Kidjo,chanteuse ; Naomi Klein, écrivaine ; Brian Kobilka, Prix Nobel de chimie ; Hirokazu Kore-eda,réalisateur ; Panos Koutras, réalisateur ; Antjie Krog, poétesse ; La Grande Sophie, chanteuse ;Ludovic Lagarde, metteur en scène ; Mélanie Laurent, actrice ; Bernard Lavilliers, chanteur ;Yvon Le Maho, écophysiologiste, membre de l’Académie des sciences ; Roland Lehoucq,astrophysicien ; Gilles Lellouche, acteur, réalisateur ; Christian Louboutin, créateur ; Roderick MacKinnon, Prix Nobel de chimie ; Madonna, chanteuse ; Macha Makeïeff, metteuse en scène ;Claude Makélélé, footballeur ; Ald Al Malik, rappeur ; Rooney Mara, actrice ; Ricky Martin,chanteur ; Carmen Maura, actrice ; Michel Mayor, Prix Nobel de physique ; Médine, rappeur ;Melody Gardot, chanteuse ; Arturo Menchaca Rocha, physicien, ex-président de l’Académie des sciences du Mexique ; Raoni Metuktire, chef indien de Raoni ; Julianne Moore, actrice ; Wajdi Mouawad, metteur en scène, auteur ; Gérard Mouroux, Prix Nobel de physique ; Nana Mouskouri,chanteuse ; Yael Naim, chanteuse ; Jean-Luc Nancy, philosophe ; Guillaume Néry, champion du monde d’apnée ; Pierre Niney, acteur ; Michaël Ondaatje, écrivain ; Thomas Ostermeier, metteur en scène ; Rithy Panh, réalisateur ; Vanessa Paradis, chanteuse, actrice ; James Peebles, Prix Nobel de physique ; Corine Pelluchon, philosophe ; Joaquin Phoenix, acteur ; Pomme, chanteuse ;Iggy Pop, chanteur ; Olivier Py, metteur en scène ; Radu Mihaileanu, réalisateur ; Susheela Raman, chanteuse ; Edgar Ramirez, acteur ; Charlotte Rampling, actrice ; Raphaël, chanteur ;Eric Reinhardt, écrivain ; Residente, chanteur ; Jean-Michel Ribes, metteur en scène ; Matthieu Ricard, moine bouddhiste ; Richard Roberts, Prix Nobel de médecine ; Isabella Rossellini, actrice ;Cecilia Roth, actrice ; Carlo Rovelli, physicien, membre honoraire de l’Institut universitaire de France ; Paolo Roversi, photographe ; Ludivine Sagnier, actrice ; Shaka Ponk (Sam et Frah), chanteurs ; Vandana Shiva, philosophe, écrivaine ; Abderrahmane Sissako, réalisateur ; Gustaf Skarsgard, acteur ; Sorrentino Paolo, réalisateur ; Sabrina Speich, océanographe, médaille Albert Defant ; Sting, chanteur ; James Fraser Stoddart, Prix Nobel de chimie ; Barbra Streisand,chanteuse, actrice, réalisatrice ; Malgorzata Szumowska, réalisatrice ; Béla Tarr, réalisateur ;Bertrand Tavernier, réalisateur ; Alexandre Tharaud, pianiste ; James Thierré, metteur en scène, danseur ; Mélanie Thierry, actrice ; Tran Anh Hung, réalisateur ; Jean-Louis Trintignant, acteur ;Karin Viard, actrice ; Rufus Wainwright, chanteur ; Lulu Wang, réalisatrice ; Paul Watson,navigateur, écrivain ; Wim Wenders, réalisateur ; Stanley Whittingham, Prix Nobel de chimie ; Sonia Wieder-Atherton, violoncelliste ; Frank Wilczek, Prix Nobel de physique ; Olivia Wilde, actrice ;Christophe Willem, chanteur ; Bob Wilson, metteur en scène ; Lambert Wilson, acteur ; David Wineland, Prix Nobel de physique ; Xuan Thuan Trinh, astrophysicien ; Muhammad Yunus,économiste, Prix Nobel de la paix ; Zazie, chanteuse.

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da "Le Monde " l'appello in lingua originale

« Non à un retour à la normale » : de Robert De Niro à Juliette Binoche, l’appel de 200 artistes et scientifiques

Par

Publié hier à 00h06

TRIBUNE Un collectif de personnalités, dont Madonna, Cate Blanchett, Philippe Descola, Albert Fert, lancent dans une tribune au « Monde » un appel, initié par Juliette Binoche et Aurélien Barrau, aux dirigeants et citoyens pour changer en profondeur nos modes de vie, de consommation et nos économies.

Tribune. La pandémie de Covid-19 est une tragédie. Cette crise, pourtant, a la vertu de nous inviter à faire face aux questions essentielles.

Le bilan est simple : les « ajustements » ne suffisent plus, le problème est systémique.

La catastrophe écologique en cours relève d’une « méta-crise » : l’extinction massive de la vie sur Terre ne fait plus de doute et tous les indicateurs annoncent une menace existentielle directe. A la différence d’une pandémie, aussi grave soit-elle, il s’agit d’un effondrement global dont les conséquences seront sans commune mesure.

Nous appelons donc solennellement les dirigeants et les citoyens à s’extraire de la logique intenable qui prévaut encore, pour travailler enfin à une refonte profonde des objectifs, des valeurs et des économies.

Le consumérisme nous a conduits à nier la vie en elle-même : celle des végétaux, celle des animaux et celle d’un grand nombre d’humains. La pollution, le réchauffement et la destruction des espaces naturels mènent le monde à un point de rupture.

Pour ces raisons, jointes aux inégalités sociales toujours croissantes, il nous semble inenvisageable de « revenir à la normale ».

La transformation radicale qui s’impose – à tous les niveaux – exige audace et courage. Elle n’aura pas lieu sans un engagement  massif et  déterminé.

 A quand les actes ? C’est une question de survie, autant que de dignité et de cohérence.

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Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, in una riunione del Consiglio generale dell’organizzazione padronale è andato subito alla carica su due questioni dirimenti.

Nella prima ha voluto riaffermare che l’interventismo dello Stato nell’economia va bene solo secondo la abusata logica della “socializzazione delle perdite, ma privatizzazione dei profitti”.

Un conto è chiedere un freno alla corresponsione dei dividendi, altro e del tutto inaccettabile è avviare una campagna di nazionalizzazioni dopo aver indotto le imprese ad iperindebitarsi”, ha affermato Bonomi facendosi portavoce degli interessi delle imprese. Ma ha insistito ancora sul no alle nazionalizzazioni: “la tentazione di una nuova stagione di nazionalizzazioni è errata nei presupposti e assai rischiosa nelle conseguenze, sottraendo risorse preziose alle aziende per soli fini elettorali”.

Gira che ti rigira l’obiettivo ancora non dichiarato ma evocato è che i soldi pubblici che andranno alle imprese devono essere a fondo perduto e non da restituire. Bonomi l’ha spiegata così: “Mentre lo Stato chiede per sé in Europa trasferimenti a fondo perduto, a noi chiede di continuare di indebitarci per continuare a pagare le tasse allo Stato stesso”.

C’è poi l’obiettivo dichiarato esplicitamente, ossia approfittare dell’emergenza per rivedere radicalmente i contratti nazionali di lavoro e riscrivere totalmente le regole del lavoro su base aziendale. Bonomi infatti chiede che : “Il Governo agevoli quel confronto leale e necessario in ogni impresa per ridefinire dal basso turni, orari di lavoro, numero giorni di lavoro settimanale e di settimane in questo 2020, da definire in ogni impresa e settore al di là delle norme contrattuali”, chiedendo, di fatto, che i contratti nazionali vengano sospesi e si proceda ad una rinegoziazione totale dei diritti su base aziendale”.

Nominato ma ancora non insediato, Bonomi non smentisce la sua fama di “falco” nel mondo padronale. I documenti dell’Assolombarda negli anni scorsi, quando Bonomi ne era il presidente, hanno sempre indicato una strada oltranzista e di scontro aperto con gli altri interessi sociali in nome della primàzia delle imprese. Lo abbiamo visto all’opera contro le chiusure e per la rapida riapertura delle fabbriche in Lombardia durante e nonostante la pandemia. Ma abbiamo visto anche i danni e i morti provocati da questa logica.

Bonomi è uno che ha molto chiari gli interessi da rappresentare e da far prevalere rispetto agli altri.  Si tratta di fare altrettanto sul versante degli interessi antagonisti ai suoi e quelli che rappresenta. Prepariamoci ad una lotta testa a testa e corpo a corpo. La chiamano lotta di classe.

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